| Altezza | maschi 55–64 cm · femmine 53–60 cm |
| Peso | 20–25 kg |
| Aspettativa di vita | 11–14 anni |
| Gruppo FCI | 5 · spitz e primitivi |
| Origine | Isole Canarie (Spagna) |
Valutazioni precise
Problemi di salute comuni
Alimentazione
Il podenco canario è un cane da caccia elegante e straordinariamente resistente delle isole Canarie. Lo standard FCI n. 329 descrive un cane di taglia media, «leggermente allungato», snello, leggero ed estremamente resistente, in cui le contrazioni muscolari traspaiono attraverso la pelle e in cui l’assenza di pannicolo adiposo lascia vedere il rilievo della gabbia toracica, della colonna vertebrale e delle ossa dell’anca. Il suo lavoro è il coniglio: nella roccia, nei muretti a secco, nei tubi vulcanici e nella macchia spinosa. Lo standard afferma senza giri di parole che si tratta anzitutto di un cane da traccia, che durante il lavoro di naso non deve né abbaiare né afferrare la preda. A differenza dei levrieri in senso stretto, il podenco non caccia con la sola vista: lo standard gli attribuisce nella stessa frase «il suo prodigioso olfatto, così come la vista e l’udito». Altre razze da caccia nella nostra classifica dei migliori cani da caccia.
Il podenco canario in breve

| Origine | Spagna (isole Canarie) |
| Standard | FCI n. 329; la lingua ufficiale facente fede dello standard è lo spagnolo |
| Riconoscimento FCI | riconoscimento definitivo il 24.06.1987; l’edizione vigente delle traduzioni è stata pubblicata il 03.11.1999 |
| Gruppo FCI | Gruppo 5 (cani di tipo spitz e di tipo primitivo), sezione 7 (tipo primitivo — cani da caccia), senza prova di lavoro |
| Altezza al garrese | maschi 55–64 cm; femmine 53–60 cm. Lo standard ammette espressamente scostamenti di 2 cm oltre il massimo e di 2 cm sotto il minimo |
| Peso | lo standard FCI non fissa alcun peso; la letteratura di consultazione riporta circa 20–25 kg |
| Longevità | i manuali indicano 11–14 anni; non è stato pubblicato alcuno studio di longevità specifico della razza (si veda la sezione sulla salute) |
| Impiego | caccia al coniglio, anche con il furetto — modalità consentita nelle isole; cane da compagnia |
Storia e origini della razza
Il podenco canario viene quasi sempre presentato come la prosecuzione diretta dei cani dell’antico Egitto. Vale la pena smontare quell’affermazione osso per osso, perché in realtà sono tre cose distinte: ciò che dice lo standard, ciò che hanno mostrato le ricerche e ciò che alla razza viene attribuito. Seguono tutte e tre, separatamente.
Che cosa dice lo standard — e perché quella è la posizione di un registro, non un fatto accertato
La sezione «Breve cenno storico» dello standard FCI n. 329 afferma che il podenco canario è «un cane di origine egiziana» — l’originale spagnolo dice de origen faraónico, di origine faraonica — e che fu probabilmente portato alle isole Canarie dai Fenici, dai Greci, dai Cartaginesi «o dagli Egizi stessi». Lo standard aggiunge poi che è «una delle razze più antiche esistenti, poiché si trovano numerose testimonianze (incisioni, statue, bassorilievi) nelle tombe dei faraoni e in musei come il Louvre o il British Museum», e che «questa razza risale a circa settemila anni fa».
Due cose meritano attenzione dentro il documento stesso. La prima è la riserva: lo standard scrive «probabilmente portato», non «portato». La seconda è il nesso «poiché»: l’antichità della razza viene dedotta dal fatto che nei musei esistano immagini di cani di tipo simile. È un cerchio chiuso — il reperto funge da prova di discendenza mentre il reperto stesso non dice nulla della razza, perché nessun rilievo egizio porta la didascalia «podenco canario». Uno standard FCI è fonte primaria per ciò che vi è scritto — misure, angoli, mantello, difetti — ma la sua sezione storica e le sue formule di apprezzamento sono la posizione di un registro, non il risultato di una ricerca.
È significativo anche che i «circa settemila anni» dello standard e il «3400 a. C.» che circola nelle descrizioni divulgative della razza siano due cifre diverse che non tornano tra loro (settemila anni fa corrispondono all’incirca al 5000 a. C.). La cifra 3400 a. C. ha una biografia propria, e non è canina: era esattamente la data che l’egittologia dei primi del 20° secolo assegnava all’ascesa al trono di Menes e all’inizio del periodo dinastico. A History of Egypt di James Breasted riporta già nell’indice «The Accession of Menes, 3400 B. C.» e «The first Two Dynasties, 3400–2980». Una pietra miliare cronologica vecchia di un secolo è finita così nelle descrizioni di razza e per strada si è trasformata nell’«età delle pitture parietali».
Che cosa hanno mostrato le ricerche
A differenza di molte razze «antiche», il podenco canario è realmente entrato in lavori di genetica — e in più di uno.
- San José e colleghi (Italian Journal of Animal Science, 2017). 21 marcatori microsatelliti del pannello standard ISAG; 30 podenco canario di sei proprietari, 37 podenco ibicenco, 61 podenco valenciano, 30 podenco andaluz e 27 pastori tedeschi come gruppo esterno. Il numero più probabile di cluster genetici era quattro, e ogni razza è caduta nel proprio: dei 206 podencos analizzati, 205 (99,51 %) sono stati assegnati al cluster della propria popolazione. Le distanze Fst tra il podenco canario e gli altri: 0,05350 con il valenciano, 0,07025 con l’andaluz e 0,07565 con l’ibicenco.
- Perini e colleghi (Research in Veterinary Science, 2023) — il primo tentativo di abbracciare in un colpo solo otto razze mediterranee di tipo levriero: 272 cani, tra cui 30 podenco canario, più 29 pastori tedeschi come gruppo esterno; 16 microsatelliti e 223 sequenze della regione di controllo del DNA mitocondriale. Il podenco canario ha mostrato il coefficiente di consanguineità più basso del campione (FIS = −0,02957) con un’eterozigosi osservata di 0,70; la consanguineità più alta è risultata quella del cirneco dell’Etna (0,07050).
- Suárez e colleghi (Animal Genetics, 2013) — un lavoro dedicato proprio alle razze canarie: podenco canario, dogo canario, pastore garafiano, ratonero di La Palma e lupino di El Hierro. Gli autori hanno identificato 168 alleli di microsatelliti autosomici e 16 aplotipi mitocondriali; tre aplotipi sono stati descritti per la prima volta e ciascuno è risultato esclusivo di una sola razza — tra questi A33+, proprio del podenco canario. La loro conclusione: gli aplotipi mitocondriali distinguono male le razze, mentre i marcatori autosomici consentono un raggruppamento netto di ciascuna popolazione.
E ora la parte che più conta — come gli autori stessi formulano la loro conclusione sull’Egitto, riserve comprese. Il lavoro del 2023 dice testualmente: «Nessuna delle popolazioni o razze selezionate in questo studio può essere classificata come originaria dell’Egitto, eppure esse continuano a somigliare molto da vicino agli iconici cani dell’antico Egitto, non solo per i tratti fenotipici ma anche, come indica questo studio, per i potenziali legami genetici suggeriti dalla condivisione di aplotipi.» Gli autori non chiudono il caso: il riassunto dello stesso articolo precisa che «le prove di questo studio non bastano a escludere del tutto la possibilità di un’antica parentela comune». È una riserva, e fa parte del fatto: il lavoro non confuta una parentela antica, mostra che il proprio materiale non ne fornisce la prova.
Un’altra conclusione dello stesso articolo è volutamente aperta da entrambi i lati: l’assenza di struttura geografica o di razza nelle linee materne, scrivono gli autori, potrebbe significare o che la maggior parte di queste razze deriva dallo stesso patrimonio ancestrale e ne ha conservato le antiche linee materne, oppure che nella formazione delle razze è avvenuta un’introgressione estesa. E poi arriva la frase che è la risposta scientifica alla leggenda: la mancanza di schemi chiari nella distribuzione delle linee mitocondriali «avvalora l’idea generale che l’origine delle popolazioni e delle razze canine vada considerata un evento recente, sorto da un patrimonio ancestrale misto». Nella pagina accanto gli stessi autori aggiungono un argomento esterno: i dati SNP sull’intero genoma indicano che, anche se le basi genetiche di queste razze risalgono a un passato più lontano, la loro formazione separata come razze è avvenuta negli ultimi duecento anni circa.
Qui serve un confine onesto. Il lavoro di smentita più noto — quello che ha mostrato come il cane dei faraoni e il podenco ibicenco siano ricostruzioni recenti — non ha studiato il podenco canario: riguardava altre razze. Trasferirne la conclusione al podenco delle Canarie sarebbe esattamente l’errore con cui la leggenda comincia. Per il podenco canario la base probatoria è un’altra e più stretta: i tre lavori qui sopra, nessuno dei quali gli trova radici egizie, ma nessuno dei quali dispone nemmeno del materiale per escluderle.
Che cosa dice davvero il testo più antico sulle «isole dei cani»
L’unica fonte antica dietro l’intera storia del nome dell’arcipelago è Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, libro VI, § 205, dove riferisce il resoconto di una spedizione promossa dal re mauretano Giuba II. In latino si legge: proximam ei Canariam vocari a multitudine canum ingentis magnitudinis — ex quibus perducti sunt Iubae duo, cioè «quella accanto è chiamata Canaria, per la moltitudine di cani di enorme grandezza, due dei quali furono portati a Giuba».
Da questo testo discende esattamente ciò che vi è scritto, e nulla di più. Primo, l’isola prende nome da cani di enorme grandezza — mentre il podenco canario è un cane di taglia media, ed è proprio così che lo classifica lo standard. Secondo, Plinio non dice nulla di una razza: scrive semplicemente canes. Terzo, si tratta del resoconto altrui: Plinio riferisce Giuba, non descrive ciò che ha visto. E quarto, un dettaglio che le riprese perdono quasi sempre: Plinio non menziona alcuna popolazione sulle isole e annota che esse si trovavano fuori dalla sfera d’influenza romana in Nord Africa; su questo richiama espressamente l’attenzione anche il lavoro moderno sulla cronologia del popolamento dell’arcipelago.
L’etimologia canina non è nemmeno l’unica. Lo stesso Plinio, nel libro V, § 15, nomina un popolo nordafricano chiamato Canarii — così chiamato, secondo la sua spiegazione, perché condivide il cibo di quell’animale — mentre Claudio Tolomeo nella sua Geografia ricorda un capo Gannaria sulla costa africana. Entrambi i fili sono citati dallo stesso lavoro moderno come spiegazioni concorrenti del nome. In altre parole: il nome «Canaria» precede di duemila anni qualsiasi spiegazione, e la spiegazione che lo lega proprio a questa razza è comparsa quando è comparsa la razza stessa.
Quando gli uomini — e i cani — hanno davvero raggiunto le isole
Questo è probabilmente l’appiglio più solido di tutta la storia della razza. Nel 2024 PNAS ha pubblicato una cronologia di sintesi del popolamento delle isole Canarie: gli autori hanno raccolto 713 datazioni radiocarboniche da 217 siti, le hanno passate attraverso un protocollo di «igiene cronometrica» (170 date sono finite nella prima classe di affidabilità, 412 nella seconda) e hanno costruito modelli bayesiani. Le loro conclusioni: i Romani hanno con ogni probabilità scoperto l’arcipelago intorno al 1° secolo a. C.; gruppi berberi (amazigh) dell’ovest del Nord Africa hanno messo piede per la prima volta sull’isola più vicina al continente in un momento compreso tra il 1° e il 3° secolo d. C.; le società romana e berbera non hanno convissuto sulle isole. Il modello a fase unica colloca l’inizio del popolamento berbero tra il 295 e il 340 d. C. (95 % di densità di probabilità più alta), Lanzarote tra il 70 e il 240 d. C., Tenerife all’incirca tra il 155 e il 385 ed El Hierro tra il 170 e il 330.
La conseguenza è diretta: i cani hanno potuto raggiungere le Canarie soltanto insieme agli uomini, e gli uomini vi si sono insediati nei primi secoli della nostra era. Settemila anni di una razza canaria stanziale non entrano in questa cronologia. Lo stesso articolo, del resto, annovera i cani tra le specie introdotte il cui impatto viene associato all’estinzione della fauna endemica insulare — il topo delle lave Malpaisomys insularis, la berta delle lave Puffinus olsoni e la quaglia delle Canarie Coturnix gomerae. È probabilmente la più antica traccia solida del cane sull’arcipelago — e parla di ecologia, non di faraoni.
Vale la pena ricordare anche la preda: il coniglio non è autoctono delle isole Canarie ma introdotto, e la letteratura conservazionistica lo tratta lì proprio come erbivoro introdotto. Uno specialista del coniglio non può essere più antico dei conigli.
La biografia ufficiale della razza è invece breve e precisa. La FCI ha riconosciuto il podenco canario in via definitiva il 24 giugno 1987, la lingua ufficiale facente fede dello standard è lo spagnolo e l’edizione vigente delle traduzioni è stata pubblicata il 3 novembre 1999. Il club di razza spagnolo (Club Español del Podenco Canario, Gran Canaria) compare negli annuari fin dalla metà degli anni 1980. Sul piano statale la razza è ancorata dal regio decreto spagnolo 558/2001: il podenco canario figura nell’elenco delle razze canine spagnole insieme alla descrizione del suo prototipo, e il registro ufficiale indica il governo delle isole Canarie come autorità competente per il suo club di razza. Il podenco canario è imparentato con gli altri podenchi mediterranei — come il podenco ibicenco delle Baleari e il podengo portoghese — ma qui parentela significa cluster vicino e non libro genealogico comune: la distanza genetica tra il podenco canario e quello di Ibiza (Fst 0,076) è tra le maggiori all’interno di questo gruppo.
Quanto sia numerosa la razza si legge nelle uniche cifre di iscrizione pubblicate — le statistiche della Reale Società Canina Spagnola (RSCE) sulle iscrizioni al Libro delle Origini. In cinque anni il podenco canario ha dato 43, 43, 20, 20 e 53 iscrizioni (2018–2022), 179 in tutto. Per confronto, nella stessa tabella il podenco ibicenco somma 558 iscrizioni negli stessi anni, e il totale di tutte le razze per il 2022 è stato di 64.488. In patria è dunque una razza rara, con un’iscrizione annua a due cifre — ed è da qui che viene la maggior parte delle lacune nei dati sulla sua salute.
Com’è fatto il podenco canario: standard e aspetto

Lo standard n. 329 è insolitamente concreto: fissa non solo proporzioni, ma angoli e centimetri. La testa è un cono tronco allungato lungo 21–22 cm, con assi cranio-facciali paralleli. Il perimetro toracico supera l’altezza al garrese di 5–8 cm. Il garretto si trova a circa 18 cm da terra. Gli angoli: scapolo-omerale circa 110°, omero-radiale circa 140°, coxo-femorale circa 110°, femoro-tibiale circa 120°, angolo del garretto circa 130°.
- Cranio e muso: il cranio è più lungo che largo, piatto, con cresta occipitale marcata; lo stop è appena accennato. Il muso è ampio e prominente, a forma di cono smussato.
- Tartufo: ampio, color carne in armonia con il mantello, narici moderatamente aperte. Lo standard non prevede pigmentazioni più scure di quel tono.
- Occhi: obliqui, piccoli, a mandorla, di colore ambra più o meno scuro — l’intensità dipende dal colore del mantello. L’espressione, secondo lo standard, è intelligente e piena di nobiltà.
- Orecchie: piuttosto grandi, larghe all’attaccatura e terminanti a punta. Nell’eccitazione si drizzano e sono portate leggermente divergenti; a riposo si ripiegano all’indietro.
- Corpo: dorso forte con muscolatura ben sviluppata; rene un po’ allungato; torace ben sviluppato ma che non arriva al gomito; costole ovali; linea inferiore retratta, senza l’esagerazione del galgo.
- Coda: attaccata piuttosto bassa, rotonda, arriva poco sotto il garretto; portata pendente o sollevata a sciabola; la punta è di solito bianca. La coda arrotolata figura tra i difetti gravi.
- Piedi e speroni: piedi di gatto, in genere leggermente ruotati all’infuori, con cuscinetti sodi e ovali. Sui posteriori non ci sono speroni.
- Pelo e mantello: liscio, corto e fitto. Il colore è «preferibilmente rosso e bianco», il rosso dall’arancio al rosso scuro (mogano), e lo standard aggiunge: «tutte le combinazioni di questi colori». Non stabilisce alcuna preferenza della pezzatura sul tinta unita.
L’altezza al garrese lo standard la dà separatamente per sesso: maschi 55–64 cm, femmine 53–60 cm. Segue il capoverso che le riprese perdono più spesso: per via dei diversi terreni in cui il cane vive e caccia «queste misure medie possono variare; si possono quindi accettare scostamenti di 2 cm oltre la taglia massima e di 2 cm sotto la taglia minima, purché i soggetti in questione corrispondano all’archetipo della razza». Per chi il cane ce l’ha in casa è importante: esistono due scale separate, una per i maschi e una per le femmine, e non una sola comune. L’intervallo incollato «53–64 cm» che circola nelle descrizioni della razza non descrive alcun sesso: il suo limite inferiore viene dalle femmine e quello superiore dai maschi, e in nessun documento compare un intervallo simile.
Un peso lo standard non lo fissa affatto — e non è una svista di traduzione, ma un tratto costante dei documenti su questa razza. L’edizione francese dello standard FCI intitola la sezione «TAILLE ET POIDS», taglia e peso, e poi fornisce soltanto centimetri di altezza. Il regio decreto spagnolo 558/2001, che contiene il prototipo razziale ufficiale, ha una sezione «XII. Estatura y peso» — statura e peso — e anch’esso riporta solo la taglia per sesso e la tolleranza di 2 cm. Lo standard UKC ha una sezione «Height» e nessuna sezione «Weight». La pagina di razza della RSCE non nomina il peso neppure una volta. La cifra di «circa 20–25 kg» che circola nelle descrizioni della razza non proviene dunque dai documenti dei registri, ma dalla letteratura di consultazione e dai siti di associazioni cinofile che questa razza non la tengono; la manteniamo nella scheda come valore indicativo e la segnaliamo esattamente così. Si noti che quelle fonti nemmeno concordano tra loro: una di esse, per esempio, dà separatamente 22 kg per i maschi e 20 kg per le femmine.
Tra i difetti che lo standard definisce gravi ci sono la testa eccessivamente larga, lo stop troppo marcato, le labbra pendenti, la mancanza di premolari, il prognatismo, le orecchie troppo divergenti, il torace piatto, lo sterno sporgente, la coda arrotolata, i garretti bassi o vaccini e l’incrociarsi degli arti in movimento. Sono squalificati i cani aggressivi o eccessivamente timidi e qualunque cane mostri evidenti anomalie fisiche o comportamentali.
Un dettaglio per chi legge lo standard in più lingue: descrivendo il temperamento, l’originale spagnolo dice Noble, nunca agresivo — nobile, mai aggressivo. Le traduzioni inglese e francese lo rendono con «imposing» / «imposant», cioè imponente. Non è lo stesso senso, e sulle questioni controverse riguardo a questa razza conviene rifarsi al testo spagnolo: è la lingua ufficiale facente fede dello standard.
Tre registri, tre schede diverse della stessa razza
Confrontare ciò che i registri pubblicano sul podenco canario fa emergere tre cose che conviene sapere in anticipo.
- La classificazione non coincide. La FCI colloca la razza nel gruppo 5 (cani di tipo spitz e di tipo primitivo), sezione 7. Lo United Kennel Club statunitense, che ha riconosciuto il podenco canario il 1° luglio 2006, lo mette nel gruppo «Sighthound and Pariah Dog» — di fatto quindi tra levrieri e cani paria. Sono sistemi diversi e nessuno «sbaglia»; ma qui una sola frase del tipo «la razza appartiene a…» non basta.
- La differenza sulla taglia è solo arrotondamento. L’UKC dà l’altezza in pollici: maschi 21,5–25, femmine 21–23,5. Convertendo i centimetri dello standard FCI si ottengono 21,65 · 25,20 · 20,87 · 23,62 pollici — l’UKC ha cioè preso gli stessi numeri e li ha arrotondati al mezzo pollice. Sono gli stessi dati con un altro arrotondamento, non un’altra opinione sulla razza.
- Il campo non numerico, invece, diverge sul serio. La pagina di razza della spagnola RSCE stampa nella riga di classificazione «Sometida a prueba de trabajo» — sottoposta a prova di lavoro — mentre la nomenclatura della FCI stessa, per la medesima razza, indica il contrario: non sottoposta a prova di lavoro. Il conflitto non è tra organizzazioni, ma tra la vetrina di un registro e il suo documento.
Un altro esempio di come un dato slitti nelle riprese lo offre proprio quello standard UKC. La sua sezione storica riproduce quasi alla lettera il capoverso storico della FCI, riserva compresa («ancestors were probably brought…»), ma rende così la descrizione del lavoro: «Caccia conigli e furetti con la vista, l’olfatto e l’udito.» Nell’originale FCI il furetto non è preda ma compagno di lavoro: «Viene impiegato anche nella caccia insieme al furetto, modalità di caccia autorizzata nelle isole.» Le norme venatorie delle isole Canarie lo confermano direttamente: l’ordinanza vigente sui periodi di caccia (Orden del 26 giugno 2025, BOC del 30.06.2025) consente l’impiego del furetto per la caccia al coniglio solo con la museruola e solo quando il cacciatore è accompagnato da «perros podencos canarios» o da altri cani per la selvaggina da pelo.
Carattere: temperamento e comportamento della razza

Lo standard descrive il temperamento con quattro parole che meritano una lettura letterale: coraggioso, nervoso, inquieto e di un dinamismo entusiasta; nobile, mai aggressivo; attaccato al padrone con abnegazione; sopporta stoicamente le giornate più dure senza il minimo segno di stanchezza. «Nervoso» qui non è una diagnosi ma una caratteristica di lavoro: un cane che passa la giornata a leggere una parete di roccia con naso e orecchie vive in stato di allerta alta.
Nella vita domestica ne esce un ritratto riconoscibile. Il podenco canario si lega alla sua famiglia e può essere riservato con gli estranei — non per aggressività, ma per prudenza. Guardiano non lo sarà: l’aggressività verso l’uomo è atipica nella razza, e la voce la tiene piuttosto per il segnale. Lo standard chiede anzi il contrario dell’abbaio — durante il lavoro di naso il cane non deve né dare voce né afferrare la preda, ed è proprio quel tipo di cane che è stato selezionato per secoli.
Con gli altri cani il podenco di solito va d’accordo: è abituato al lavoro in muta. Il suo istinto predatorio, invece, è fortissimo e punta alla piccola preda in movimento. Un gatto, un coniglio, un criceto o un porcellino d’India verranno letti come lavoro, non come coinquilini. La convivenza con un gatto è possibile solo con una socializzazione molto precoce e accurata, e neppure allora conviene lasciarli senza sorveglianza. Con i bambini il podenco è di norma paziente e giocherellone, soprattutto se è cresciuto con loro; ma per la velocità e la forza del cane un adulto deve sorvegliare l’interazione con i più piccoli.
Pregi e difetti della razza

| Pregi | Difetti |
|---|---|
| ✅ Cane da lavoro resistente: lo standard descrive la caccia dall’alba al tramonto | ❌ Richiede moltissimo movimento quotidiano |
| ✅ Lavora con naso, orecchie e vista insieme — combinazione rara | ❌ Istinto predatorio fortissimo, pericoloso per i piccoli animali |
| ✅ Cura minima del pelo corto | ❌ Tende a seguire la preda — serve una recinzione sicura |
| ✅ Devoto alla famiglia, dolce in casa | ❌ Indipendente nell’addestramento: selezionato per decidere da solo |
| ✅ Non aggressivo con le persone, di solito socievole con gli altri cani | ❌ Non è la scelta migliore per un proprietario alle prime armi |
| ✅ Sopporta bene le alte temperature | ❌ Sopporta male il freddo: niente sottopelo e pelle sottile |
Salute: malattie tipiche e prevenzione
Cura e gestione: che cosa deve sapere il proprietario

La gestione del podenco canario è definita da una frase dello standard: questo cane «è capace di cacciare dall’alba al tramonto». Non è un cane che sarà felice sdraiato tutto il giorno sul divano.
Movimento. Il riferimento è almeno un’ora e mezza o due ore di movimento intenso al giorno, e non si tratta di una passeggiata tranquilla al guinzaglio. Funzionano bene la corsa accanto alla bicicletta, le corse lunghe, il frisbee, il coursing e la possibilità di correre libero in un terreno ampio e ben recintato. Altrettanto importante è il lavoro di naso: giochi di ricerca, pista, crocchette sparse nell’erba. La razza è fatta per leggere il terreno con il naso, e senza quel lavoro il cane si annoia perfino dopo una lunga corsa. Senza movimento sufficiente un podenco diventa distruttivo, ansioso e ingestibile.
Sistemazione. La soluzione migliore è una casa con un ampio terreno ben recintato. La recinzione deve essere alta — due metri come riferimento — e priva di qualsiasi appoggio utilizzabile come gradino: il podenco salta benissimo, e lo standard descrive un cane che supera i risalti rocciosi da professionista. La vita in appartamento è possibile solo se il proprietario è disposto a dedicare ogni giorno molto tempo a uscite attive e lunghe.
Toelettatura. La cura del pelo corto è semplice: una volta a settimana una passata con la spazzola di gomma per raccogliere il pelo morto. Il bagno all’occorrenza; spesso una passata con un panno umido sostituisce il bagno tradizionale. Controllate e pulite regolarmente le orecchie — grandi e aperte, vi entrano facilmente polvere e semi d’erba — e accorciate le unghie. Guardate anche tra le dita dopo le passeggiate nell’erba secca.
Caldo e freddo. Lo standard annota espressamente che il cane sopporta bene le alte temperature, conseguenza della selezione per il lavoro nel clima canario. Il rovescio della medaglia è il freddo: pelo corto senza sottopelo e pelle sottile non bastano per un inverno nordico.
Lo status giuridico del cane da caccia nella terra della razza
Non è un’astrazione: è ciò che decide la sorte di molti podenchi in Spagna. La legge statale sul benessere animale (Ley 7/2023 del 28 marzo 2023, in vigore dal 29 settembre 2023) esclude espressamente i cani da caccia dal proprio ambito, all’articolo 1.3.e): «Restano parimenti esclusi i cani da caccia, le rehalas e gli animali ausiliari della caccia. Tutti essi sono disciplinati e tutelati dalla corrispondente normativa vigente europea, statale e autonoma, ad essi applicabile al di fuori della presente legge.»
La legge regionale canaria sulla protezione degli animali (Ley 8/1991 del 30 aprile 1991, tuttora in vigore) a sua volta pone la caccia fuori dal proprio ambito, all’articolo 3.1: il primo punto del suo elenco di esclusioni è «a) La caccia». Un podenco da lavoro alle Canarie resta così fuori dalla copertura sia della legge statale sia di quella regionale sugli animali da compagnia, e la sua posizione è regolata dalle norme venatorie. Per chi sta valutando un cane di questa razza proveniente dalla Spagna, questa è la circostanza pratica centrale: la posizione di un podenco da lavoro la fissa il diritto venatorio, non quello sulla protezione degli animali. Del resto le stesse norme funzionano anche nell’altro senso: l’ordinanza sui periodi di caccia considera cani, gatti e furetti animali da compagnia ed esclude quelli inselvatichiti dall’elenco della selvaggina consentita.
Addestramento e socializzazione della razza

Il podenco canario è sveglio, ma addestrarlo significa lavorare con un partner autonomo e non con un esecutore. La razza è stata selezionata per secoli per lavorare davanti al cacciatore e decidere da sé: trovare un coniglio nella fessura di un muretto, sbrogliare un tubo vulcanico — e farlo senza dare voce. Un cane così non vede il senso di obbedire a un comando solo perché è stato dato. L’apprendimento deve essere coerente, breve, vario e costruito sul rinforzo positivo; i metodi duri non daranno risultati e distruggeranno la fiducia. Tratti simili li mostra anche il segugio anglo-russo, che pure richiede un approccio a parte.
La socializzazione precoce è indispensabile. Il cucciolo va fatto conoscere a persone, suoni, superfici, luoghi e altri animali diversi fin dalle prime settimane a casa — questo lavora direttamente a favore di quella «nobiltà senza aggressività» che lo standard richiede, e della riservatezza invece dello spavento in un ambiente sconosciuto.
Un capitolo a parte merita il richiamo. Un cane che ha visto o sentito una preda ignorerà senza fatica qualunque comando — non è disobbedienza, è proprio ciò per cui la razza è stata creata. Il richiamo si allena perciò per anni, con un premio di alto valore e mai su una traccia fresca; e lasciare libero un podenco in un terreno non recintato non è affatto consigliabile. Una longhina e un campo chiuso danno la stessa libertà senza il rischio.
Alimentazione: raccomandazioni chiave
Curiosità sul podenco canario
- Lo standard vieta di abbaiare al lavoro. La sezione «Impiego» lo dice senza mezzi termini: durante il lavoro di naso il cane non deve né abbaiare né afferrare la preda. Pochi standard venatori formulano un requisito comportamentale così netto.
- La caccia con il furetto. La stessa sezione ricorda una modalità autorizzata nelle isole: il cane lavora in coppia con un furetto che stana il coniglio dalla tana. Il coniglio il podenco di solito lo prende in bocca.
- Lo standard misura la testa in centimetri. «Lunghezza della testa da 21 a 22 cm» è una precisione rara per uno standard di razza; altrettanto fissati sono la distanza dal garretto a terra (circa 18 cm) e l’eccedenza del perimetro toracico sull’altezza al garrese (5–8 cm).
- La consanguineità più bassa della sua compagnia. Nel confronto di otto razze mediterranee il podenco canario ha mostrato il coefficiente di consanguineità FIS più basso (−0,02957) — più basso di tutti gli altri, podenchi spagnoli continentali compresi (Research in Veterinary Science, 2023).
- Un aplotipo mitocondriale tutto suo. Il lavoro su cinque razze canarie (Animal Genetics, 2013) ha descritto per la prima volta l’aplotipo A33+, risultato esclusivo del podenco canario.
- Cani nel nome delle isole — ma non questa razza. Plinio il Vecchio scrive che l’isola di Canaria prende nome da una moltitudine di cani «di enorme grandezza», due dei quali furono portati al re Giuba II. Il podenco canario è un cane di taglia media, e la notizia antica non contiene alcun nome di razza.
Domande frequenti sulla razza (FAQ)
Il podenco canario è un levriero?
Secondo la classificazione FCI, no. La razza sta nel gruppo 5 (cani di tipo spitz e di tipo primitivo), sezione 7, e non nel gruppo 10, quello dei levrieri. Denominazioni come «levriero canario» sono uso consolidato che riflette la somiglianza esteriore, non la classificazione. La differenza pratica è reale: lo standard descrive un cane che cerca la preda con naso e orecchie, non uno che si limita a inseguirla a vista.
La razza viene davvero dall’antico Egitto?
Così afferma la sezione storica dello standard FCI, che si pone da sé una riserva: «probabilmente portato». Gli studi a cui il podenco canario ha partecipato non hanno trovato radici egizie: il lavoro del 2023 indica che nessuna delle razze esaminate può essere classificata come originaria dell’Egitto — ma gli stessi autori vi annotano che i loro dati non bastano a escludere del tutto un’antica parentela comune. Inoltre gli uomini si sono insediati nelle isole Canarie nei primi secoli della nostra era, quindi una popolazione insulare stabile di cani non può essere più antica.
Quali sono altezza e peso del podenco canario?
Lo standard dà l’altezza separatamente per sesso: maschi 55–64 cm, femmine 53–60 cm, con una tolleranza di 2 cm in entrambe le direzioni. Un peso non lo fissa affatto; i manuali riportano circa 20–25 kg, ed è una cifra indicativa, non normativa.
Un podenco canario può vivere in appartamento?
In teoria sì, in pratica solo con un proprietario molto disciplinato: almeno un’ora e mezza o due ore di movimento intenso al giorno più lavoro di naso. L’ideale resta una casa con un ampio terreno ben recintato.
Si può tenere un podenco canario con un gatto?
È rischioso. L’istinto predatorio è fortissimo e punta proprio alla piccola preda in movimento. La convivenza è possibile solo se il cucciolo è cresciuto con il gatto fin da piccolissimo, e neppure allora conviene lasciarli senza sorveglianza.
Perde molto pelo e abbaia molto?
La muta è minima: pelo corto senza sottopelo, basta spazzolarlo una volta a settimana. Il podenco non è una razza che abbaia — dà voce per segnalare qualcosa di insolito, e lo standard richiede comunque un lavoro silenzioso sulla traccia.
Video sulla razza
- Resistente: lo standard descrive la caccia dall'alba al tramonto
- Lavora con naso, orecchie e vista insieme
- Perde poco pelo, cura minima
- Non aggressivo con le persone, di solito socievole con gli altri cani
- Istinto predatorio fortissimo (pericoloso per i gatti)
- Grande bisogno di movimento — non è un cane da appartamento senza impegno reale
- Indipendente: selezionato per decidere da solo
- Sopporta male il freddo: niente sottopelo, pelle sottile
| Podenco Ibicenco | Podenco Campanero | Cane dei faraoni | |
|---|---|---|---|
| Altezza | 56–74 cm | 45–55 cm | 53–63 cm |
| Energia | 4.5 | 4.5 | 4 |
| Appartamento | 2.5 | 2 | 3.5 |
| Principianti | 2.5 | 2.5 | 3 |
Il podenco canario è un levriero?
La razza viene davvero dall'antico Egitto?
Quali sono altezza e peso del podenco canario?
Standard FCI n. 329 (lingua facente fede: spagnolo) · nomenclatura delle razze FCI · Real Sociedad Canina de España · Real Decreto 558/2001 (prototipo razziale) · standard UKC · San José et al., Ital. J. Anim. Sci. 2017 · Perini et al., Res. Vet. Sci. 2023 · Suárez et al., Anim. Genet. 2013 · PNAS 2024 (cronologia del popolamento delle isole Canarie) · Animals 2024 (filariosi a Gran Canaria) · Sci. Rep. 2019 (CYP2B11) · Sci. Rep. 2024 (longevità delle razze) · Plinio il Vecchio, Naturalis Historia V.15, VI.205
