| Altezza | maschi 60–65 cm, femmine 55–60 cm |
| Peso | maschi 30–40 kg, femmine 22–32 kg |
| Aspettativa di vita | mediana 10,3 anni (VetCompass, Regno Unito) |
| Gruppo FCI | 1 · cani da pastore (come il GSD; colore fuori standard) |
| Origine | USA (mutazione di KIT in una linea GSD) |
Valutazioni precise
Problemi di salute comuni
Alimentazione
Il Pastore Tedesco Panda (Panda German Shepherd) non è una razza. È un pastore tedesco portatore di una mutazione della pezzatura bianca: stessa struttura, stessa indole, stessa attitudine al lavoro, ma con ampie zone bianche là dove lo standard di razza non ne prevede. La mutazione è stata mappata, sequenziata e pubblicata su una rivista con revisione paritaria: il «panda» è quindi uno di quei rari casi in cui l’origine di un aspetto insolito si può spiegare nominando un gene e una posizione precisa al suo interno, e non ripetendo il sentito dire. Cani da lavoro di indole simile si trovano nella nostra classifica delle razze più intelligenti.
Il «panda» non è una razza, è una mutazione del gene KIT

Cominciamo da ciò che determina tutto il resto di questa scheda. I cani chiamati «panda» non sono né una razza distinta, né un ibrido di convenienza, né un incrocio con il border collie. Sono pastori tedeschi che hanno ereditato una sola modifica nel gene KIT, il gene di un recettore ad attività tirosin-chinasica che governa la migrazione e la maturazione dei precursori dei melanociti. Quando quel segnale si indebolisce, alcune zone di pelle semplicemente non ricevono cellule pigmentate e lì il pelo cresce bianco. Il bianco del «panda» non è dunque un altro pigmento, tanto meno albinismo: sono i punti in cui le cellule pigmentate non sono arrivate.
La mutazione è comparsa spontaneamente — de novo, in una linea di pastori tedeschi, in un cane i cui genitori non presentavano quel disegno. Nell’ambiente dei proprietari si indica come capostipite una femmina di nome Lewcinka’s Franka von Phenom, nata nell’ottobre del 2000 negli Stati Uniti; da lei si fanno discendere tutti i «panda» successivi. Quel nome vive nei circoli della razza e nelle presentazioni degli allevamenti, e lo riportiamo con esattamente questo statuto: la versione accolta nella comunità, non una riga tratta da un articolo scientifico.
Ciò che invece è realmente registrato nella letteratura scientifica è la mutazione stessa. La banca dati internazionale dei caratteri ereditari degli animali, OMIA, le dedica una voce propria: OMIA:001737-9615, «Coat colour, white spotting, KIT-related» nel cane, gene KIT, cromosoma CFA13. Ciò che risulta ufficialmente catalogato non è dunque una «razza panda», ma il carattere «pezzatura bianca legata a KIT», documentato in due razze: il pastore tedesco e il weimaraner.
Come è stato dimostrato: associazione, esone 2 e novantacinque cani
La fonte primaria qui è una sola e merita di essere citata per intero: Wong A. K., Ruhe A. L., Robertson K. R., Loew E. R., Williams D. C., Neff M. W., «A de novo mutation in KIT causes white spotting in a subpopulation of German Shepherd dogs», Animal Genetics, 2013, volume 44, fascicolo 3, pp. 305–310 (pubblicazione online l’8 novembre 2012). Il primo autore lavorava al Veterinary Genetics Laboratory dell’Università della California a Davis, quel laboratorio che i testi divulgativi citano come «UC Davis».
L’impostazione è stata quella classica della mappatura di un carattere. Prima una scansione del genoma: 95 pastori tedeschi e 143 marcatori microsatellite. Il segnale è confluito in un unico punto: un solo locus sul cromosoma 13, quello che ospita il gene KIT. Forza dell’associazione: LOD = 15. Per un genetista non è un «sembra probabile», è una questione di localizzazione praticamente chiusa.
Poi sono stati sequenziati gli esoni di KIT ed è emersa la causa: l’inserzione di un singolo nucleotide — un’adenina — a 70 basi dall’inizio del secondo esone. Quella lettera in più sposta la cornice di lettura; subito dopo compaiono codoni di stop prematuri e, invece di un recettore completo di 974 residui amminoacidici, la cellula costruisce un frammento di 55 residui. È una perdita di funzione allo stato puro. Nella nomenclatura attuale la variante si scrive c.140_141insA, p.(L48Vfs*10) (equivalente a c.140dup); sull’assemblaggio CanFam3.1 corrisponde a g.47144513_47144514insA sul cromosoma 13. In OMIA è la variante n. 570.
L’ultimo passo è stata la verifica sull’intero campione. La genotipizzazione ha mostrato una corrispondenza perfetta tra inserzione e disegno: 64 cani pezzati e 31 fratelli di cucciolata di colore normale, senza una sola eccezione né in un senso né nell’altro. Quando un carattere e una variante non si separano mai su quasi un centinaio di animali, l’ipotesi «è qualcos’altro» si esaurisce da sola.
C’è poi un punto facile da mancare ed è proprio quello che rende notevole questo lavoro. Fino ad allora KIT passava per un gene «estraneo» alla pezzatura canina: nel maiale, nella vacca, nel cavallo, nel gatto e nell’uomo le macchie bianche dovute a KIT sono descritte da tempo, nel cane no. Gli autori scrivono esplicitamente di aver mostrato che una mutazione con perdita di funzione in KIT riproduce nel cane gli stessi fenotipi di mantello osservati nelle altre specie. Il «panda» non è dunque una curiosità: è il primo caso canino documentato di un meccanismo ben noto altrove.
Perché la tesi dell’incrocio con il border collie non regge

Il sospetto si capisce: collare bianco, muso attraversato di bianco, piedi bianchi; visivamente ricorda davvero un cane da pastore proveniente da tutt’altro angolo della cinologia. Ma la genetica separa questi casi con più sicurezza dell’occhio.
Nel cane la pezzatura bianca «ordinaria» appartiene al locus S, e se ne occupa un gene del tutto diverso: MITF. È quello che produce la pezzatura irlandese, il pezzato e il bianco estremo in decine di razze. Il merle è ancora un terzo gene, PMEL. Il «panda» non appartiene a nessuno di questi meccanismi: in lui è KIT, altro cromosoma, altra proteina, altro tipo di guasto. Se il bianco fosse venuto dal border collie, sarebbe arrivato con la variante «collie» e avrebbe segregato insieme a un intero tratto di genoma estraneo. Il lavoro mostra il contrario: una nuova inserzione, assente nelle generazioni precedenti.
Il secondo appoggio è la segregazione. Un apporto di sangue estraneo non si comporta come un unico allele dominante: si trascina dietro decine di segmenti associati e produce una varietà sfumata di tipi. Qui il carattere si comporta come un locus unico: 64 pezzati contro 31 fratelli di cucciolata normali, con una concordanza perfetta tra genotipo e fenotipo.
Il terzo appoggio è la ripetibilità del meccanismo. Indipendentemente dal lavoro americano, un gruppo tedesco ha descritto un caso analogo in un’altra razza: Gerding W. M., Akkad D. A., Epplen J. T., «Spotted Weimaraner dog due to de novo KIT mutation», Animal Genetics, 2013, 44(5), pp. 605–606. Anche lì KIT, anche lì una mutazione comparsa ex novo, solo diversa: una delezione di tre nucleotidi nel tredicesimo esone, p.(L646del), in pieno dominio tirosin-chinasico. Due episodi indipendenti in due razze distinte significano che KIT può «rompersi» nel cane da solo, senza alcun sangue estraneo.
Trasmissione: un colore dominante e il versante silenzioso della stessa mutazione
Udito e macchie bianche: perché il «panda» non è quel caso
La domanda è legittima: nel cane le macchie bianche sono effettivamente talvolta legate a un calo dell’udito. Gli esempi classici sono il dalmata, il boxer bianco e le razze merle. Il meccanismo è lo stesso del colore: l’orecchio interno ha bisogno di cellule imparentate con i melanociti e, dove queste mancano, l’udito ne risente.
Ma «pezzatura» non indica una cosa sola. Nel cane la sordità pigmentaria è tradizionalmente legata al locus pezzato (gene MITF) e al merle (gene PMEL). Il «panda» non è né l’uno né l’altro.
Che cosa dice la letteratura proprio su questi cani: nella rassegna con revisione paritaria Strain G. M., «The Genetics of Deafness in Domestic Animals», Frontiers in Veterinary Science, 2015, vol. 2, articolo 29 viene descritta una famiglia di pastori tedeschi portatrice di una mutazione con perdita di funzione in KIT che produceva un disegno bianco sul muso, sulla parte ventrale dell’addome, sui piedi e sulla punta della coda, e viene indicato che tutti i cani interessati avevano un udito normale al test BAER, la registrazione dei potenziali evocati uditivi del tronco encefalico. Il BAER non è «il padrone ha chiamato e il cane è arrivato»: è un test oggettivo che coglie anche la sordità monolaterale, quella che un proprietario può non notare per anni.
Questa è la risposta onesta per intero: in quella famiglia di cani l’udito è stato misurato con apparecchiature e descritto come normale. La posizione ragionevole di un proprietario non è considerare superfluo il controllo, ma farlo eseguire se il cucciolo è destinato al lavoro o allo sport: il BAER si pratica nei reparti di neurologia e richiede poco tempo.
Aspetto e misure secondo lo standard

Poiché il «panda» è un pastore tedesco, tutti i parametri di costruzione si leggono nello standard di razza. Lo standard FCI n. 166 «Deutscher Schäferhund» in vigore (edizione ufficiale dell’11.08.2010) descrive un cane di taglia media, di formato leggermente allungato, robusto e ben muscoloso, con ossatura asciutta. Il formato è espresso in cifre: la lunghezza del corpo supera l’altezza al garrese di circa il 10–17 %. La testa è cuneiforme, la sua lunghezza è pari a circa il 40 % dell’altezza al garrese e le regioni craniale e facciale si ripartiscono 50 e 50.
Le taglie sono indicate separatamente per i maschi e per le femmine, e non vanno fuse in un unico intervallo: sono cifre distinte.
| Caratteristica | Maschi | Femmine |
|---|---|---|
| Altezza al garrese (FCI n. 166) | 60–65 cm | 55–60 cm |
| Peso (FCI n. 166) | 30–40 kg | 22–32 kg |
| Taglia secondo lo standard AKC | 24–26 pollici | 22–24 pollici |
| Tipo di pelo (FCI n. 166) | Pelo doppio o pelo doppio lungo, entrambi con sottopelo | Pelo doppio o pelo doppio lungo, entrambi con sottopelo |
| Longevità mediana | 10,3 anni (intervallo interquartile 8,0–12,1) | 10,3 anni (intervallo interquartile 8,0–12,1) |
Lo standard FCI riconosce due varietà di pelo: il pelo doppio e il pelo doppio lungo, entrambe obbligatoriamente provviste di sottopelo. Il pelo lungo senza sottopelo rientra fra i difetti che comportano l’esclusione, e questo vale per qualsiasi colore. La struttura del mantello del «panda» non ha nulla di proprio: è la stessa del Pastore Tedesco a pelo corto, solo che una parte dei peli cresce priva di pigmento.
Quanto al disegno in sé, la descrizione più precisa disponibile in una fonte con revisione paritaria è già stata citata sopra: il bianco si distribuisce sul muso, sulla parte ventrale dell’addome, sui piedi e sulla punta della coda. Queste zone di pelo bianco non hanno nulla a che vedere con l’albinismo: lo standard esige un tartufo nero in tutte le varietà di colore, e nei «panda» tale rimane.
Che cosa dicono gli standard sul colore, parola per parola
È la parte più utile per chi conta di andare da qualche parte con un cane simile. I due standard di riferimento sono pubblici e non parlano di «panda»: elencano ciò che è ammesso. È proprio quell’elenco che occorre leggere.
FCI n. 166. La rubrica dei colori ammette: nero con focature bruno-rossicce, brune, gialle fino al grigio chiaro; nero unicolore; grigio con sfumature più scure; mantello e maschera neri. Segue poi l’unica menzione del bianco: «Piccole macchie bianche discrete sul petto, così come una colorazione molto chiara sulla faccia interna degli arti, sono tollerate ma non desiderate». E la rubrica si chiude con la frase «il colore bianco non è ammesso». Tra i difetti gravi figura una riga a parte: «notevoli difetti di pigmentazione». Tra i difetti da squalifica, esattamente due punti riguardano il colore: l’albinismo e il colore bianco del mantello (anche con occhi e unghie scuri).
AKC (standard approvato l’11 febbraio 1978, riformattato l’11 luglio 1994; lo stesso testo è pubblicato dal club di razza GSDCA). La rubrica del colore recita: «Il pastore tedesco si presenta in colori vari e la maggior parte dei colori è ammissibile. Si preferiscono i colori intensi e ricchi. I colori pallidi e slavati, così come il blu e il fegato, sono difetti gravi. Un cane bianco deve essere squalificato». L’elenco completo delle squalifiche nello standard AKC: orecchie tagliate o pendenti; cani il cui tartufo non sia prevalentemente nero; prognatismo inferiore; coda amputata; cani bianchi; qualsiasi cane che tenti di mordere il giudice.
Messo tutto insieme, ne esce un quadro preciso e non approssimativo. Nessuno dei due standard descrive il disegno pezzato di bianco come categoria a sé, e nessuno pronuncia la parola «panda». La FCI limita esplicitamente il bianco ammesso a «piccole macchie discrete sul petto»: il disegno del «panda» esce quindi dall’elenco dei colori ammessi e ricade nella formula sui notevoli difetti di pigmentazione. Nel testo dell’AKC la situazione è diversa: la squalifica riguarda il cane bianco, non il cane con macchie bianche, e il «panda» non ricade dunque letteralmente sotto quella riga, ma nemmeno figura tra i colori intensi e ricchi che lo standard preferisce.
Registro e ring di bellezza sono due sistemi distinti
È qui che nasce metà delle liti in rete: si discute come se il «riconoscimento» fosse una procedura sola. In realtà ce ne sono almeno due, e seguono regole diverse.
Il primo è il registro, cioè l’iscrizione del cane nel libro genealogico come rappresentante della razza. Il secondo è il giudizio di conformità allo standard in esposizione. La prova più netta che non sono la stessa cosa la fornisce l’AKC stesso: il suo elenco dei codici di registrazione dei colori per il pastore tedesco conta undici voci — nero (007), nero e crema (010), nero e rosso (014), nero e argento (016), nero e focato (018), grigio (100), sabbia (164), bianco (199), fegato (123), blu (037) e bicolore (454). Il bianco c’è, benché lo stesso AKC squalifichi il cane bianco nello standard di razza. Il registro annota un fatto; il ring giudica una conformità. Sono piani paralleli.
Un codice proprio per il disegno pezzato di bianco in quell’elenco non c’è: nei documenti di registrazione il «panda» passa sotto una delle voci esistenti. E un altro dettaglio da tenere presente: da nessuna parte la registrazione è un’affermazione sulla qualità di un cane. Dice soltanto che i genitori sono iscritti nello stesso libro.
Che cosa ne deriva per il proprietario. Le discipline di lavoro e sportive — obbedienza, pista, agility, ricerca — valutano il comportamento e l’esecuzione, non il disegno del mantello. Il ring di bellezza valuta proprio la conformità alla descrizione della razza, e un colore fuori elenco vi sarà sempre un problema. Non è un «complotto contro i panda»: è il contenuto letterale del documento in base al quale lavora il giudice.
Carattere: un cane da servizio sotto un nome tenero

Il nome inganna: dietro la parola «panda» sta un vero cane da servizio. La mutazione di KIT governa la migrazione delle cellule pigmentate e non ha alcun rapporto con il temperamento, con la capacità di apprendimento o con la soglia di reattività. Il carattere è quindi descritto dallo standard di razza e da nient’altro.
La formulazione dello standard FCI n. 166 merita una lettura lenta: il pastore tedesco «deve essere equilibrato (con nervi saldi) nel carattere, sicuro di sé, assolutamente naturale e — fuori da una situazione di eccitazione — di buona indole, oltre che attento e disposto a collaborare». Lo standard richiede poi «comportamento istintivo, resistenza e sicurezza di sé» perché il cane sia adatto «come compagno, cane da guardia, da difesa, da servizio e da pastore». L’utilizzazione, in testa allo standard, è annotata così: «cane da utilità, da pastore e da servizio polivalente».
La conseguenza pratica è semplice e poco consolante per chi sceglie un cane da una fotografia: questo animale ha bisogno di un compito. Un pastore tedesco lasciato senza lavoro se ne trova uno da solo, e al proprietario il risultato di solito non piace. Vale per il «panda» esattamente quanto per qualsiasi altro pastore.
Un’altra cifra da conoscere prima dell’acquisto e non dopo. In uno studio britannico sulla medicina veterinaria di primo livello, l’aggressività compariva come diagnosi registrata nel 4,76 % dei pastori tedeschi ed era più frequente nei maschi che nelle femmine. Non è una condanna della razza: è un argomento a favore della socializzazione precoce, di regole chiare in casa e del lavoro con un istruttore, e non del «gli passerà». Rispetto ad altre razze da pastore poco comuni — il Pastore Brasiliano Ovelheiro Gaucho, per esempio — il pastore tedesco è molto più orientato verso l’uomo e si inserisce nettamente meglio in un ritmo urbano; ma è proprio per questa vicinanza che «legge» più in fretta gli errori di educazione.
Salute: la linea di base della razza in cifre
Torsione dello stomaco: che cosa hanno realmente mostrato gli studi sul rischio
La dilatazione-torsione dello stomaco (GDV) è una condizione che può uccidere in poche ore un cane grande dal torace profondo. Sulla sua prevenzione circolano molti consigli, e una parte contraddice i dati: meglio quindi appoggiarsi a lavori precisi.
In una coorte prospettica di razze grandi e giganti (Glickman L. T. e coll., Journal of the American Veterinary Medical Association, 2000, 217(10), pp. 1492–1499) quattro elementi sono risultati associati in modo significativo al rischio di torsione: l’età avanzata, la presenza di un parente di primo grado con un episodio di GDV, la rapidità nel mangiare e — il dato più inatteso — la ciotola rialzata. Gli autori hanno stimato che alla ciotola rialzata sia associato circa il 20 % dei casi nelle razze grandi e circa il 52 % in quelle giganti. In altre parole, il diffuso consiglio «date da mangiare su un supporto per evitare la torsione» ha in questo lavoro il segno opposto, e non lo ripeteremo.
Un secondo lavoro dello stesso gruppo (JAVMA, 2000, 216(1), pp. 40–45) ha dato l’ordine di grandezza del fenomeno: incidenza di 23 casi per 1000 cani-anno nelle razze grandi e di 26 in quelle giganti, incidenza cumulativa del 5,7 % nel periodo di studio e, dei 105 cani che hanno avuto una torsione, il 28,6 % è morto. Un terzo (Raghavan M. e coll., Journal of the American Animal Hospital Association, 2004, 40(3), pp. 192–203) riguardava l’alimentazione: il rischio era più elevato nei cani che assumevano un volume maggiore di alimento per pasto, indipendentemente dal numero di pasti al giorno, e massimo in quelli cui quel grande volume veniva dato una sola volta al giorno.
Una riserva importante sulla portata di questi dati: il pastore tedesco non rientrava tra le razze studiate; sono stati studiati l’akita, il bloodhound, il collie, l’alano, il setter irlandese, il levriero irlandese, il terranova, il rottweiler, il san bernardo, il barbone grande e il weimaraner. La formulazione corretta è dunque questa: sono regolarità stabilite per le razze grandi e giganti in generale. La conclusione pratica è semplice — porzioni più piccole e più frequenti, niente ciotola rialzata, rallentare un’ingestione troppo veloce e conoscere a memoria i segni della torsione. La scheda di razza dell’AKC la descrive come un gonfiore addominale improvviso e potenzialmente mortale e raccomanda al proprietario di imparare in anticipo i sintomi e la condotta da tenere.
Cura, mantello e muta

Il mantello del «panda» è costruito come quello di qualsiasi pastore tedesco: pelo di copertura denso e sottopelo, che lo standard esige in entrambe le varietà. Il pelo bianco non ha una struttura diversa: è semplicemente privo di pigmento.
La scheda di razza dell’AKC descrive il regime di cura in modo breve e realistico: pelo di media lunghezza, doppio, con pelo di copertura piuttosto duro e aderente e un sottopelo più morbido; la cura è semplice e di solito si riduce a una spazzolata rapida ogni pochi giorni per togliere il pelo morto; una o due volte l’anno il cane perde molto più pelo e allora bisogna spazzolarlo più spesso. Il bagno serve solo di tanto in tanto. Le unghie vanno tagliate o limate ogni mese se non si consumano naturalmente: unghie troppo lunghe provocano dolore e rovinano l’appiombo.
L’unica cosa in cui il «panda» si distingue dai suoi simili nella vita quotidiana è puramente estetica: le zone bianche si sporcano in modo più visibile. Non è un motivo per lavare il cane più spesso di quanto la razza richieda: è un motivo per pulirgli piedi e ventre al rientro dalla passeggiata.
E ancora una cosa che discende dalle cifre di cui sopra: l’otite esterna è la diagnosi più frequente della razza (7,89 %). Le orecchie meritano un controllo regolare, e lo scuotimento della testa o un odore non vanno attribuiti al «cerume»: sono un motivo di visita, perché un’otite ha quasi sempre una causa a monte del sintomo.
Esercizio, movimento e addestramento

Lo standard FCI definisce il pastore tedesco con una sola parola: trottatore. E spiega che cosa significhi meccanicamente: gli arti devono essere coordinati in lunghezza e angolature in modo che il cane possa portare il posteriore sotto il corpo senza modifiche apprezzabili della linea dorsale e proiettare l’anteriore altrettanto lontano. Proporzioni corrette danno un’andatura radente al suolo e di apparente assenza di sforzo. Lo standard avverte espressamente che un’angolatura eccessiva del posteriore riduce la solidità e la resistenza e quindi l’attitudine al lavoro.
Da qui il regime di esercizio. Un cane costruito per un trotto prolungato non si accontenta di un giro dell’isolato al guinzaglio. Gli serve movimento con un compito: giochi di ricerca, riporto, lavoro di naso, uscite lunghe e regolari. Lo sprint non è il suo forte: là dove l’esplosione breve spetta al Lurcher o a un levriero, il pastore vince sulla distanza a ritmo costante. Nel cane giovane in crescita i salti alti e le lunghe corse su terreno duro si dosano: è un investimento diretto proprio in quelle articolazioni che poi guidano la statistica delle cause di morte.
L’addestramento comincia nei primi giorni a casa. La razza apprende in fretta, e proprio per questo la ripetizione monotona gioca contro di voi: il cane comincia a «ottimizzare» l’esecuzione oppure perde interesse. Il rinforzo positivo dà il risultato più stabile; i metodi duri, in una razza così sensibile al contatto con l’uomo, colpiscono due cose insieme: il comportamento e l’affidabilità.
A parte, sulle discipline di difesa. Lo standard definisce esplicitamente il pastore adatto alla guardia e alla difesa, il che significa che il potenziale c’è per definizione e l’unica questione è chi lo modella. Un corso di obbedienza di base serve a tutti; qualsiasi lavoro di difesa va condotto da un istruttore e non da un proprietario che guarda video. E di nuovo la cifra: l’aggressività è la quinta diagnosi registrata per frequenza nella razza, ed è più comune nei maschi. È proprio il terreno in cui la socializzazione precoce è più affidabile della correzione tardiva.
Alimentazione di un grande cane da lavoro
Che cosa chiedere all’allevatore
Da dove viene la razza stessa
Il contesto senza il quale il «panda» resta sospeso. Lo standard FCI n. 166 ricostruisce la storia della razza rimandando ai documenti ufficiali del club fondatore, il Verein für Deutsche Schäferhunde (SV), con sede ad Augusta. Il club fu costituito alla prima assemblea generale a Francoforte sul Meno il 20 settembre 1899, su proposta di A. Meyer e Max von Stephanitz; è il SV, in quanto club fondatore, il responsabile dello standard di razza.
Lo standard formula poi il progetto con notevole franchezza: la razza fu costruita a partire dai cani da pastore della Germania centrale e meridionale allora esistenti, «con lo scopo finale di creare un cane da lavoro portato a prestazioni elevate», ed è per quello scopo che fu redatta la descrizione, riferita tanto alla costituzione fisica quanto alle qualità e al carattere. Il pastore tedesco non è dunque, fin dall’origine, una razza di compagnia con un passato utilitario: è un programma di lavoro messo per iscritto sotto forma di standard. Questo spiega molto, sia il carattere restrittivo della rubrica del colore, sia l’ardore con cui nella razza si discute ogni scostamento.
Curiosità
- Una sola lettera di DNA. Tutta la differenza fra un pastore ordinario e un «panda» è un’adenina in più nel secondo esone del gene KIT. Per lo spostamento della cornice di lettura, di un recettore di 974 amminoacidi ne restano 55.
- Il primo caso canino di un meccanismo noto. Prima di questo lavoro la pezzatura bianca dovuta a KIT era descritta nel maiale, nella vacca, nel cavallo, nel gatto e nell’uomo, ma non nel cane.
- Né pezzato né merle. Nel cane il pezzato viene dal gene MITF e il merle da PMEL. Il «panda» non appartiene a nessuno di questi loci.
- Il meccanismo si è ripetuto in un’altra razza. Nello stesso 2013 Animal Genetics descriveva un weimaraner con macchie bianche, anch’esso portatore di una nuova mutazione di KIT, ma diversa: una delezione di tre nucleotidi nel tredicesimo esone.
- Registro non equivale a ring. Nell’elenco dei codici di registrazione dei colori dell’AKC per il pastore tedesco il bianco esiste (codice 199), benché lo standard della stessa organizzazione squalifichi il cane bianco.
- Lo standard mette in cifre il formato. La lunghezza del corpo del pastore tedesco supera l’altezza al garrese di circa il 10–17 %, e la testa rappresenta circa il 40 % dell’altezza al garrese.
Fonti
- Wong A. K., Ruhe A. L., Robertson K. R., Loew E. R., Williams D. C., Neff M. W. A de novo mutation in KIT causes white spotting in a subpopulation of German Shepherd dogs. Animal Genetics, 2013, 44(3), 305–310.
- OMIA:001737-9615 «Coat colour, white spotting, KIT-related» in Canis lupus familiaris, varianti n. 570 e n. 459. Online Mendelian Inheritance in Animals, Università di Sydney.
- Gerding W. M., Akkad D. A., Epplen J. T. Spotted Weimaraner dog due to de novo KIT mutation. Animal Genetics, 2013, 44(5), 605–606.
- Strain G. M. The Genetics of Deafness in Domestic Animals. Frontiers in Veterinary Science, 2015, 2:29.
- Standard FCI n. 166 «Deutscher Schäferhund» (pastore tedesco), edizione ufficiale in vigore dell’11.08.2010.
- Standard di razza German Shepherd Dog, American Kennel Club — approvato l’11.02.1978, riformattato l’11.07.1994; lo stesso testo è pubblicato dal German Shepherd Dog Club of America.
- O’Neill D. G., Coulson N. R., Church D. B., Brodbelt D. C. Demography and disorders of German Shepherd Dogs under primary veterinary care in the UK. Canine Genetics and Epidemiology, 2017, 4:7.
- Glickman L. T. e coll. Non-dietary risk factors for gastric dilatation-volvulus in large and giant breed dogs. JAVMA, 2000, 217(10), 1492–1499; Incidence of and breed-related risk factors for gastric dilatation-volvulus in dogs. JAVMA, 2000, 216(1), 40–45.
- Raghavan M. e coll. Diet-related risk factors for gastric dilatation-volvulus in dogs of high-risk breeds. JAAHA, 2004, 40(3), 192–203.
- Le qualità di lavoro e la capacità di apprendimento del pastore tedesco, intatte
- Cane polivalente: compagno, guardiano, sport, servizio
- L'origine del colore è accertata e pubblicata, non riferita per sentito dire
- Nella famiglia di cani descritta l'udito è stato misurato con il BAER e descritto come normale
- Perde molto pelo tutto l'anno, con due picchi
- Ha bisogno di molto movimento e di compiti; senza lavoro se lo trova da solo
- Colore fuori dall'elenco degli standard: il ring di bellezza resta chiuso
- Vulnerabilità ereditarie tipiche del pastore tedesco
- Accoppiare due «panda» è sconsigliato alla luce dei dati pubblicati
| Pastore Tedesco (standard) | Pastore Svizzero Bianco | Pastore dell'Europa orientale | |
|---|---|---|---|
| Altezza | 55–65 cm | 53–66 cm | 62–76 cm |
| Energia | 4.5 | 4 | 4 |
| Appartamento | 2.5 | 2.5 | 2 |
| Principianti | 3 | 3 | 2.5 |
Il Pastore Panda è una razza a sé?
Non è un apporto di sangue di border collie?
Si possono accoppiare due «panda»?
I «panda» nascono sordi?
Si può portare in esposizione un cane simile?
Il carattere del «panda» è diverso da quello di un pastore ordinario?
Quanto vivono i pastori tedeschi?
Wong et al., Animal Genetics 2013, 44(3):305–310 · OMIA:001737-9615 · Strain, Frontiers in Veterinary Science 2015, 2:29 · Standard FCI n. 166 · Standard di razza AKC / GSDCA · O'Neill et al., Canine Genetics and Epidemiology 2017, 4:7
