| Altezza | 45,5 cm (FCI) · 48/46 cm (KC ♂/♀) |
| Peso | 11,4–12,25 kg |
| Aspettativa di vita | 13–15 anni |
| Gruppo FCI | 3 · terrier |
| Origine | Irlanda |
Valutazioni precise
Problemi di salute comuni
Alimentazione
L’Irish Terrier (terrier irlandese) è un terrier rosso a mantello unicolore, costruito — secondo l’espressione del suo stesso standard — «sulle linee della velocità», ed è la razza che il mondo anglosassone ha soprannominato daredevil, «lo scavezzacollo». La sua biografia è insolitamente precisa: il colore fu ristretto a un unico tipo con una selezione deliberata alla fine dell’Ottocento, la reputazione se la costruì nelle trincee della Prima guerra mondiale e il suo principale problema ereditario è scritto nel testo dello standard ufficiale tra i difetti da squalifica. Quanto segue si basa su fonti primarie: standard FCI n. 139, pubblicazioni sottoposte a revisione paritaria e documenti dei club di razza.
Diciamolo subito: non è un «cane di famiglia per definizione». L’Irish Terrier è devoto alle persone e, nello stesso tempo, pronto ad accettare la sfida di un altro cane — ed è proprio su questa doppiezza che le descrizioni di razza tacciono più spesso. Qui ha una sezione tutta sua.
Irish Terrier: la razza in breve

| Parametro | Valore |
|---|---|
| Paese d’origine | Irlanda |
| Classificazione FCI | Gruppo 3 «Terrier», sezione 1 — terrier di taglia grande e media; senza prova di lavoro |
| Standard | FCI n. 139; versione in vigore del 13.03.2001, pubblicata il 02.04.2001 |
| Altezza al garrese (FCI) | circa 18 pollici = 45,5 cm (una cifra sola, senza distinzione di sesso) |
| Altezza al garrese (The Kennel Club, Regno Unito) | ideale: maschio 48 cm, femmina 46 cm |
| Peso (FCI) | maschio 27 libbre = 12,25 kg; femmina 25 libbre = 11,4 kg |
| Mantello | unicolore: rosso, rosso frumento o giallo rosso |
| Longevità | 13–15 anni |
| Utilizzazione secondo lo standard | cane da fattoria polivalente, compagno, cane da guardia, cacciatore e cane da ferma |
Si noti la discrepanza sull’altezza: la FCI indica una cifra sola — circa 45,5 cm — senza separare maschi e femmine, mentre il britannico The Kennel Club fissa un ideale per ciascun sesso. Sono due documenti di due organizzazioni diverse, e fonderli in un unico «intervallo 46–48» non è corretto. Il peso, al contrario, la FCI lo distingue con chiarezza per sesso: 12,25 kg contro 11,4 kg.
Storia: come il rosso ha scacciato tutti gli altri colori
Vale la pena leggere con attenzione la nota storica dello standard FCI, perché contraddice diversi racconti molto diffusi. L’Irlanda ha dato al mondo quattro razze di terrier, e l’Irish Terrier è — nella formulazione stessa dello standard — forse la più antica; le testimonianze sono però così scarse che dimostrarlo in modo definitivo risulta difficile. Lo standard non nomina alcuna contea in particolare né «cacciatori di ratti dei moli»: il paese d’origine, nel documento, è semplicemente l’Irlanda.
La parte più interessante è il colore. Prima degli anni ottanta dell’Ottocento non era fissato: oltre ai soggetti rossi si incontravano cani nero focato e tigrati. Alla fine del secolo gli allevatori esclusero deliberatamente dalla riproduzione i nero focato e i tigrati, così che nel Novecento tutti gli Irish Terrier erano rossi. In altre parole, il colore «di marca» della razza non è un dato antico, ma il risultato di circa due decenni di selezione consapevole.
Due date da ricordare: il primo club di razza fu fondato a Dublino il 31 marzo 1879, e l’Irish Terrier fu il primo rappresentante del gruppo dei terrier che il Kennel Club inglese riconobbe, alla fine dell’Ottocento, proprio come razza nativa irlandese.
Un’altra linea d’origine che spesso si confonde: il tipo rosso moderno prese forma accanto agli altri terrier a pelo duro delle isole britanniche — accanto al Lakeland Terrier, al Welsh Terrier e al Kerry Blue Terrier, quest’ultimo anch’esso membro del quartetto irlandese. Gli incroci ottocenteschi precisi sono documentati male, ed è per questo che lo standard tace su di essi — e nemmeno noi li riporteremo come un fatto.
La Prima guerra mondiale: cane da collegamento in trincea
È uno di quei rari casi in cui la leggenda bellica di una razza trova conferma sia nello standard ufficiale sia nelle parole dell’uomo che quei cani li addestrò. Lo standard FCI n. 139 lo dice senza giri di parole: la reputazione dell’Irish Terrier si consolidò durante la Prima guerra mondiale, quando furono impiegati come cani da collegamento nel frastuono e nel caos spaventosi della guerra di trincea, dimostrando lì tanto l’intelligenza quanto l’assenza di paura. Si noti il momento: durante la guerra, non dopo.
La British War Dog School fu fondata nel 1917 dal tenente colonnello Edwin Hautenville Richardson; vi si addestravano i cani soprattutto come portaordini e sentinelle per il lavoro vicino alla prima linea. L’Irish Terrier Club of America riporta il suo giudizio sulla razza alla lettera: «I can say with decided emphasis that the Irish Terriers of the service more than did their part. Many a soldier is alive today through the effort of one of these very terriers». Gli Irish Terrier in servizio, dunque, fecero più di quanto veniva loro chiesto e, a detta di Richardson, non pochi soldati devono la vita al lavoro proprio di quei cani.
La razza è entrata anche nella letteratura, e in modo verificabile. Il protagonista del romanzo di Jack London Jerry of the Islands (1917) è un Irish Terrier: già nel primo capitolo l’autore lo descrive come un terrier a pelo liscio color acetosa dorata. Nella prefazione, firmata a Waikiki il 5 giugno 1915, London spiega che il libro non sarebbe mai esistito senza un vero cucciolo di Irish Terrier di nome Peggy, incontrato con la moglie a bordo del ketch Minota, presso le isole Salomone. Il romanzo gemello, Michael, Brother of Jerry, racconta del fratello di quello stesso cane.
Standard FCI n. 139: che cosa dice davvero il documento

Lo standard descrive la sagoma attraverso la velocità: il cane deve apparire attivo, vivace, agile e asciutto, con sostanza sufficiente ma senza pesantezza, perché qui velocità e resistenza contano quanto la forza. La formulazione dice che non deve essere né tozzo né compatto, bensì costruito «sulle linee della velocità», con un profilo grazioso, quasi da corridore.
- Testa — lunga e priva di rughe. Il cranio è piatto e piuttosto stretto fra le orecchie, e si restringe leggermente verso gli occhi. Lo stop è appena visibile e in pratica si coglie soltanto di profilo.
- Tartufo — deve essere nero. Qualsiasi altro colore del tartufo è un difetto da squalifica, non una piccola imperfezione.
- Occhi — scuri, piccoli, non sporgenti, pieni di vita, fuoco e intelligenza. Un occhio giallo o chiaro è definito dallo standard estremamente riprovevole. La parola «a mandorla» nel documento non compare.
- Orecchie — piccole e a V, di spessore moderato, attaccate alte e ricadenti in avanti, aderenti alla guancia. La linea della piega deve passare nettamente sopra la linea del cranio. Un orecchio pendente ai lati, come quello di un segugio, non è tipico di un terrier, e l’orecchio semieretto lo standard lo giudica ancora meno desiderabile. Il pelo dell’orecchio è più corto e più scuro di quello del corpo.
- Denti — forti e regolari, con gli incisivi superiori che coprono leggermente gli inferiori. Un prognatismo inferiore o superiore marcato comporta la squalifica.
- Collo — di lunghezza adeguata, senza giogaia; ai lati si nota di solito una leggera collaretta che arriva quasi alle orecchie.
- Corpo — simmetrico, con dorso forte e diritto e rene muscoloso e appena leggermente arcuato. Lo standard consente espressamente alla femmina di essere un po’ più lunga di rene rispetto al maschio.
- Coda — attaccata piuttosto alta, portata allegramente ma non sul dorso né arricciata. Lo standard descrive il taglio consuetudinario che lascia due terzi della lunghezza originale e precisa subito che, nei paesi in cui il taglio è vietato per legge, è ammessa soltanto la coda naturale.
- Piedi — forti, abbastanza rotondi e moderatamente piccoli, dita arcuate, unghie nere le più desiderabili. E poi la frase su cui torneremo nel capitolo sulla salute: i cuscinetti devono essere sani, senza screpolature né escrescenze cornee.
Mantello: perché solo il rosso e che cosa significa una macchia bianca
Lo standard richiede un cane unicolore («whole coloured») e nomina tre sfumature ammesse: rosso, rosso frumento e giallo rosso. Poi arriva la sfumatura che di solito viene riportata male. Lo standard non vieta il bianco in assoluto: afferma con chiarezza che il bianco talvolta compare sul petto e che una piccola quantità di bianco si osserva di frequente in tutte le razze unicolori. Nell’elenco dei difetti da squalifica la cosa è registrata così: squalifica qualsiasi colore diverso dal rosso, dal giallo rosso e dal rosso frumento — mentre una piccola macchia bianca sul petto è ammissibile.
La versione del Kennel Club aggiunge un dettaglio che il testo FCI non riporta: giudica altamente indesiderabili il bianco sui piedi e l’ombreggiatura nera nel mantello. La conclusione pratica per l’acquirente è semplice. Una piccola macchia bianca sul petto di un cucciolo non è motivo di allarme né segno della razza «sbagliata»; calzini bianchi, un’ombreggiatura scura lungo il dorso o qualunque tonalità che non sia rossa sono invece un buon motivo per fare una domanda all’allevatore.
La storia spiega questo rigore. I cani nero focato e tigrati furono esclusi dalla razza di proposito, perciò il pigmento nero nel pelo viene letto come un ritorno al tipo soppiantato. Per contrasto: nelle razze costruite sul disegno a gualdrappa e sul tricolore — come il Bovaro del Bernese o il Segugio austriaco a pelo liscio — è proprio quella distribuzione del colore che lo standard richiede. In un Irish Terrier sarebbe una squalifica.
Il pelo: perché lo stripping non è una tosatura

Lo standard descrive il pelo con una precisione tecnica insolita, e quelle righe sono di fatto un manuale di toelettatura. Il pelo deve essere fitto e ruvido, d’aspetto «spezzato» ma comunque aderente; deve crescere così serrato che, separandolo con le dita, la pelle non si veda; deve essere privo di morbidezza e di setosità, non tanto lungo da nascondere il profilo del corpo, e senza onda né riccio. Sul muso il pelo è della stessa natura ma corto — circa tre quarti di centimetro —, quasi liscio e diritto. Una leggera barbetta è l’unico pelo lungo consentito ed è caratteristica; una barba «da capra», avverte lo standard, tradisce un pelo setoso e di cattiva qualità in tutto il mantello. Gli arti non portano frange e hanno una tessitura dura come quella del corpo, soltanto più corta.
La versione del Kennel Club menziona inoltre un sottopelo fitto sotto il pelo di copertura rigido — il testo FCI non descrive alcun sottopelo. Non è una contraddizione, ma una differenza tra documenti: la FCI norma il pelo esterno, il KC descrive la struttura doppia.
Stripping e tosatura: la differenza pratica
| Stripping (spelatura a mano) | Tosatura con la macchinetta | |
|---|---|---|
| Che cosa accade al pelo | il pelo maturo e morto viene via con il bulbo | il fusto viene tagliato; la radice resta nella pelle |
| Che cosa ricresce | pelo di copertura nuovo — duro e intensamente pigmentato | soprattutto la parte morbida; la tessitura diventa soffice |
| Effetto sul colore | il rosso resta pieno | il colore si spegne e sbiadisce a poco a poco |
| Che cosa detta il ritmo | il ciclo del pelo: si lavora a zone, man mano che ciascuna matura | soltanto la lunghezza |
| A chi conviene | ai cani da esposizione e da lavoro e a ogni proprietario che voglia conservare il tipo di pelo | ripiego per età, condizione della pelle o motivi medici |
Da qui la pratica del «rolling the coat»: il cane non viene spelato a fondo una volta a stagione, ma lavorato per zone, via via che il pelo di ciascuna area matura. Il cane porta allora peli di età diverse anziché un’unica lunghezza, e la razza appare come lo standard la descrive. Il resto della routine è quello di un terrier a pelo duro — spazzolatura, orecchie, unghie, denti — ma in questa razza i cuscinetti si esaminano a parte e con regolarità, e il motivo è spiegato più avanti.
Temperamento: parliamo onestamente del «daredevil»
Qui non ci sarà né edulcorazione né demonizzazione. Partiamo da ciò che dice lo standard stesso, perché la sua formulazione sul carattere è insolitamente lunga e franca.
L’Irish Terrier, secondo il testo FCI, è ardito e capace di tenere testa agli altri cani e, nello stesso tempo, straordinariamente leale, equilibrato e affezionato agli esseri umani. Ma se viene attaccato ha il coraggio di un leone e combatterà fino in fondo. E poi lo standard fa una cosa che gli standard di solito non fanno: discute la reputazione della razza. La fama di attaccabrighe che cerca zuffe perfino sul ring di esposizione, il documento la definisce immeritata, sottolineando che il cane si addestra facilmente ed è un compagno domestico gentile, all’altezza dell’antica descrizione «sentinella del povero, amico del contadino e beniamino del gentiluomo».
Ed ecco l’altra metà del quadro, anch’essa tratta dai documenti della razza. Il britannico The Kennel Club, nella pagina di razza, descrive uno spirito «di fuoco» e una natura da scavezzacollo: cordiale con le persone, ma potenzialmente reattivo verso gli altri cani. L’Irish Terrier Club of America lo formula in modo ancora più diretto: questo cane è sempre pronto ad accettare la sfida di un altro cane, pur rapportandosi bene con le persone amichevoli. Lo standard britannico riassume il carattere con un’espressione difficile da tradurre senza perdite: heedless, reckless pluck — un coraggio noncurante e temerario.
Mettiamo insieme le cose. Le fonti non si contraddicono: quello che lo standard nega non è la disponibilità a rispondere a una sfida, ma l’idea che l’Irish Terrier attacchi per primo senza motivo. Per il proprietario la distinzione è teorica: in entrambi i casi, durante la passeggiata, è la persona e non il cane a decidere. Conseguenze pratiche:
- Gli scontri fra soggetti dello stesso sesso sono lo scenario più probabile. Due maschi nella stessa casa sono una decisione da prendere a occhi aperti, non nella speranza che «si accorderanno da soli».
- L’istinto venatorio del terrier da lavoro non è scomparso. Piccoli roditori e uccelli in casa sono una cattiva idea; un gatto è possibile solo con una crescita condivisa fin da cuccioli, e senza illusioni.
- La libertà senza guinzaglio è una questione di luogo, non del solo addestramento. Un cane con tanto coraggio e tanta autonomia è perfettamente capace di decidere da sé e di partire dietro a una preda.
- La socializzazione con cani adulti equilibrati fin dai primi mesi non è un’opzione: è una parte fondamentale della gestione della razza.
- Con le persone è un altro cane. L’attaccamento alla famiglia, la tolleranza verso i bambini, la cordialità con gli ospiti: è per questo che la razza viene tenuta, e lo standard lo sottolinea a parte.
Un altro dettaglio dello standard, raramente citato: il primo punto dell’elenco dei difetti da squalifica è il comportamento aggressivo o eccessivamente timido. La litigiosità «oltre la norma» viene dunque collocata fuori dall’ammissibile dal documento stesso della razza — e sul ring non viene premiata.
Salute: due temi davvero specifici della razza
Movimento, lavoro e addestramento
Lo standard definisce la razza come cane da fattoria polivalente, compagno, cane da guardia, cacciatore e cane da ferma: dunque un animale da lavoro ad ampio spettro e non un ornamento. Resistenza e velocità sono incorporate nella descrizione della sagoma e, senza uno sbocco, quella costruzione lavora contro il proprietario.
- Agility — un cane compatto, veloce e manovrabile nel suo formato naturale.
- Prove in tana (earthdog) — uno sbocco esattamente per l’istinto che a casa crea problemi.
- Nose work e mantrailing — i giochi olfattivi stancano un terrier più in fretta e più a fondo della semplice corsa.
- Corsa e uscite in bicicletta insieme — a crescita conclusa, aumentando la distanza gradualmente.
- Flyball — eccitazione in forma controllata, un buon esercizio di autocontrollo.
Sull’addestramento: lo standard stesso definisce la razza facile da educare, ma la monotonia la sopporta male. Sessioni brevi, molto motivate e con rapidi cambi di compito ottengono più di lunghe ripetizioni identiche. Il rinforzo positivo qui non è un metodo alla moda, bensì il modo per non rovinare il rapporto con un cane che alla pressione risponde con la testardaggine.
Pregi e difficoltà senza abbellimenti
| Punti di forza | Difficoltà |
|---|---|
| Profondamente legato alle persone della sua famiglia; lo standard sottolinea l’equilibrio con gli esseri umani | Con gli altri cani è pronto ad accettare la sfida; il conflitto fra soggetti dello stesso sesso è lo scenario tipico |
| Resistente, veloce, adatto allo sport e al lavoro prolungato | Senza compiti e movimento quell’energia si trova uno sbocco da sé |
| Il pelo duro non si sparge per casa e con le cure giuste resta fitto | Richiede stripping a mano; la tosatura rovina tessitura e colore |
| Il principale carattere ereditario della razza si può escludere da una cucciolata con un test del DNA sui genitori | Nessuno rende obbligatorio quel test: a domandare deve essere l’acquirente |
| Taglia compatta, si inserisce nella vita urbana purché il movimento ci sia | Un maschio adulto non castrato richiede attenzione alle vie urinarie |
| Vigile senza abbaiare inutilmente | Istinto venatorio: i piccoli animali in casa e la libertà senza guinzaglio sono due problemi distinti |
A chi si addice l’Irish Terrier e a chi no
Si addice a chi vuole un compagno e non un accessorio ed è pronto a fornire ogni giorno lavoro fisico e mentale; a chi accetta con serenità che una passeggiata richieda attenzione verso gli altri cani; a chi apprezza un pelo duro che non lascia batuffoli per casa e non ha nulla in contrario a imparare lo stripping o a rivolgersi a un toelettatore che lo sappia fare; a chi pone all’allevatore domande scomode e legge i risultati dei test.
Non si addice a chi cerca un cane che si educhi da solo o una presenza silenziosa sul divano; a chi progetta libertà senza guinzaglio e senza controllo in territori con selvaggina; a chi ha già un cane adulto dello stesso sesso e conta che i due «si dividano il territorio»; a chi tiene in casa piccoli roditori o uccelli; a chi pensa di risolvere la questione del pelo con la macchinetta e preferirebbe non pensarci. È una razza con un carattere, e un articolo onesto è tenuto a dirlo chiaramente.
Domande frequenti sulla razza (FAQ)
L’Irish Terrier va d’accordo con gli altri cani?
Con quelli amichevoli sì, a condizione che ci siano socializzazione precoce e un proprietario attento. Ma lo standard definisce espressamente la razza capace di tenere testa agli altri cani, e sia il club americano sia quello britannico descrivono la disponibilità ad accettare una sfida come tratto di razza. La combinazione più rischiosa sono due cani adulti dello stesso sesso nella stessa casa.
Una macchia bianca sul petto di un cucciolo è un difetto?
No. Lo standard FCI afferma che il bianco talvolta compare sul petto e che una piccola quantità si osserva in tutte le razze unicolori; nell’elenco delle squalifiche una piccola macchia sul petto è indicata come ammissibile. Il bianco sui piedi, invece, la versione del Kennel Club lo giudica altamente indesiderabile.
La razza è ipoallergenica?
No. Il pelo duro si disperde meno in casa, perciò gli allergeni si diffondono più lentamente — ma è una questione domestica, non di immunologia. Nessun cane è pienamente ipoallergenico, e la reazione di una persona specifica si verifica soltanto con il contatto con un cane specifico.
È adatto a un appartamento?
Sì, per taglia. Ma l’appartamento qui è soltanto il luogo in cui il cane dorme: la quantità quotidiana di movimento e di lavoro olfattivo deve corrispondere a un cane selezionato per lavorare, altrimenti i problemi compariranno proprio dentro l’appartamento.
La coda si taglia o no?
Lo standard FCI descrive il taglio come consuetudine che lascia due terzi della lunghezza originale, e aggiunge subito che nei paesi in cui il taglio è vietato per legge è ammessa soltanto la coda naturale. La risposta è dunque fissata dalla legislazione nazionale e non dal gusto dell’allevatore.
Fonti
- FCI-Standard N° 139 «Irish Terrier», versione in vigore del 13.03.2001 (pubbl. 02.04.2001).
- The Kennel Club (Regno Unito): standard di razza Irish Terrier; pagina della razza; Breed Watch, categoria 2.
- Binder H. et al. Palmoplantar hyperkeratosis in Irish terriers: evidence of autosomal recessive inheritance. Journal of Small Animal Practice, 2000; 41(2): 52–55.
- Drögemüller M. et al. A Mutation in the FAM83G Gene in Dogs with Hereditary Footpad Hyperkeratosis (HFH). PLoS Genetics, 2014; 10(5): e1004370.
- Brons A.K. et al. SLC3A1 and SLC7A9 Mutations in Autosomal Recessive or Dominant Canine Cystinuria: A New Classification System. Journal of Veterinary Internal Medicine, 2013.
- Irish Terrier Association (Regno Unito): materiali del club sull’ipercheratosi dei cuscinetti e sulla cistinuria.
- Irish Terrier Club of America: profilo storico della razza e citazione del tenente colonnello E. H. Richardson.
- Jack London. Jerry of the Islands, 1917 (prefazione e capitolo I).
Video sulla razza
- Intrepido e devoto
- Energico, resistente
- Perde poco pelo
- Il principale carattere ereditario è verificabile con test del DNA
- Tenace, possibile aggressività verso altri cani
- Forte istinto venatorio
- Ha bisogno di molto movimento
- Testardaggine da terrier
| Airedale Terrier | Kerry Blue Terrier | Lakeland Terrier | |
|---|---|---|---|
| Altezza | 56–61 cm | 44–50 cm | 33–38 cm |
| Energia | 4.5 | 4.5 | 4.5 |
| Appartamento | 3 | 3 | 3 |
| Principianti | 2.5 | 2.5 | 3 |
Che cosa bisogna assolutamente chiedere a un allevatore di Irish Terrier?
L’Irish Terrier è buono con i bambini?
L’Irish Terrier va d’accordo con i gatti?
Si può tosare il pelo invece di fare lo stripping?
Standard FCI n. 139 (13.03.2001) · The Kennel Club: standard di razza, Breed Watch categoria 2 · Binder et al., J Small Anim Pract 2000;41(2):52–55 · Drögemüller et al., PLoS Genetics 2014;10(5):e1004370 · Brons et al., J Vet Intern Med 2013 · Irish Terrier Association
