Akbash

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In breve Cane da guardiania bianco dell'Anatolia occidentale; il nome significa «testa bianca», in contrapposizione al karabash, la «testa nera». Non un conduttore ma una sentinella: vive dentro il gregge e intercetta la minaccia esterna, lavorando senza comandi. Matura in due o tre anni e richiede terreno recintato e un proprietario esperto. Caso raro di razza autoctona con statistica sul campo: nelle indagini americane tutti i proprietari senza eccezione hanno descritto i loro akbash come aggressivi verso i predatori.
Appartamento ⚠BambiniGattiAltri caniPrincipianti ⚠
Parametri
Altezza76–86 (maschi) / 71–81 (femmine) cm — UKC
Peso54 e 41 kg — medie UKC
Aspettativa di vita10–12 anni
Gruppo FCInessuno standard FCI proprio; riconosciuto dall'UKC e dal registro statale turco
OrigineTurchia, Anatolia occidentale
Taglia
Altezza al garrese 76–86 (maschi) / 71–81 (femmine) cm — UKCPeso 54 e 41 kg — medie UKC
Valutazioni · 12 · Dataset
FamigliaBambiniPrincipi.Addestra.EnergiaSaluteMutaBavaAbbaioAppartam.ClimaIstinto .
Valutazioni precise
Famiglia4.0
Bambini4.0
Principianti1.5
Addestramento2.5
Energia3.0
Salute4.0
Muta4.0
Bava2.0
Abbaio3.5
Appartamento1.0
Clima5.0
Istinto pred.2.5
Problemi di salute comuni
Alimentazione

L’akbash (Akbash Dog) è un cane da guardiania bianco dell’Anatolia occidentale. Il suo nome significa letteralmente «testa bianca» e lo contrappone al karabash, la «testa nera». Non è un cane da conduzione che guida gli spostamenti del gregge: l’akbash vive dentro il gregge e intercetta la minaccia esterna, e per questo richiede un proprietario pronto a convivere con un cane che decide da solo. La razza ha inoltre una particolarità rara fra le razze autoctone: esistono rilevazioni sul campo con numeri. Gli allevatori di pecore statunitensi che presero akbash contro i coyote compilarono questionari, e quelle tabelle si leggono ancora oggi. Altre razze giganti nella nostra classifica dei cani più grandi.

Akbash: panoramica dettagliata e caratteristiche della razza
Akbash
Paese d’origineTurchia (Eskişehir, Afyon, Polatlı, Sivrihisar — secondo il registro statale turco)
FunzioneGuardia del gregge e della proprietà («sürü koruma ve bekçilik» nel registro)
Stato nei registriRazza a sé per l’UKC (dal 1º gennaio 1998) e nel registro statale turco delle razze autoctone (dal 9 luglio 2006); non ha uno standard FCI proprio
Altezza al garrese (maschi)76–86 cm secondo lo standard UKC; 63–81 cm (media 71,2) secondo le misurazioni sul campo turche
Altezza al garrese (femmine)71–81 cm secondo lo standard UKC; 59–71 cm (media 65,9) secondo le misurazioni sul campo turche
Peso (maschi)L’UKC non indica un intervallo ma una media — 120 libbre (≈54 kg); il registro turco dà 40–60 kg
Peso (femmine)UKC: media 90 libbre (≈41 kg); registro turco: 35–45 kg
Maturità2–3 anni; le femmine maturano prima dei maschi (le due fonti concordano)
Dove passa il confine della razza: perché i registri contano in modo diverso

È la domanda centrale di questa pagina, e la risposta onesta non è «l’akbash è una razza a sé» né «l’akbash è una varietà dell’anatolico», ma l’elenco di chi traccia la linea e dove. Schemi diversi producono elenchi diversi, e nessuno di essi sbaglia: rispondono semplicemente a domande diverse.

  • United Kennel Club (USA). Ha riconosciuto l’Akbash Dog come razza a sé il 1º gennaio 1998 e lo colloca nel gruppo dei cani da guardia; la versione vigente dello standard porta la data del 1º aprile 1998. Nel preambolo l’UKC scrive esplicitamente che tale riconoscimento è conseguenza del lavoro sul campo degli americani David e Judy Nelson, che studiarono questi cani in Turchia a partire dagli anni 1970.
  • Lo Stato turco. L’akbash è stato iscritto nell’elenco delle razze e linee autoctone con un allegato a sé (Ek-32) alla comunicazione n. 2006/32, pubblicata sulla Resmî Gazete il 9 luglio 2006, numero 26223. Il registro è tenuto dal ministero dell’Agricoltura; accanto, nello stesso documento, figura il Malya — una pecora, non un cane. Si tratta dunque di un registro generale delle risorse genetiche e non di una nomenclatura cinologica. In precedenza, nel 2002, l’Istituto turco di normazione aveva pubblicato uno standard di razza a sé (TS 12891).
  • La federazione cinologica turca (KIF). Tiene l’akbash nell’elenco delle razze nazionali separatamente dal kangal, dal malaklı di Aksaray e dai segugi turchi, e lo descrive come la versione turca dei cani bianchi da gregge dell’Europa meridionale e orientale.
  • La FCI. Qui l’akbash non esiste e non è mai esistito separatamente. Fino al 2018 lo standard FCI n. 331 si chiamava «pastore dell’Anatolia» e riuniva kangal, akbash e gli altri tipi di guardiani turchi in un’unica razza. Nel 2018 la FCI ha cambiato il nome e pubblicato un nuovo standard: la versione vigente, n. 331 del 15 giugno 2018, si intitola «Kangal Çoban Köpeği». Nell’elenco delle razze del gruppo 2 della FCI la Turchia compare oggi con una sola voce — il kangal; né l’akbash né il vecchio nome «pastore dell’Anatolia» vi figurano. Per la FCI, quindi, il cane bianco turco non ha perso una casella propria: non l’ha mai avuta, e la casella comune porta ora il nome di un altro tipo regionale.
  • La pratica americana degli anni 1980. Qui il confine passava altrove. Un articolo sul pastore dell’Anatolia nella rivista Rangelands dell’aprile 1982 elenca l’akbash semplicemente come variante di colore dell’anatolico: «Other color variants may include buff or white (Akbash — “white head”)». I cani turchi bianchi venivano allora registrati negli Stati Uniti come anatolici, e parte della confusione odierna nasce proprio da lì.

La scheda di registrazione turca del 2006 contiene una riga a sé nella sezione genetica: «lavori scientifici hanno dimostrato che kangal e akbash sono cani diversi». Conviene capire lo statuto di quella frase: è l’affermazione di un documento regolamentare, e non cita alcun lavoro preciso. Un documento che afferma che qualcosa è dimostrato non è di per sé la prova. I lavori su cui molto probabilmente si appoggia si possono però rintracciare — e vanno letti insieme alla dimensione del campione.

Una tesi di laurea magistrale svolta nel 2005 all’Università tecnica del Medio Oriente (METU) sotto la guida della professoressa İnci Togan ha letto 585 paia di basi della regione di controllo del DNA mitocondriale in 105 kangal e 9 akbash. Il risultato separa effettivamente i due gruppi, e li separa con nettezza: i kangal portano un raro aplogruppo, il D, presente soltanto in cani scandinavi (36 % dei campioni), turchi (20 %), portoghesi (20 %) e in un solo cane spagnolo — e negli akbash è del tutto assente. Secondo le stesse sequenze i kangal risultano più vicini ai cani scandinavi e dell’Asia sud-occidentale, gli akbash a quelli europei e dell’Asia orientale. Un altro lavoro, su 100 marcatori microsatelliti, ha trovato anch’esso una differenza statisticamente significativa fra kangal e akbash.

Nove cani sono pochi, e il DNA mitocondriale mostra solo la linea materna: la prudenza è d’obbligo. Ma il punto più interessante è un altro: per struttura corporea le due razze non si distinguono. Zootecnici turchi che hanno misurato 59 akbash hanno concluso che, nelle misure del corpo, l’akbash presenta una «somiglianza molto stretta» con il kangal e con il pastore di Kars — l’unica differenza riscontrata riguardava la lunghezza del tronco, minore nell’akbash, cioè una costruzione più compatta. I marcatori dunque separano queste razze, i centimetri no. Entrambi i risultati sono corretti; rispondono semplicemente a domande diverse.

La conclusione pratica per il lettore è semplice. Se vi mostrano un pedigree, guardate quale organizzazione lo ha rilasciato: in un documento UKC l’akbash sarà un akbash, in un documento FCI il cane bianco turco non ha alcuna casella, e nelle carte turche tutto dipende dal fatto che si tratti del registro del ministero, dello standard TSE o del catalogo della federazione cinologica. Questi sistemi non si contraddicono — semplicemente non parlano della stessa cosa.

Storia della razza: dai greggi dell’Anatolia alle fattorie americane

Lo standard UKC formula l’origine con prudenza: «the origins of the breed are obscure», benché la razza sia «known to be an ancient pure breed». Quella prudenza va conservata, perché le cifre concrete sull’antichità viaggiano. L’articolo del 1982 già citato parla, a proposito dei cani anatolici, di «oltre 6.000 anni» ed evoca l’epoca babilonese; i testi divulgativi sull’akbash indicano più spesso circa tremila anni. Queste cifre non poggiano su alcun materiale datato e non si riconducono l’una all’altra — la cosa più esatta che si possa dire è dunque: la razza è antica, e nessuno ne ha misurato l’età.

Del resto la più franca su questo punto è la FCI stessa, nel preambolo allo standard della razza turca vicina: «although each nation eagerly designates a breed history for their national breeds, rarely is it possible to come up with an accurate one, especially when it comes to livestock protection dogs». Sono parole di una federazione cinologica sul proprio genere, e non esiste avvertenza migliore contro qualunque «antichità trimillenaria».

Ciò che è davvero documentato è la parte recente della storia, ed è sorprendentemente concreta. David e Judy Nelson cominciarono a studiare i cani bianchi da gregge turchi negli anni 1970 e, secondo lo standard UKC, importarono oltre 40 akbash negli Stati Uniti. Quei cani divennero il nucleo fondatore della razza negli Stati Uniti e in Canada. Nel 1980 il Dipartimento dell’Agricoltura statunitense inserì gli akbash nel proprio Predator Control Program — ed è da lì che provengono i numeri di cui le razze autoctone di solito sono prive.

Il momento non fu casuale. Nel 1972 il governo federale statunitense vietò i veleni sulle terre federali, e una direttiva del segretario dell’Interno del novembre 1979 diede la preferenza ai metodi non letali. Gli allevatori avevano bisogno di uno strumento che funzionasse senza veleno — e i cani da gregge eurasiatici passarono da esotismo a oggetto di ricerca pubblica.

Quel che seguì merita di essere detto chiaramente. L’associazione americana della razza fu fondata nel 1979, e entro il 1996 negli Stati Uniti risultavano registrati circa 1.500 akbash. In Turchia stessa, all’epoca di un’indagine zootecnica del 2012, non esisteva alcun club o associazione di razza, per questi cani non si tenevano pedigree scritti, e la consistenza, secondo la stima degli autori, calava di anno in anno. Gli stessi autori suppongono con cautela che gli akbash negli Stati Uniti potrebbero ormai essere più numerosi che in patria. È una supposizione, non un censimento — ma spiega perché i dati più dettagliati su una razza turca siano stati pubblicati in inglese.

In Turchia l’akbash è tradizionalmente allevato nella zona di Eskişehir, Afyon, Polatlı e Sivrihisar, benché il registro statale osservi che lo si alleva in varie regioni del paese. La federazione cinologica turca descrive l’akbash come la versione turca dei cani bianchi da gregge dell’Europa meridionale e orientale, e aggiunge una supposizione prudente: se si pensa al movimento dei cani da gregge da est a ovest, l’akbash può essere considerato la fonte di tutte queste razze bianche, dal cane da montagna dei Pirenei al kuvasz. La cautela fa qui parte dell’affermazione: è la versione della federazione stessa, non una discendenza accertata, e riportarla come un fatto sarebbe una sostituzione.

Quanto pesa davvero un akbash: tre serie di cifre che non devono coincidere

Le dimensioni dell’akbash illustrano bene come nascono gli intervalli inesistenti. Un punto merita attenzione: lo standard UKC non fornisce alcun intervallo di peso. Indica due medie — 120 libbre per il maschio e 90 libbre per la femmina in buona condizione — e aggiunge che il peso dev’essere proporzionato all’altezza. Una coppia di medie non è un intervallo; se la si allarga a intervallo si ottiene un numero che non compare in alcun documento e non descrive nessuno dei due sessi.

FonteAltezza al garresePesoChe cosa è stato misurato
Standard UKC, versione 1998maschi 30–34 pollici = 76–86 cm; femmine 28–32 = 71–81 cmmedia 120 libbre (≈54 kg) nel maschio, 90 libbre (≈41 kg) nella femminarequisito di allevamento per la popolazione americana; il peso è dato con due medie, non con un intervallo
Standard TSE, TS 12891, 2002maschi 60–85 cm, femmine 50–75 cmmaschi 45–65 kg, femmine 35–55 kgnorma turca: limiti ammissibili ampi, non una dispersione osservata
Registro statale della Turchia, 2006maschi 63–81 (media 71,21) cm; femmine 59–71 (65,89) cmmaschi 40–60 kg, femmine 35–45 kgcani adulti misurati, condensati in una scheda di registrazione
Rilevazione zootecnica, 59 cani, 2006–200975,3 ± 0,59 cm in media sull’intero campione44,9 ± 0,80 kg in mediamisurazione sul campo di cani da 2 a 10 anni in quattro province

La cosa più interessante di questa tabella non è lo scarto ma la sua direzione. Il limite inferiore dello standard UKC per i maschi (76 cm) si colloca sopra l’altezza media dei cani turchi (71,2 cm secondo il registro e 75,9 secondo la misurazione sul campo). Lo standard americano descrive cioè un animale sensibilmente più grande di quello misurato nella patria della razza. Non sbaglia nessuna delle due parti: uno standard è un requisito di allevamento per una data popolazione, un registro è un’istantanea dei cani che camminano davvero accanto ai greggi, e la norma TSE traccia per parte sua un ampio corridoio dell’ammissibile. Prima di definire «sbagliata» la cifra di qualcuno conviene chiedersi che cosa misurasse.

E un’altra osservazione utile a chi compra. Lo standard UKC afferma che «gender differences can be striking in this breed». La misurazione sul campo di 59 akbash turchi non l’ha confermato: per nessuna delle misure rilevate la differenza fra maschi e femmine è risultata statisticamente significativa, e per il peso vivo le femmine hanno anzi dato una media leggermente superiore — 45,2 kg contro 44,9 kg dei maschi. È emersa invece un’altra differenza, geografica: i cani di Afyon (40,6 kg) e Manisa (40,3 kg) sono risultati sensibilmente più piccoli di quelli di Eskişehir (48,8 kg) e Ankara (45,4 kg). In Turchia, dunque, «la taglia di un akbash» dipende più dalla provincia che dal sesso.

La stessa rilevazione risponde anche alla domanda pratica su quando il cane smette di crescere: secondo le misure gli akbash raggiungono la taglia adulta verso i due anni, con incrementi successivi minimi. Ciò concorda con quanto UKC e registro turco chiamano piena maturità a 2–3 anni — il corpo, cioè, arriva prima della testa.

Com’è fatto l’akbash: morfologia e anatomia
Ritratto del cane akbash

Lo standard UKC descrive l’akbash come un cane alto sugli arti, asciutto e muscoloso, e sottolinea a parte che la razza costituisce «a very rare and special mixture of Mastiff and gazehound characteristics». È la formulazione del registro stesso, e conta: dal levriero derivano, secondo lo standard, gli arti lunghi, il torace profondo, il fianco retratto, la mascella inferiore poco profonda, la velocità e l’agilità; dal mastino l’altezza, il peso, la testa più larga e l’impressione complessiva di potenza. I giudici devono preferire i soggetti che mostrano equilibrio fra i due tipi anziché la prevalenza di uno solo.

  • Testa: cuneiforme, priva di rughe, il cranio più lungo che largo, il muso pari a circa metà della lunghezza della testa dall’occipite al tartufo. Il registro turco classifica la struttura della testa come mesaticefala, cioè intermedia fra stretta-lunga e larga-corta. Tartufo e labbra neri o marrone scuro; la totale mancanza di pigmento su tartufo, palpebre o labbra è squalificante.
  • Orecchie: pendenti, a V, leggermente arrotondate alle punte, attaccate piuttosto alte. C’è qui un dettaglio di cui si scrive di rado: lo standard UKC rileva che in Turchia alla maggior parte degli akbash le orecchie vengono tagliate da cuccioli. Le orecchie tagliate in un cane importato dalla Turchia non sono penalizzate, mentre in un cane nato in loco sono squalificanti.
  • Occhi: di media grandezza, a mandorla, dal marrone dorato al marrone scuro, con preferenza per le tonalità scure; ciglia bianche. Gli occhi azzurri sono squalificanti.
  • Corpo: torace profondo e moderatamente largo, che scende quasi ai gomiti; la linea superiore scende molto lievemente dal garrese al dorso, con un’arcata netta sul rene e una groppa lunga e inclinata; il fianco ben retratto, che lo standard indica espressamente come traccia dell’influsso levriero.
  • Coda: non amputata, grossa alla base. A riposo è portata bassa, fino al garretto, con il terzo inferiore che forma spesso un uncino; in movimento o in eccitazione è portata arrotolata sul dorso. Una coda amputata o corta è un difetto.
  • Mantello: doppio, in due lunghezze di pari validità — media (da corta a media, aderente, con una silhouette slanciata) e lunga (spesso lievemente ondulata, con collare marcato e frange abbondanti). Nessuno dei due tipi è preferito. Il registro turco descrive la stessa coppia con parole proprie: a pelo corto e a pelo lungo.
  • Colore: sempre bianco. Una lieve sfumatura biscotto o grigia intorno alle orecchie o nel sottopelo non è mai penalizzata finché l’impressione d’insieme resta bianca. La pigmentazione cutanea grigia o blu argentea è desiderabile ma non richiesta. Sono squalificanti qualsiasi colore d’insieme diverso dal bianco, le macchie definite sul pelo di copertura, i baffi neri e le ciglia nere.

Il bianco non è estetica ma un carattere di lavoro: il pastore deve distinguere il proprio cane dal predatore nella penombra. È inoltre l’unica parte del «mastino più levriero» verificabile a occhio: la lunghezza degli arti distingue davvero l’akbash dal kangal, più tozzo, ed è su questo carattere che ci si basa per separare visivamente il pastore dell’Anatolia (karabash) e l’akbash.

Carattere: la psicologia di un guardiano

Lo standard UKC riassume il temperamento in tre parole: calmo, silenzioso, equilibrato. E aggiunge il tratto che determina tutto il resto: il cane è indipendente e capace di rispondere correttamente al mutare delle circostanze senza indicazioni umane. Il registro turco dice la stessa cosa dal proprio lato — «svolge il suo compito senza bisogno di essere avvertito», attivo di notte e tranquillo di giorno.

Differenze rispetto ai cani da conduzione

L’akbash è un guardiano, non un conduttore. Non corre attorno al gregge dirigendo il movimento degli animali, come fa per esempio il cane da bovaro australiano (heeler). La descrizione turca della razza indica espressamente che l’akbash instaura con gli animali del gregge una «relazione protettiva ed equilibrata» — si inserisce cioè nel gregge invece di guidarlo.

Il secondo tratto da conoscere prima dell’acquisto: la razza matura tardi. L’UKC scrive che gli istinti di guardia si manifestano da giovane, ma che il cane matura lentamente sia fisicamente sia caratterialmente, e che a singoli soggetti servono due o tre anni per arrivare al pieno; le femmine maturano più in fretta dei maschi. Il registro turco indica in modo indipendente lo stesso intervallo — 2–3 anni — e la stessa differenza fra i sessi. Sono due anni in cui nel vostro cortile vive un adolescente molto grande con idee proprie.

Lo standard non nasconde neppure il lato scomodo: l’akbash è «by nature watchful of other dogs and may, on its own territory, react aggressively to intruding dogs». Il registro turco aggiunge un dettaglio domestico dalla vita di branco: dove più cani convivono esiste una gerarchia, il più forte mangia per primo, un boccone particolarmente ambito può essere difeso con gelosia sia dagli altri cani sia dal proprietario, e gli avanzi vengono sotterrati.

L’akbash al lavoro: che cosa hanno mostrato le rilevazioni americane

È la parte più preziosa di quanto si sappia sulla razza e insieme quella in cui è più facile attribuire all’akbash numeri altrui. Perciò conta vedere in quale studio gli akbash c’erano davvero e in quale no.

Indagine sugli allevatori di USA e Canada (Green e Woodruff, 1988). I ricercatori della Stazione sperimentale ovina del Dipartimento dell’Agricoltura statunitense inviarono 948 questionari fra gennaio e agosto 1986 e ricevettero 399 risposte scritte con dati su 763 cani in 47 Stati e 7 province canadesi. Fra questi, 62 erano akbash — il quarto gruppo per numero dopo i pastori dei Pirenei (437), i komondor (138) e gli anatolici (56). Ogni proprietario valutava ogni cane separatamente.

Valutazione dei proprietariAkbash (n = 62)Tutti i 763 cani
Molto efficace contro i predatori69 %71 %
Abbastanza efficace22 %21 %
Inefficace9 %8 %
Un vantaggio per l’allevamento71 %82 %
In pareggio — né guadagno né perdita12 %9 %
Una passività12 %9 %
Aggressivo verso i predatori100 %95 %
Aggressivo verso altri cani92 %74 %
Resta «per lo più» accanto alle pecore71 %55 %
Ha ferito delle pecore20 %14 %
Ha morso una persona6 %7 %
Gravi problemi di comportamento15 %13 %

Il ritratto che si legge in questa tabella non coincide con quello pubblicitario. Quanto al successo complessivo gli akbash non si distinguevano statisticamente dai pastori dei Pirenei, dai komondor, dagli anatolici e dai maremmani — gli autori scrivono esplicitamente che nessuna razza è stata valutata più in alto delle altre. In compenso gli akbash sono risultati i più aggressivi in entrambe le direzioni insieme: verso i predatori li hanno classificati così tutti i proprietari senza eccezione, verso i cani estranei il 92 %, ben sopra la media del campione. E non è gratis: gli akbash hanno ferito pecore nel 20 % dei casi contro il 7 % dei pastori dei Pirenei (gli autori notano a parte che questi ultimi ferivano il bestiame meno spesso di komondor, akbash o anatolici). Le persone, invece, gli akbash le mordevano meno della media — 6 % contro 7 %, e assai meno dei komondor.

Un’altra riga merita attenzione: la quota di proprietari che ha definito il cane un vantaggio per l’allevamento è, per gli akbash, la più bassa fra i gruppi numerosi — 71 % contro l’82–84 % degli altri. Insieme al legame più forte con il gregge (71 % restano «per lo più» accanto alle pecore) ne esce un quadro coerente: il cane prende il proprio lavoro molto sul serio, e parte di quella serietà tocca a chi non dovrebbe.

Quanto bestiame salva tutto questo (Colorado, 1986 e 1993). Il secondo studio — un’indagine di Andelt e Hopper pubblicata nel 2000 — non misurava più le razze ma il risultato. In sette anni il numero di allevatori ovini del Colorado con cani è cresciuto da circa 25 a oltre 159, e la quota di pecore sotto protezione canina da circa il 7 % a circa il 68 %. Gli allevatori senza cani perdevano ai predatori una quota di agnelli 5,9 volte maggiore nel 1986 e 2,1 volte maggiore nel 1993. Su 160 allevatori con cani, l’84 % ne ha giudicato il lavoro eccellente o buono, il 13 % mediocre e il 3 % scarso. In quel campione l’akbash era la seconda razza più diffusa: su 176 allevatori, 83 tenevano pastori dei Pirenei, 34 akbash, 15 komondor, 3 anatolici, e 41 tenevano più razze insieme.

E ora ciò che in questi numeri non c’è. La rilevazione più dettagliata sull’uscita di scena dei cani da gregge è il lavoro di Lorenz, Coppinger e Sutherland del 1986, che seguì la sorte di 449 cani in 31 Stati fra il 1978 e il 1983. Di questi ne uscirono 216: più della metà per incidenti (124), un terzo per eliminazione dovuta al comportamento (72) e soltanto 20 per malattia. Fra gli incidenti, 40 cani sono spariti, 38 sono morti investiti, 17 sono stati abbattuti con armi da fuoco e 11 avvelenati. Dei 72 eliminati, 44 avevano ferito o ucciso bestiame. La mortalità semestrale prima dei 30 mesi era del 13 % e scendeva a circa il 5 % dopo — il rischio principale ricade dunque sui primi due anni e mezzo. Ma in quella coorte non c’era alcun akbash: era composta da 120 anatolici turchi, 74 šarplaninac, 56 maremmani, 12 cani da Castro Laboreiro, 183 meticci e 4 mastini tibetani. Questi numeri descrivono quindi i cani da gregge in generale e non l’akbash, e trasferirli alla razza sarebbe una sostituzione.

Salute: malattie tipiche e prevenzione
Cura del mantello e igiene
Akbash — cura del mantello e igiene

Il mantello dell’akbash è doppio: pelo di copertura più lungo e ruvido su un sottopelo fitto e morbido. Lo standard rileva che lo spessore del sottopelo varia molto con il clima e con quanto il cane vive esposto alle intemperie, e che il sottopelo viene normalmente perso una volta l’anno. Un akbash a pelo lungo con sottopelo pieno appare più massiccio di uno a pelo medio, ma d’estate o in clima caldo la differenza quasi sparisce. La descrizione turca aggiunge una sfumatura pratica: il tipo a pelo lungo si adatta meglio all’allevamento in condizioni fredde.

A differenza di razze come il cane nudo del Perù, la cui pelle richiede protezione solare costante e idratazione, l’akbash è protetto da qualunque tempo dalla propria pelliccia.

Le regole di base della cura:

  • Spazzolatura: due volte a settimana con spazzola o cardatore. Durante la muta annuale del sottopelo diventa quotidiana.
  • Bagno: di rado. I lavaggi frequenti asportano lo strato grasso protettivo, e da un mantello simile lo sporco si stacca in gran parte da solo una volta asciutto.
  • Unghie: lo standard le descrive grigie, marroni o bianche ed esige che il cane sia presentato con le unghie smussate; in un cane da lavoro su terreno duro si consumano spesso da sole.
  • Orecchie: pendenti, quindi da controllare con regolarità — sotto un orecchio aderente si accumula umidità.
  • Speroni: lo standard ammette che manchino, che siano singoli o doppi, e ne consente l’asportazione — non è segno di impurità di razza.

E un dettaglio in più per chi possiede un cane da esposizione: le tracce delle ferite riportate al lavoro non sono penalizzate dallo standard UKC — né le cicatrici né i denti spezzati sul campo.

Addestramento e socializzazione
Akbash — addestramento e socializzazione

Qui c’è un’indicazione diretta che viene dai dati e non dai consigli. L’indagine del 1988 registrò come i proprietari avessero effettivamente allevato i loro cani, e mise in luce due cose. Primo, il metodo più diffuso era l’allevamento esclusivamente con le pecore, con contatto umano minimo (57 % dei casi); un altro 30 % cresceva il cane in un legame più lasco con il gregge, e solo il 2 % faceva un corso di obbedienza. Secondo, e conta di più: i cani tenuti con il bestiame da un’età inferiore ai due mesi avevano più successo di quelli inseriti più tardi. L’età di acquisto non incideva — incideva l’età in cui il cane si era ritrovato fra le pecore.

Per un akbash domestico la conclusione è speculare: se il cane vivrà con le persone, l’attaccamento va costruito verso le persone e verso gli animali che deve considerare suoi — e va costruito presto.

Principi chiave dell’educazione:

  1. Rispetto, non paura. Lo standard descrive l’akbash come un cane che risponde bene all’addestramento di base nonostante l’indole indipendente. La pressione fisica produce l’effetto opposto: il rifiuto di collaborare.
  2. Socializzazione precoce. Fra i 2 e i 6 mesi il cucciolo deve vedere quante più persone, cani, veicoli e situazioni possibile. Ricordate quella riga di statistica: il 92 % degli akbash è stato descritto dai proprietari come aggressivo verso altri cani — è lì che si gioca la differenza.
  3. Orizzonte lungo. La razza matura in due o tre anni. Giudicare il risultato dell’educazione nel primo anno è semplicemente prematuro.
  4. Recinzione invece di catena. All’akbash serve un territorio da percorrere; il registro turco raccomanda di tenere un cane simile sotto controllo di giorno e libero di notte.

Questa razza chiede un approccio individuale, che può fornire un istruttore che lavori proprio con i cani da guardiania autoctoni.

Alimentazione: un menù per un gigante
Pregi e difetti della razza
Aspetto esteriore dell'akbash
PregiDifetti
Lavora senza comandi: reagisce da solo al mutare delle circostanzeLa stessa autonomia lo rende difficile per un principiante
Molto legato ai suoi protetti: il 71 % resta «per lo più» accanto al greggeIl 20 % dei proprietari ha segnalato una pecora ferita dal cane
Mantello bianco e pulito, lo sporco si stacca da soloMuta annuale del sottopelo
Appetito moderato per la sua tagliaIl 92 % descritto come aggressivo verso cani estranei
Tranquillo di giorno, attivo di notteL’attività notturna significa abbaio notturno
Curiosità sulla razza
  • Il nome della razza è soltanto una descrizione: akbaş in turco significa «testa bianca», in contrapposizione a karabaş, «testa nera».
  • Lo standard UKC disciplina a parte le orecchie tagliate: a un cane portato dalla Turchia non vengono imputate, a un cane nato in loco sono squalificanti.
  • In Turchia ai cani da gregge si mettono collari con punte di ferro — protezione del collo contro il lupo.
  • Nel 1980 gli akbash entrarono nel Predator Control Program del Dipartimento dell’Agricoltura statunitense — ed è grazie a questo che sulla razza esiste una statistica sul campo.
  • Baffi neri e ciglia nere sono, ciascuno per sé, motivi di squalifica secondo lo standard UKC.
Domande frequenti sulla razza Akbash (FAQ)

Akbash e pastore dell’Anatolia sono la stessa razza?

Dipende da chi risponde. L’UKC e il registro statale turco considerano l’akbash una razza a sé; la pratica americana degli anni 1980 lo descriveva come una variante di colore bianca dell’anatolico; la FCI non ha uno standard proprio per l’akbash. Sono sistemi di registrazione diversi, non una disputa su un fatto.

L’akbash è adatto a una famiglia con bambini?

Lo standard lo descrive come leale e discretamente affettuoso con la propria famiglia, bambini e animali di casa compresi, ma distaccato e diffidente verso gli estranei. Conseguenza pratica: il cane può leggere il gioco movimentato del proprio bambino con un bambino estraneo come un attacco, perciò la sorveglianza di un adulto è obbligatoria.

L’akbash può vivere alla catena?

No. È un cane il cui lavoro consiste nel percorrere un territorio; la descrizione turca della razza raccomanda espressamente di lasciarlo libero di notte.

Video sulla razza
Pro
  • Lavora di propria iniziativa, senza comandi
  • Molto legato agli animali che gli sono affidati
  • Il mantello bianco si vede nella penombra — un carattere di lavoro
  • Appetito moderato per la sua taglia
Contro
  • Quell'autonomia lo rende difficile per un principiante
  • Diffidente verso i cani estranei sul proprio territorio
  • Attivo di notte, e quindi abbaia di notte
  • Assolutamente non adatto all'appartamento
Confronto con razze simili
Pastore dell'AnatoliaKuvaszPastore polacco di Podhale
Altezza71–81 cm65–76 cm60–70 cm
Energia333
Appartamento1.51.51.5
Principianti1.51.52
Domande frequenti
Akbash e pastore dell'Anatolia sono la stessa razza?
Dipende da chi risponde. L'UKC riconosce l'akbash come razza a sé dal 1998, il registro statale turco dal 2006. La FCI invece ha mantenuto fino al 2018 lo standard n. 331 «pastore dell'Anatolia», che riuniva kangal, akbash e altri tipi di guardiani turchi; lo stesso numero oggi si chiama «kangal». Per l'akbash la FCI non ha una casella propria.
In che cosa l'akbash differisce dal kangal?
Nel colore — l'akbash è bianco, il kangal porta una maschera scura. Per i marcatori genetici i due gruppi si separano: i kangal portano un aplogruppo di DNA mitocondriale che negli akbash non è stato trovato. Per le misure del corpo, invece, la differenza è minima — l'akbash è solo più corto di tronco, cioè più compatto.
Che cosa significa il nome «akbash»?
In turco akbaş vuol dire «testa bianca». Il bianco qui non è estetica ma lavoro: il pastore deve distinguere il proprio cane dal predatore nella penombra.
Fonti

Standard di razza UKC (1998) · Resmî Gazete 09.07.2006 n. 26223, Ek-32 · Green & Woodruff, J. Range Manage. 41 (1988)

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