Hokkaido (Ainu)

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In breve L'hokkaido (ainu ken) è uno spitz autoctono giapponese di taglia media e monumento naturale del Giappone dal 21 dicembre 1937. Lo standard FCI n. 261 lo descrive come un cane di resistenza non comune: fedele, docile, molto vigile e ardito, dotato di giudizio sicuro. La razza resta rara persino in patria: nel 2025 il Japan Kennel Club ha registrato 24 hokkaido. Il test di razza fondamentale è quello del DNA per l'anomalia dell'occhio del collie (gene NHEJ1).
Appartamento ⚠BambiniGattiAltri caniPrincipianti
Parametri
Altezzamasch. 48,5–51,5 · femm. 45,5–48,5 cm
Peso20–30 kg
Aspettativa di vita12–15 anni
Gruppo FCI5 · primitivi
OrigineGiappone
Taglia
Altezza al garrese masch. 48,5–51,5 · femm. 45,5–48,5 cmPeso 20–30 kg
Valutazioni · 12 · Dataset
FamigliaBambiniPrincipi.Addestra.EnergiaSaluteMutaBavaAbbaioAppartam.ClimaIstinto .
Valutazioni precise
Famiglia4.0
Bambini3.5
Principianti2.0
Addestramento3.5
Energia4.5
Salute3.5
Muta4.0
Bava1.5
Abbaio3.5
Appartamento2.0
Clima4.5
Istinto pred.4.0
Problemi di salute comuni
Alimentazione

L’hokkaido, chiamato anche Hokkaido Ken e Ainu Ken, è una delle sei razze giapponesi che lo Stato ha iscritto nel registro dei monumenti naturali. È uno spitz autoctono di taglia media, dal doppio pelo folto, con orecchie erette e coda ad anello, selezionato per la caccia sulle montagne e sulle nevi del Giappone settentrionale. La razza resta rara persino in patria: nel 2025 il Japan Kennel Club ha registrato 24 hokkaido, contro 3.598 shiba inu nello stesso anno. Qui sotto abbiamo raccolto ciò che si verifica sui documenti: lo standard FCI n. 261, il registro dell’Agenzia giapponese per gli Affari culturali, lo standard dell’associazione giapponese NIPPO e pubblicazioni veterinarie sottoposte a revisione paritaria.

Hokkaido (Ainu): breve panoramica e caratteristiche
Hokkaido (Ainu)
ParametroCaratteristica
Paese d’origineGiappone
Standard FCIN. 261 «HOKKAIDO», edizione in vigore pubblicata il 30.10.2016, versione inglese del 09.02.2017
Classificazione FCIGruppo 5 (cani di tipo spitz e di tipo primitivo), sezione 5 (spitz asiatici e razze affini), senza prova di lavoro
Impiego secondo lo standardCane da caccia, cane da compagnia
Altezza al garrese, maschi48,5–51,5 cm (FCI n. 261)
Altezza al garrese, femmine45,5–48,5 cm (FCI n. 261)
Altezza secondo lo standard giapponese NIPPOmaschi 52 cm (intervallo 46–55), femmine 49 cm (intervallo 43–52)
PesoLo standard FCI n. 261 non fissa alcun peso
PeloDoppio: pelo di copertura ruvido e dritto, sottopelo morbido e folto
Colori secondo lo standardSesamo, tigrato, rosso, nero, nero focato, bianco
Status in GiapponeMonumento naturale nazionale dal 21 dicembre 1937
Registrazioni al JKC nel 202524 cani (su tutte le razze, 141 razze: 302.530)
Le origini: che cosa dicono davvero i documenti

Sulle razze autoctone giapponesi è facile scrivere una bella leggenda, ed è difficile scriverne una pagina verificabile. Cominciamo quindi dal documento che descrive la razza in modo ufficiale. Il profilo storico dello standard FCI n. 261 afferma che la razza discende da cani giapponesi di taglia media giunti a Hokkaido insieme ai migranti di Honshu in epoca Kamakura, negli anni 1140, quando fra Hokkaido e la regione del Tohoku si andavano intensificando gli scambi. Questa formulazione merita attenzione, perché contraddice il racconto più diffuso in rete, quello dei «discendenti diretti dei cani del periodo Jomon». Lo standard fa risalire la razza non al neolitico, ma a una migrazione medievale proveniente dall’isola principale.

Qui la scienza è più prudente dei testi divulgativi. Lo studio sui mitogenomi degli antichi cani giapponesi (Xiaokaiti e coll., Anthropological Science, 2024) parte da un dato archeologico: il cane è presente in Giappone da almeno 9.300 anni, fin dal periodo Jomon. Ma gli autori mostrano poi che le linee mitocondriali dei cani della fine dell’VIII secolo sono già diverse e più varie di quelle dei cani Jomon: le ondate migratorie successive hanno portato con sé i propri cani, e gli aplogruppi antichi sono stati in larga parte sostituiti. Una discendenza diretta «cane Jomon → razza moderna» da questi dati non risulta.

Esiste invece un’osservazione antica e molto concreta, che tiene l’hokkaido separato dalle razze giapponesi meridionali. Nel 1984 Hashimoto, Yamakawa e Tanabe pubblicarono sul Journal of Biochemistry uno studio sui glicolipidi eritrocitari di 1.591 cani appartenenti a 36 razze. Misero in evidenza un polimorfismo dello zucchero terminale dell’ematoside: alcuni cani portano l’acido N-acetilneuraminico, altri l’acido N-glicolilneuraminico. La seconda variante ricorre soltanto in poche razze orientali, e proprio l’hokkaido ne era privo in quel campione, a differenza delle razze autoctone del Giappone meridionale, della Cina settentrionale e della Corea. Gli autori ne concludono che le vie di popolamento furono distinte: i cani del Giappone del sud sarebbero arrivati dalla Cina settentrionale attraverso la penisola coreana, mentre i cani del nord dell’arcipelago hanno un’altra origine.

Il nome «Ainu Ken» rimanda agli ainu, popolo autoctono di Hokkaido, di Sachalin e delle isole Curili. Il profilo storico dello standard FCI dice esplicitamente che gli ainu allevavano questi cani per la caccia all’orso e ad altri animali, e che di lì viene la seconda denominazione della razza. In lingua ainu il cane ha più nomi, che l’archivio linguistico del Museo nazionale ainu (国立アイヌ民族博物館) registra con precisione: seta è la parola principale, diffusa a Hokkaido, a Sachalin e nelle Curili; nel nord-est dell’isola — nelle zone di Kitami, Kushiro e Tokachi — la lingua d’uso quotidiano dice sita, mentre seta resta il registro alto. Esistono anche nomi descrittivi: reyep, «quello che striscia» (perché il cane si avvicina strisciando alla persona quando cerca una carezza), e apacampe, «quello che sta accanto alla porta». Nulla di esotico: è la normale sinonimia di una lingua viva, documentata da un’istituzione scientifica nazionale.

La svolta arriva nel 1937. La banca dati dei beni culturali nazionali dell’Agenzia giapponese per gli Affari culturali contiene una scheda intestata a 北海道犬 (ほっかいどうけん, «Hokkaido Ken»): categoria, monumento naturale; data del riconoscimento, 21.12.1937. Alla voce «localizzazione» compare la dicitura 地域を定めない, «nessun territorio definito»: lo status è concesso alla razza in quanto tale, e non a un luogo o a singoli animali. La scheda, redatta in un’antica lingua amministrativa, elenca esattamente i tratti che gli standard riprenderanno: è uno dei cani giapponesi di taglia media allevati da tempo a Hokkaido; orecchie piccole, muso appuntito, corpo relativamente lungo rispetto all’altezza al garrese, angolo del garretto aperto.

Lo standard FCI aggiunge una precisazione sul nome: quando la razza fu dichiarata monumento naturale, prese il nome della regione. «Hokkaido Ken» divenne così la denominazione ufficiale, mentre «Ainu Ken» rimase il secondo nome, quello storico. Entrambi sono usati ancora oggi, e la FCI stessa riporta «Ainu» come specificazione accanto al nome della razza.

Lo stesso registro permette di collocare l’hokkaido in una serie: negli anni Trenta lo Stato giapponese riconobbe una dopo l’altra le razze canine come monumenti naturali, e l’hokkaido chiude la fila.

Razza nel registroData del riconoscimento come monumento naturale
秋田犬 — akita31.07.1931
甲斐犬 — kai22.01.1934
紀州犬 — kishu01.05.1934
越の犬 — koshi no inu28.12.1934
柴犬 — shiba16.12.1936
土佐犬 — tosa ken (oggi shikoku ken)15.06.1937
北海道犬 — hokkaido21.12.1937

Accanto al registro statale, la razza è seguita da una struttura associativa. La società per la preservazione dei cani giapponesi NIPPO (公益社団法人日本犬保存会) adottò già nel 1934 lo «Standard del cane giapponese», documento unico che copre le sei razze suddivise per taglia in piccole, medie e grandi. L’essenza del cane giapponese vi è racchiusa in tre nozioni: kan’i (悍威), forza interiore trattenuta e dignità; ryosei (良性), indole buona ed equilibrata; soboku (素朴), sobrietà naturale, senza artifici. Queste tre parole non sono un ornamento esotico: spiegano perché gli standard giapponesi descrivano così poco il «carattere» nel senso occidentale, e perché la timidezza vi sia considerata un difetto serio.

Qui si impone una precisazione, perché è probabilmente la confusione più frequente. I «sei Nihon Ken» non sono l’insieme dei cani autoctoni del Giappone, ma le sei razze riconosciute dallo Stato e seguite da NIPPO. La letteratura scientifica — in particolare l’articolo di Gojobori e coll. su Nature Communications (2024) — conta undici razze autoctone in Giappone. La formula «una delle sei razze giapponesi originarie» è dunque esatta solo nel senso dello status di tutela.

Un ultimo dettaglio storico, questa volta contemporaneo: NIPPO rileva che le antiche linee locali dell’hokkaido si stanno attenuando e che la razza converge verso un tipo unificato. Per una razza rara la notizia è ambivalente: l’omogeneità di tipo cresce, ma si restringe la varietà di linee da cui attingere riproduttori non imparentati.

L’aspetto dell’hokkaido: lettura dello standard FCI n. 261

L’aspetto generale è descritto così: cane di taglia media con dimorfismo sessuale fortemente marcato, ben equilibrato, di costruzione solida e ben ossato; muscolatura soda e asciutta. Le proporzioni sono dettagliate in modo inconsueto per una razza giapponese — qui sono tre: altezza al garrese / lunghezza del corpo = 10 : 11 (nelle femmine il corpo può essere un po’ più lungo); lunghezza del cranio / lunghezza della canna nasale = 3 : 2; lunghezza del cranio pari alla larghezza degli zigomi. Per confronto, gli standard di shiba, kai, kishu, shikoku e akita si fermano alla prima di queste proporzioni.

  • Cranio e fronte: larghi e leggermente piatti. Lo stop è poco marcato, ma definito.
  • Tartufo: nero. Nei soggetti bianchi è ammessa una lieve depigmentazione.
  • Muso: a forma di cuneo, canna nasale dritta. Zigomi ben sviluppati.
  • Labbra e lingua: labbra aderenti, con i bordi neri. Una frase a parte dello standard precisa che il colore blu-nero della lingua non è un difetto.
  • Denti: forti, chiusura a forbice.
  • Occhi: quasi triangolari, non troppo piccoli, marrone scuro; gli angoli esterni leggermente rialzati. È il dettaglio su cui le descrizioni correnti della razza sbagliano più spesso: lo standard chiede occhi «non troppo piccoli», non occhi piccoli.
  • Orecchie: piccole, triangolari, leggermente inclinate in avanti e saldamente erette. Le orecchie non erette sono un difetto da squalifica.
  • Collo: potente e muscoloso, senza giogaia.
  • Corpo: garrese alto, dorso dritto e forte, rene moderatamente largo e muscoloso, groppa correttamente inclinata. Petto ben sviluppato, torace profondo e moderatamente largo, costole ben cerchiate, ventre leggermente retratto.
  • Coda: attaccata alta, spessa, portata sul dorso vigorosamente arrotolata o curvata a falce; da pendente, la punta arriva quasi ai garretti.
  • Arti: spalle moderatamente oblique, avambracci dritti e asciutti, metacarpi leggermente obliqui, angolazioni posteriori moderate, garretti solidi. Dita serrate e ben arcuate, cuscinetti spessi ed elastici, unghie dure, nere o di colore scuro.
  • Andatura: attiva, veloce, leggera ed elastica.

La lingua blu-nera: che cosa separa l’hokkaido dall’akita

Le macchie di pigmento sulla lingua sono citate in quasi tutti i testi dedicati all’hokkaido, di solito con un accenno a una parentela con il chow chow. Verifichiamo sui documenti: il risultato è più interessante dell’accenno. Lo standard dell’hokkaido (FCI n. 261) autorizza esplicitamente la lingua blu-nera: «non è un difetto». Lo standard dell’akita (FCI n. 255) mette invece nel proprio elenco dei difetti la voce «lingua blu o macchiata di nero». Gli standard di shiba (n. 257), kai (n. 317), kishu (n. 318) e shikoku (n. 319) non menzionano la lingua. In altre parole, fra le sei razze giapponesi l’hokkaido è l’unica il cui standard preveda espressamente come ammissibile la pigmentazione della lingua — là dove essa costituisce un difetto nel parente più prossimo del gruppo. Sulla causa di questa pigmentazione gli standard non si pronunciano, e da qui non ricaviamo dunque alcuna genealogia; la divergenza, invece, si verifica su due PDF del sito della FCI.

Pelo e colori

Il pelo è doppio: pelo di copertura ruvido e dritto, sottopelo morbido e folto, pelo della coda piuttosto lungo e staccato. Lo standard riconosce sei colori — la tavolozza più ampia fra le razze giapponesi della nomenclatura FCI.

  • Sesamo: lo standard lo definisce come una mescolanza omogenea di peli neri, rossi e bianchi su tutto il corpo.
  • Tigrato: disegno a striature.
  • Rosso.
  • Nero. Il nero uniforme è una voce riconosciuta a pieno titolo, che la maggior parte delle descrizioni divulgative omette, conservando soltanto il «nero focato».
  • Nero focato.
  • Bianco. Secondo NIPPO, la quota di soggetti bianchi è in aumento negli ultimi anni.

Due dettagli facili da perdere. Primo: lo standard dell’hokkaido non richiede l’«urajiro» — quelle zone chiare sui lati del muso, sugli zigomi, sulla gola, sul petto, sul ventre e sulla faccia interna degli arti — mentre nello shiba è obbligatorio per tutti i colori e nell’akita per tutti tranne il bianco. Secondo: l’elenco dei difetti dello standard dell’hokkaido comprende il «colore pinto», cioè ampie macchie bianche su fondo colorato; il bianco è riconosciuto come mantello uniforme, non come pezzatura.

Altezza: perché le cifre cambiano da fonte a fonte

Qui conviene essere precisi, perché è sull’altezza che la confusione è più frequente. La FCI n. 261 indica l’altezza sotto forma di intervallo: maschi 48,5–51,5 cm, femmine 45,5–48,5 cm. È un’eccezione fra le razze giapponesi: tutti gli altri standard FCI danno una cifra ideale accompagnata da una tolleranza — shiba 39,5 / 36,5 cm con tolleranza di 1,5 cm, kai 50 / 45 cm con +3 cm, kishu e shikoku 52 / 49 cm con +3 cm, akita 67 / 61 cm con ±3 cm. L’hokkaido è l’unico dei sei per cui la FCI abbia fissato dei limiti.

Il NIPPO giapponese misura la razza in un altro modo: maschio 52 cm (intervallo di lavoro 46–55 cm), femmina 49 cm (43–52 cm). L’associazione giapponese colloca dunque l’hokkaido nello stesso formato di kishu e shikoku, mentre la FCI lo descrive un po’ più basso e fra due limiti. Entrambe le serie di cifre sono esatte: si tratta semplicemente di due documenti distinti. Se una descrizione della razza riporta «46–56 cm» in un unico blocco valido per i due sessi, quello non è più uno standard, ma la fusione di due intervalli. Né la FCI n. 261 né la scheda di monumento naturale fissano un peso.

Difetti e squalifiche: che cosa cerca il giudice sul ring

Lo standard apre questo capitolo con la formula comune a tutta la FCI: ogni scostamento dai punti precedenti va considerato un difetto, la cui gravità si valuta esattamente in proporzione al suo grado e alle sue conseguenze sulla salute e sul benessere del cane. Segue un elenco breve, che per l’hokkaido si presenta così.

  • Difetti: assenza di dimorfismo sessuale; lieve prognatismo superiore o inferiore; timidezza; colore pinto.
  • Difetti da squalifica: aggressività o timidezza eccessiva; qualunque anomalia fisica o comportamentale evidente; prognatismo superiore o inferiore pronunciato; orecchie non erette; coda pendente o coda corta.

Si noti che il comportamento compare qui accanto all’anatomia: un cane può essere irreprensibile nella costruzione ed essere comunque escluso per il temperamento. Per una razza che i testi divulgativi presentano come «severa e diffidente», la sfumatura conta: la riservatezza verso gli estranei e la timidezza eccessiva sono due cose diverse, e la seconda è ufficialmente inaccettabile.

Il confronto con i parenti stretti: il maestoso akita inu supera l’hokkaido di 15–19 cm al garrese secondo gli standard, mentre lo shiba inu gli è inferiore di circa 9–12 cm. L’hokkaido appartiene, insieme a kai, kishu e shikoku, ai cani giapponesi di taglia media, ed è facile confonderli fra loro: NIPPO rileva in modo specifico che nell’hokkaido il petto è particolarmente sviluppato, il che gli dà l’aria di un cane dal baricentro basso e un aspetto più tarchiato rispetto agli altri cani giapponesi di taglia media.

Carattere: che cosa dicono gli standard e che cosa non dicono
Hokkaido (Ainu) — Psicologia e carattere: un samurai in pelle di cane

Il capitolo «Comportamento / temperamento» dello standard FCI n. 261 si legge così: cane di resistenza non comune, che manifesta dignità e naturale schiettezza; il temperamento è fedele, docile, molto vigile e ardito; il cane dimostra inoltre giudizio sicuro e grande resistenza. La parola «docile» non è un refuso né un addolcimento: la si ritrova negli standard di kishu e akita, e lo shikoku è descritto come «docile verso il proprio padrone».

NIPPO si spinge oltre nella sua descrizione dell’hokkaido e mette esplicitamente in guardia dalla romanticizzazione: per carattere l’hokkaido non differisce granché dagli altri cani giapponesi e, malgrado il ruolo di cane da caccia alla grossa selvaggina, non è una razza di cui si debba sottolineare la ferocia. Ciò contraddice frontalmente l’immagine popolare del «combattente intrepido davanti all’orso», che passa di testo in testo. Razza da caccia, sì; razza di cui vantare l’aggressività, no.

Lo standard ha un’altra dimensione, raramente citata eppure molto pratica. La timidezza figura fra i difetti, e un cane «aggressivo o eccessivamente timido» viene escluso, così come «qualunque cane con anomalie fisiche o comportamentali evidenti». Per chi compra si legge in modo semplice: in una razza in cui la timidezza è ufficialmente un difetto, un cucciolo che a 8 o 10 settimane fugge il contatto umano non è un «tipico giapponese riservato», ma un motivo per porre all’allevatore altre domande.

Che cosa ricavarne per la vita di tutti i giorni:

  1. Un attaccamento selettivo. L’hokkaido stringe di norma un legame particolarmente stretto con una persona, anche se il resto della famiglia rientra comunque fra i «suoi». Organizzate l’educazione in modo che i comandi di base siano lavorati da più membri della casa, altrimenti l’obbedienza resterà selettiva.
  2. Una motivazione venatoria. La razza è stata plasmata per il lavoro sulla selvaggina: il movimento rapido di un piccolo animale è uno stimolo potente. Mettete in conto una recinzione affidabile, una longhina nei luoghi nuovi e un lavoro specifico sul richiamo.
  3. Una vigilanza senza agitazione. Lo standard definisce la razza «molto vigile». In pratica ne esce un cane che reagisce ai cambiamenti, non un cane che abbaia di sottofondo.
  4. Tensioni con i conspecifici dello stesso sesso. È un tratto comune negli spitz da caccia, da mettere in conto nell’organizzazione delle passeggiate e degli incontri.

Se cercate qualcosa di altrettanto insolito, ma con un rapporto diverso verso i piccoli animali, date un’occhiata al cane nudo messicano (xoloitzcuintle) — anch’esso una razza primitiva, ma dal temperamento e dalle esigenze di gestione del tutto diversi.

Pro e contro della razza
Hokkaido (Ainu) — Pro e contro della razza
Pro (+)Contro (−)
Molto attaccato alla famiglia; lo standard descrive un temperamento fedele e docileTendenza a lavorare «per conto proprio» e a saggiare i limiti
La resistenza è la parola chiave dello standard per questa razzaMuta stagionale abbondante del folto sottopelo
Attento e reattivo ai cambiamenti in casaPossibili tensioni con i cani dello stesso sesso
Cura del pelo semplice fuori dal periodo di mutaRichiede un’attività fisica quotidiana impegnativa
Sopporta bene il freddo grazie al doppio peloSopporta il caldo peggio del gelo
Razza rara con una storia documentaria limpidaCucciolo difficile da trovare; le linee vanno assolutamente verificate
Salute e genetica: l’anomalia dell’occhio del collie, e che cosa farne
Cura e gestione
Hokkaido (Ainu) — Cura e gestione

L’hokkaido sta bene sia in appartamento sia nel cortile di una casa — a condizione che il cortile sia recintato, che il cane non stia alla catena e che non resti solo in permanenza. La razza è stata plasmata per lavorare a fianco dell’uomo, ed è l’isolamento sociale, non il freddo, a spezzare questi cani. Se vivete in appartamento e non siete pronti a dedicare ogni giorno due o tre ore di attività intensa, è più onesto guardare allo spitz giapponese: anche lui bianco e giapponese, ma nettamente meno esigente in fatto di movimento.

Toelettatura

Il tipo di pelo descritto dallo standard — pelo di copertura ruvido e dritto, più un sottopelo morbido e folto — determina tutta la gestione. La tosatura è controindicata per questo mantello: il pelo di copertura svolge una funzione protettiva, anche contro il surriscaldamento.

  • Fuori dalla muta: spazzolata con il pettine metallico una o due volte a settimana.
  • Durante la muta: ogni giorno con il cardatore o con il pettine a denti larghi; il sottopelo viene via a placche, e più accuratamente lo si toglie, meno nodi e irritazioni della pelle ci saranno.
  • Bagno: raro e all’occorrenza; i lavaggi frequenti eliminano il film grasso che tiene lontani acqua e sporco.
  • Unghie, orecchie, denti: controllo regolare e taglio delle unghie; le orecchie erette si arieggiano bene, ma dopo un’uscita nel bosco vanno ispezionate in cerca di zecche.
Addestramento: non uno scontro, ma un accordo
Hokkaido (Ainu) — Addestramento: la battaglia dei caratteri

Lo standard attribuisce alla razza un «giudizio sicuro» — ed è la descrizione più esatta di ciò con cui avrete a che fare sul campo. Il problema di solito non è che il cane non capisca il comando, ma che valuti la situazione da sé e decida se valga la pena di eseguirlo proprio adesso. Le ripetizioni monotone funzionano quindi meno bene di sequenze brevi, nette e vantaggiose per il cane.

  • Fermezza, senza brutalità. La costrizione fisica, in una razza in cui la timidezza è ufficialmente un difetto, è la via più breve verso un cane che si chiude o che si difende. Ciò che funziona è la coerenza, insieme a regole prevedibili.
  • Socializzazione precoce. Entro i quattro mesi il cucciolo deve affrontare con calma la città: mezzi di trasporto, folla, rumori forti, altri cani, ambulatorio veterinario. La vigilanza è un tratto dello standard; la diffidenza verso qualsiasi novità è la conseguenza di una finestra di socializzazione mancata.
  • Il richiamo come progetto a sé. Per una razza da caccia non è «un comando fra gli altri», ma una competenza su cui si lavora per anni e che non si collauda mai per la prima volta là dove ci sono bosco e selvaggina.
  • Lavoro con la testa. Giochi di ricerca, lavoro di naso, percorsi che esplorano luoghi nuovi: stancano una razza simile molto meglio dell’accumulo meccanico di chilometri.

Se vi interessano altre razze giapponesi con un passato di lavoro paragonabile, guardate il kai ken (cane tigrato) — un altro membro dei sei «Nihon Ken», il cui standard FCI riconosce soltanto i mantelli tigrati.

Alimentazione
L’hokkaido fra le sei razze giapponesi

Le sei razze raggruppate sotto il nome di «Nihon Ken» vengono continuamente confuse in rete. Ecco un riferimento fondato rigorosamente sugli standard FCI in vigore — akita n. 255, shiba n. 257, hokkaido n. 261, kai n. 317, kishu n. 318, shikoku n. 319.

RazzaAltezza FCI (maschio / femmina)Colori secondo lo standardLingua
Hokkaido (n. 261)48,5–51,5 / 45,5–48,5 cm — intervalloSesamo, tigrato, rosso, nero, nero focato, biancoBlu-nera: non è un difetto
Akita (n. 255)67 / 61 cm ±3Rosso fulvo, sesamo, tigrato, bianco; «urajiro» obbligatorio tranne che nel biancoBlu o macchiata di nero: difetto
Shiba (n. 257)39,5 / 36,5 cm ±1,5Rosso, nero focato, sesamo, sesamo nero, sesamo rosso; «urajiro» obbligatorioNon menzionata
Kai (n. 317)50 / 45 cm +3Tigrato nero, tigrato rosso, tigratoNon menzionata
Kishu (n. 318)52 / 49 cm +3Bianco, rosso, sesamoNon menzionata
Shikoku (n. 319)52 / 49 cm +3Sesamo, rosso, nero focatoNon menzionata

Un’altra differenza, visibile solo leggendo i documenti l’uno accanto all’altro: l’impiego. Per hokkaido, kai, kishu e shikoku lo standard indica «cane da caccia, cane da compagnia»; per lo shiba, «cane da caccia per uccelli e piccola selvaggina, cane da compagnia»; e per l’akita, nella versione in vigore dello standard, semplicemente «cane da compagnia».

Curiosità sull’hokkaido
  • L’hokkaido più famoso è un cane pubblicitario. Un cane bianco di nome Kai-kun ha interpretato il «padre» in una lunga serie di spot dell’operatore giapponese SoftBank. Secondo la sala stampa dell’azienda stessa, fu il primo «cane-padre» della famiglia Shirato e ha girato circa 300 pubblicità televisive. L’agenzia Jiji Press ha riferito che Kai-kun è morto di vecchiaia il 28 giugno 2018, all’età di 16 anni, e che si trattava proprio di un hokkaido ken.
  • 24 cani in un anno. Statistiche di registrazione del Japan Kennel Club per il 2025: hokkaido 24, shikoku 51, kai 60, akita 263, shiba 3.598. Su tutte le razze — 141 razze — il club ha registrato 302.530 cani.
  • Uno status senza indirizzo. Nel registro nazionale dei monumenti, alla voce di localizzazione dell’hokkaido compare la dicitura «nessun territorio definito»: la tutela riguarda la razza, non un luogo né singoli animali.
  • Quattro nomi in lingua ainu. L’archivio linguistico del Museo nazionale ainu registra per il cane le parole seta, sita (variante d’uso corrente nel nord-est di Hokkaido), oltre ai descrittivi reyep, «quello che striscia», e apacampe, «quello che sta accanto alla porta».
  • L’unico con un intervallo. L’hokkaido è l’unica delle sei razze giapponesi il cui standard FCI fissa l’altezza con dei limiti, e non con una cifra ideale accompagnata da una tolleranza.
  • L’ultimo dell’elenco del 1937. Fra le razze canine iscritte nel registro giapponese dei monumenti naturali tra il 1931 e il 1937, l’hokkaido è stato riconosciuto per ultimo — il 21 dicembre 1937.
Domande frequenti (FAQ)

Hokkaido, Ainu Ken e Hokkaido Ken sono una sola e stessa razza?

Sì. Nella nomenclatura FCI la razza si chiama Hokkaido (standard n. 261). «Hokkaido Ken» ne è il nome giapponese; «Ainu Ken» è la denominazione storica, legata al fatto che gli ainu allevavano questi cani per la caccia. Il nome ufficiale giapponese viene da quello della regione ed è stato adottato con il riconoscimento del 1937 nel registro dei monumenti naturali.

Che cosa distingue l’hokkaido dall’akita e dallo shiba?

Prima di tutto la taglia: l’akita misura 67 cm nel maschio secondo lo standard, lo shiba 39,5 cm, l’hokkaido 48,5–51,5 cm. Poi: l’hokkaido ammette sei colori, fra cui il nero uniforme e il tigrato, assenti nello shiba; l’«urajiro» non gli è imposto; e la lingua blu-nera, che nello standard dell’akita costituisce un difetto, nello standard dell’hokkaido è dichiarata esplicitamente non difettosa.

Qual è il principale test di salute per questa razza?

Il test del DNA per l’anomalia dell’occhio del collie (delezione del gene NHEJ1). Lo studio del 2012 apparso su Veterinary Ophthalmology ha mostrato che, su 17 hokkaido esaminati provenienti da tre allevamenti, 12 erano portatori e 5 affetti, e ha concluso per una forte predisposizione della razza. Chiedete all’allevatore i risultati del test per entrambi i genitori.

L’hokkaido abbaia molto?

Lo standard definisce la razza molto vigile e, in pratica, è un cane che dà voce per un motivo, non come sottofondo. Detto questo, il «silenzio» non è una caratteristica di razza garantita: molto dipende dal livello di attività del cane e dal tempo che passa da solo.

La razza è adatta a un principiante?

Lo standard FCI descrive un temperamento fedele e docile, e NIPPO sottolinea che la ferocia di questa razza non va messa in primo piano: l’immagine della «belva ingestibile» è dunque esagerata. Ma si tratta di una razza da caccia con un forte istinto e un elevato bisogno di movimento; a un principiante serviranno un educatore cinofilo e una valutazione onesta dei propri tempi.

Come sopporta il caldo?

Peggio del gelo. Lo standard collega esplicitamente la costruzione della razza alla capacità di sopportare il grande freddo e forti nevicate; il sottopelo folto, salvifico d’inverno, ostacola d’estate la termoregolazione. Nella stagione calda portatelo fuori al mattino e alla sera, assicurate ombra e acqua e non tosatelo «perché senta meno caldo».

Qual è l’aspettativa di vita dell’hokkaido?

Non avanziamo una cifra che saremmo pronti a sottoscrivere rimandando a uno studio di longevità condotto proprio su questa razza. Come riferimento: il rappresentante più noto della razza, il cane pubblicitario Kai-kun, ha vissuto 16 anni secondo Jiji Press.

Fonti
  • FCI-Standard N. 261 «HOKKAIDO», edizione in vigore del 30.10.2016 (versione inglese del 09.02.2017); per confronto, standard FCI n. 255, 257, 317, 318, 319.
  • Banca dati dei beni culturali nazionali dell’Agenzia giapponese per gli Affari culturali, scheda «北海道犬», monumento naturale, riconoscimento del 21.12.1937.
  • NIPPO — 公益社団法人日本犬保存会: «Standard del cane giapponese» (1934) e scheda di razza 北海道犬.
  • Mizukami K. e coll. Collie eye anomaly in Hokkaido dogs: case study. Veterinary Ophthalmology, 2012, 15(2), 128–132.
  • Hashimoto Y., Yamakawa T., Tanabe Y. Further studies on the red cell glycolipids of various breeds of dogs. Journal of Biochemistry, 1984, 96, 1777–1782.
  • Xiaokaiti X. e coll. The history of ancient Japanese dogs revealed by mitogenomes. Anthropological Science, 2024.
  • Archivio linguistico del Museo nazionale ainu (国立アイヌ民族博物館), voci di dizionario relative ai nomi del cane.
  • Japan Kennel Club (JKC), statistiche di registrazione 2025.
Video sulla razza
Pro
  • Fedele e molto attaccato alla famiglia
  • La resistenza è la parola chiave dello standard
  • Sopporta bene il freddo intenso
  • Attento, con giudizio sicuro
Contro
  • Indipendente, saggia i limiti
  • Forte istinto venatorio
  • Il folto sottopelo perde abbondantemente
  • Sopporta il caldo peggio del gelo
Confronto con razze simili
Shiba InuKai Ken (cane tigrato)Kishu Ken
Altezzamasch. 38–41 cmmasch. 50–53 cmmasch. 52–55 cm
Energia444
Appartamento2.52.52.5
Principianti2.533
Domande frequenti
Hokkaido, Hokkaido Ken e Ainu Ken sono una sola e stessa razza?
Sì. Nella nomenclatura FCI la razza si chiama Hokkaido (standard n. 261). «Ainu Ken» è la denominazione storica, legata al fatto che gli ainu allevavano questi cani per la caccia; il nome ufficiale giapponese viene da quello della regione ed è stato adottato con il riconoscimento del 1937 nel registro dei monumenti naturali.
Qual è il principale test di salute per l'hokkaido?
Il test del DNA per l'anomalia dell'occhio del collie, una delezione nel gene NHEJ1. Nello studio del 2012 (Veterinary Ophthalmology, 15(2), 128–132), su 17 hokkaido provenienti da tre allevamenti 12 erano portatori e 5 affetti; gli autori concludono per una forte predisposizione della razza. Chiedete i risultati per entrambi i genitori del cucciolo.
Che altezza ha l'hokkaido?
Secondo lo standard FCI n. 261: maschi 48,5–51,5 cm, femmine 45,5–48,5 cm. Lo standard giapponese NIPPO dà altre cifre: maschio 52 cm (46–55), femmina 49 cm (43–52). Sono due documenti distinti, quindi entrambe le serie sono esatte; non vanno fuse in un unico intervallo valido per i due sessi.
La razza è adatta a un principiante?
Lo standard FCI descrive un temperamento fedele e docile, e NIPPO sottolinea che la ferocia di questa razza non va messa in primo piano: l'immagine della «belva ingestibile» è esagerata. Ma è una razza da caccia con un forte istinto e un grande bisogno di movimento: a un principiante serviranno un educatore cinofilo, una recinzione affidabile e un lavoro specifico sul richiamo.
Che cosa distingue l'hokkaido dall'akita e dallo shiba?
Prima di tutto la taglia: l'akita misura 67 cm nel maschio secondo lo standard, lo shiba 39,5 cm, l'hokkaido 48,5–51,5 cm. Poi: l'hokkaido ammette sei colori, fra cui il nero uniforme e il tigrato; l'«urajiro» non gli è imposto; e la lingua blu-nera, difetto nello standard dell'akita, è dichiarata esplicitamente non difettosa nello standard dell'hokkaido.
Come sopporta il caldo?
Peggio del gelo. Lo standard collega esplicitamente la costruzione della razza alla capacità di sopportare il grande freddo e forti nevicate; il sottopelo folto, salvifico d'inverno, ostacola d'estate la termoregolazione. Nella stagione calda uscite al mattino presto e alla sera tardi, assicurate ombra e acqua e non tosate il cane «perché senta meno caldo».
Fonti

Standard FCI n. 261 · NIPPO (日本犬保存会) · registro dell'Agenzia giapponese per gli Affari culturali · Veterinary Ophthalmology, 2012 · JKC

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