| Peso | 3.5–7 kg |
| Aspettativa di vita | 12–16 anni |
| Mantello | corto o semilungo, argenteo tipped |
| Riconoscimento | TICA · WCF · GCCF · FIFe |
| Origine | Gran Bretagna |
Valutazioni precise
Problemi di salute comuni
Alimentazione
La Burmilla è una gatta che sembra disegnata da un orafo e si comporta come una gatta qualunque: sale in braccio, vi segue in cucina, dorme sul divano. Il mantello argentato con la punta del pelo appena velata di colore e gli occhi contornati da una riga scura le hanno dato la fama di gatta «truccata», ma la sua storia vera è molto più prosaica e molto più simpatica: nasce nel 1981 da una porta lasciata aperta per distrazione.
Questa guida mette in fila che cosa la Burmilla è davvero — carattere, mantello, salute — e che cosa comporta prenderne una in Italia: quale pedigree ha valore, chi rilascia i documenti, quali due test del DNA vanno chiesti all’allevatore e perché l’anagrafe felina italiana è ancora una mappa a macchia di leopardo. Abbiamo anche tolto dalla circolazione alcune cifre che girano da anni su questa razza e che non reggono a un controllo.
Burmilla: la carta d’identità della razza

| Fatti in breve sulla razza Burmilla | |
|---|---|
| Origine | Gran Bretagna, 1981 |
| Gruppo di appartenenza | Asian: la Burmilla ne è la varietà argentata |
| Codice di razza | BML nel sistema FIFe · BMS nel sistema WCF (pelo corto) |
| Peso da adulta | 3,5–7 kg |
| Longevità | 12–16 anni |
| Mantello | corto o semilungo, argentato shaded oppure shell |
| Occhi | grandi, dal giallo-verde al verde, con il contorno scuro |
| Test del DNA da chiedere | PKD1 e ipopotassiemia ereditaria (WNK4) |
Importante: il gatto Burmese ha trasmesso alla Burmilla energia e socievolezza, e il gatto Persiano il raffinato «velo» argenteo del pelo.
1981: la porta lasciata aperta
Nella gattaia della baronessa Miranda von Kirchberg viveva un giovane Persiano cincillà argento, Jemari Sanquist, comprato come gatto di casa e non come riproduttore: era già in programma la sterilizzazione. Poco prima dell’intervento una persona addetta alle pulizie lasciò socchiusa una porta, e nella stanza accanto c’era una gatta Burmese lilla, Bambino Lilac Fabergé, nel pieno del calore.
L’11 settembre 1981 nacquero quattro gattine. Erano tutte a pelo corto e tutte di un nero argentato sfumato che nessuno dei due genitori mostrava: il gene argento del Persiano si era posato sulla struttura e sul temperamento del Burmese. La baronessa non archiviò l’incrocio come un incidente da dimenticare; capì di avere per le mani qualcosa che nessun programma di selezione aveva progettato.
Vale la pena dirlo senza retorica: questa razza esiste per una porta che nessuno aveva chiuso. Di solito chiudere la stalla quando i buoi sono scappati non serve a niente; qui è servito eccome, perché da quella fuga è nato un gruppo di razze intero.
Dal caso alla razza: il gruppo Asian
Il lavoro di fissazione fu portato avanti dalla baronessa insieme all’allevatrice Therese Clarke e ad altri appassionati britannici. Nel 1984 nasce il Burmilla Cat Club e ci si accorge presto che gli incroci Burmese × cincillà non producono soltanto gatti argentati: dalla stessa base escono anche soggetti a tinta unita, fumé, tabby e a pelo semilungo.
La soluzione britannica fu elegante: invece di moltiplicare le razze si creò un gruppo, l’Asian, con cinque varietà — Self (tinta unita), Smoke, Shaded, Tabby e la semilunga Tiffanie. La Burmilla è la varietà Shaded, quella con il famoso velo d’argento. Il nome, del resto, è una crasi trasparente: Burmese più chincilla.
Il riconoscimento ufficiale, data per data
Qui vale una regola d’oro: le date circolano storpiate. Su parecchi siti si legge «TICA 1999», ed è semplicemente falso. Ecco il quadro come risulta dai documenti delle federazioni.
| Sistema | Tappa | Quando |
|---|---|---|
| GCCF (Gran Bretagna) | statuto preliminare all’interno del gruppo Asian | 1990 |
| GCCF | Championship pieno per tutte e cinque le varietà Asian | 2003 |
| FIFe | razza pienamente riconosciuta, codice BML | 1° gennaio 1995 |
| CFA (Stati Uniti) | ammissione al registro | 2011 |
| CFA | classe Championship | 2014 |
| TICA | delibera nel 2014, in vigore dal | 1° maggio 2015 |
| WCF | codice BMS, colonna «riconosciuta da: tutte» | in vigore |
La riga della WCF merita una lettura lenta. Nell’elenco ufficiale dei codici la Burmilla a pelo corto compare in categoria 3 con la dicitura «riconosciuta da: tutte», cioè da WCF, CFA, FIFe, TICA, GCCF e dalle federazioni australiana, neozelandese e sudafricana insieme. Per una razza nata da un incidente domestico è il massimo punteggio ottenibile.
BML, BMS, BSH: come prendere lucciole per lanterne
Se comprate una Burmilla in Italia vi troverete in mano un certificato con una sigla di tre lettere. Attenzione, perché la stessa sigla non significa la stessa cosa in tutti i sistemi: è la trappola più facile in cui cadere leggendo i propri documenti.
| Sigla | Nel sistema FIFe (quindi ANFI) | Nel sistema WCF (quindi FIAF e club affini) |
|---|---|---|
| BML | Burmilla a pelo corto, razza pienamente riconosciuta | Burmilla Longhair, cioè la variante semilunga |
| BMS | non in uso | Burmilla a pelo corto, categoria 3 |
| BSH | British Shorthair | Brasilian Shorthair (qui il British è BRI) |
| TIF | Tiffanie, indicata come razza non riconosciuta | Burmese Longhair / Tiffany |
Tradotto in pratica: due proprietari italiani possono confrontare due certificati, leggere entrambi «BML» e stare parlando di due gatte con un tipo di pelo diverso. E se qualcuno vi mostra un documento con «BSH» sostenendo che si tratta della linea British della vostra Burmilla, prima di annuire guardate quale federazione ha emesso la carta.
Il caso della Tiffanie è ancora più istruttivo: è lo stesso gatto, ma nel Regno Unito ha ottenuto il Championship pieno nel 2003 all’interno del gruppo Asian, mentre nel sistema FIFe resta classificata fra le razze non riconosciute. Stessa gatta, due destini espositivi opposti a seconda dell’associazione a cui ci si iscrive.
ANFI e il Libro genealogico: che cosa vale davvero in Italia
In Italia il mondo dei gatti di razza ha un punto fermo istituzionale: l’ANFI, Associazione Nazionale Felina Italiana, con sede a Torino. È legalmente riconosciuta con decreto ministeriale del 6 agosto 1997 e, con un decreto successivo del 9 giugno 2005, è l’associazione autorizzata a tenere il Libro genealogico del gatto di razza. È l’unico registro genealogico felino che in Italia abbia un riconoscimento del Ministero delle politiche agricole.
Sul piano internazionale l’ANFI è uno dei circa quaranta membri della FIFe, la Fédération Internationale Féline, di cui fu tra i fondatori: la delegazione italiana era a Parigi nel 1949, quando la federazione nacque. Non è un dettaglio da collezionisti di date. Significa che lo standard con cui un giudice valuta la vostra Burmilla a Torino, a Padova o a Bari è lo stesso applicato a Helsinki, e che il codice stampato sul certificato è quello FIFe: BML.
Come funziona in concreto. L’allevatore denuncia l’accoppiamento e poi la nascita della cucciolata all’Ufficio Centrale; è l’associazione — non l’allevamento — a emettere il certificato di iscrizione al Libro genealogico, cioè quello che tutti chiamano pedigree. Da qui una conseguenza pratica: carta canta, ma solo se la carta viene dall’ente che tiene il registro. Un foglio stampato in casa con logo e cornice non è un pedigree, per quanto elegante sia la grafica.
Accanto all’ANFI operano in Italia altre realtà. La FIAF (Federazione Italiana Associazioni Feline, con sede a Mantova) e diversi club aderiscono al circuito WCF; esiste inoltre un numero contenuto di soci di club TICA e CFA. Sono associazioni legittime, organizzano esposizioni serie e rilasciano propri certificati, ma quei documenti seguono i codici WCF e non sono iscrizioni al Libro genealogico riconosciuto dal Ministero. Sapere in quale sistema si sta comprando evita malintesi a valle, soprattutto se un domani si vorrà allevare o esporre.
Curiosamente, l’Italia non ha una razza felina tutta sua
Il Paese che ha dato al mondo mezza dozzina di razze canine autoctone non ha, nel mondo dei gatti, una razza nazionale riconosciuta dalle grandi federazioni. Non è una svista: la selezione felina organizzata è un fenomeno recente e prevalentemente anglosassone e nordeuropeo, mentre in Italia il gatto è stato per secoli un animale utile — il gatto di cascina — e non un progetto genetico.
Attenzione a un equivoco frequente: il Gatto Europeo è una razza pienamente riconosciuta dalla FIFe, ma non è «la razza italiana». È la standardizzazione del comune gatto domestico a pelo corto del continente, un lavoro condotto soprattutto in area scandinava e formalizzato dalla FIFe nel 1982. Il soriano del vostro cortile, in altre parole, è cugino stretto di una razza riconosciuta, ma non per questo un gatto italiano brevettato.
Ed è qui che la Burmilla diventa interessante per un lettore italiano: nemmeno lei era un progetto. È partita da zero status, da un incrocio non voluto, ed è arrivata al riconoscimento pieno in tutte le federazioni che contano. Il percorso conta più del blasone di partenza.
Il mantello argentato: come nasce il «velo»

L’effetto ottico dipende da due geni che lavorano insieme. L’Inhibitor (I) blocca la produzione di pigmento alla base del pelo, lasciando bianco-argento il fusto; l’Agouti (A) distribuisce il colore a bande lungo il pelo. Il risultato è che il pigmento resta confinato nella parte alta, e più corta è la porzione colorata, più il mantello sembra spolverato di brina.
Nel sistema EMS della FIFe questa differenza ha due codici che vengono scambiati di continuo: 11 significa shaded, cioè porzione colorata più estesa e contrasto marcato, mentre 12 significa shell, il velo leggerissimo che in inglese si chiama anche tipped. La lettera s indica l’argento, la y il golden.
| Codice EMS (FIFe) | Come si legge | Che cosa si vede |
|---|---|---|
| BML ns 11 | nero (n) argento (s) shaded | la variante più contrastata: il velo scende lungo i fianchi |
| BML ns 12 | nero argento shell | solo la punta del pelo è colorata: l’effetto brina classico |
| BML as 11 | blu (a) argento shaded | pigmento diluito, tonalità grigio-fumo |
| BML cs 12 | lilla (c) argento shell | velo freddo, chiarissimo, quasi impalpabile |
| BML ny 12 | nero golden (y) shell | fondo caldo albicocca al posto dell’argento |
Il contorno scuro di occhi, naso e labbra non è un colore a parte: è il pigmento residuo che disegna il bordo là dove il velo si interrompe. È il tratto che ha dato alla razza la fama di gatta «con l’eyeliner», e negli standard viene richiesto netto e continuo.
Aspetto: lo standard punto per punto
- Corpo — di taglia media, compatto ma sorprendentemente pesante da sollevare: sotto il pelo c’è muscolo, eredità burmese.
- Testa — cuneo corto e arrotondato, zigomi più marcati nei maschi, profilo con un lieve stop.
- Orecchie — medio-grandi, ben distanziate, con le punte arrotondate e una leggera inclinazione in avanti.
- Occhi — grandi e ampiamente distanziati, con la palpebra superiore a mandorla e quella inferiore arrotondata; il verde è preferito negli adulti, ma nei soggetti giovani il giallo-verde è del tutto normale.
- Naso — tartufo di tonalità mattone o rosata, sempre bordato di scuro.
- Coda — di media lunghezza, portata alta, che si assottiglia dolcemente verso la punta.
- Mantello — corto e aderente nella varietà classica, semilungo con coda a pennacchio nella Tiffanie; setoso al tatto e con pochissimo sottopelo lanoso rispetto al Persiano.
Carattere: un Burmese addolcito
Chi ha vissuto con un Burmese sa che si tratta di un gatto che pretende: ti parla, ti insegue, ti si siede sulla tastiera. La Burmilla ha ereditato la stessa vocazione al contatto umano, ma con il volume abbassato di un paio di tacche. Cerca la compagnia senza imporla, saluta gli ospiti invece di sparire sotto il letto, e passa senza attriti dal gioco frenetico al sonnellino in braccio.
La voce è morbida: raramente un miagolio pieno, più spesso un suono breve e quasi interrogativo. Fa le fusa con facilità e a volume generoso, ed è uno dei tratti che i proprietari citano per primi.
Sul piano dell’intelligenza è una gatta che impara guardando: apre gli sportelli, capisce dove finiscono i giochi, ricorda gli orari. Un’intelligenza così, se non ha impiego, si riversa sui vostri oggetti. Chi di gatta nasce sorci piglia: la predisposizione alla caccia c’è tutta, va soltanto indirizzata su bersagli legittimi.
Il vero limite caratteriale è la solitudine. Non è una gatta da «esco alle sette e torno alle venti, tanto ha la ciotola piena»: dopo alcune ore da sola comincia a spegnersi o, al contrario, a cercare guai. Non è un capriccio, è il rovescio della stessa socialità che la rende piacevole.
La Burmilla in famiglia: bambini, anziani, altri animali
Con i bambini funziona bene, e per un motivo preciso: tollera rumore e movimento, e quando ne ha abbastanza si allontana invece di reagire. Resta una regola non negoziabile — una zona di ritiro in alto, inaccessibile ai piccoli, dove la gatta possa dormire senza essere raggiunta. Ai bambini si insegna che il gatto si accarezza dove vuole lui e che il gatto che dorme non si tocca.
Con gli anziani è una compagnia adatta: pesa poco, non richiede uscite, non impone attività fisica impegnativa e ricambia con una presenza costante. L’unica accortezza è pratica: una gatta che gira intorno alle caviglie è un rischio di inciampo, quindi ciotole e cassetta igienica vanno collocate fuori dai passaggi stretti.
Con altri gatti la convivenza riesce quasi sempre, e anzi una seconda gatta è la soluzione più semplice al problema della solitudine. Con i cani di casa tranquilli va d’accordo, purché abbia sempre percorsi in alto per sottrarsi: quando il gatto non c’è i topi ballano, ma quando il gatto ha una mensola su cui salire, in casa non balla nessuno.
La doppia eredità genetica: il cuore del discorso salute
PKD1: l’eredità del Persiano, e si trasmette in modo dominante
Il rene policistico felino dipende da una variante del gene PKD1 — la mutazione c.10063C>A, che tronca la proteina. Nei reni si formano cisti che crescono lentamente e riducono il tessuto funzionante; il quadro clinico è quello dell’insufficienza renale cronica, che però può comparire tardi, quando il gatto è già stato riprodotto.
La parola chiave è dominante. Basta una sola copia della variante perché il gatto sia malato: non esiste il portatore sano. Un soggetto positivo trasmette la variante in media a metà dei figli, e ogni figlio che la riceve è a sua volta malato. Ecco perché nelle razze derivate dal Persiano il test non è un vezzo da allevatori pignoli: è l’unico modo per interrompere la catena in una sola generazione.
Il laboratorio di genetica veterinaria dell’Università della California a Davis include la Burmilla fra le razze per cui il test PKD1 è indicato, proprio in ragione della discendenza cincillà. All’ecografia le cisti sono spesso visibili già intorno all’anno di vita, ma il test del DNA si esegue a qualsiasi età, anche su un gattino, e non dipende dall’occhio dell’operatore né dalla qualità dell’apparecchio.
Sulla frequenza reale nella razza va detta la verità. L’unica misurazione pubblicata sulla Burmilla riguarda una casistica australiana di inizio anni Duemila in cui i soggetti positivi erano due su quattordici esaminati. Un campione di quattordici gatti non produce una percentuale di razza: produce un segnale. E il segnale dice «testate», non «una Burmilla su sette è malata».
Ipopotassiemia WNK4: l’eredità del Burmese, e si trasmette in modo recessivo
La seconda malattia si chiama polimiopatia ipopotassiemica episodica e dipende da una mutazione nonsenso del gene WNK4 (c.2902C>T). Il rene disperde potassio, i livelli nel sangue crollano a episodi e il muscolo smette di rispondere.
I sintomi sono riconoscibilissimi, una volta che si sa che cosa cercare: episodi di debolezza improvvisa, andatura rigida e soprattutto la testa che si abbassa sul collo — il gatto non riesce più a tenerla su e cammina con il muso verso terra. Gli episodi durano ore o giorni, sono spesso scatenati da stress o sforzo e si risolvono con l’integrazione di potassio, ma il gatto ne resta affetto per tutta la vita.
Qui la modalità di trasmissione è recessiva: servono due copie per ammalarsi. Chi ne ha una sola è un portatore sano, sta perfettamente bene e nessuna visita clinica lo smaschererà mai. Se si accoppiano due portatori, in media un quarto dei gattini nasce malato, metà portatori e un quarto liberi. È esattamente lo scenario in cui il test cambia tutto: senza test, due gatti sanissimi producono gattini malati e nessuno riesce a capire perché.
La revisione firmata da Malik e collaboratori nel 2015 ha misurato la diffusione della variante nelle razze imparentate con il Burmese. Nella Burmilla i portatori risultarono 17 su 133 soggetti testati, cioè circa il 13%; nel Burmese la quota era più alta, intorno al 20%. La stessa variante circola in Asian, Australian Mist, Bombay, Cornish Rex, Devon Rex, Singapura, Sphynx, Tiffanie e Tonkinese.
La risposta britannica è stata drastica, ed è la prova che il problema è concreto: dal 1° gennaio 2018 il test dell’ipopotassiemia è obbligatorio per tutti i gatti del gruppo Asian iscritti al registro attivo e destinati alla riproduzione. Un soggetto con due copie della variante non può essere riprodotto; un portatore sì, ma solo abbinato a un partner risultato libero.
Dominante o recessivo: perché cambiano le domande da fare
Molti compratori chiedono genericamente «i genitori sono testati?» e si accontentano di un sì. Ma le due malattie richiedono due domande diverse, perché una si nasconde e l’altra no.
| PKD1 (rene policistico) | Ipopotassiemia (WNK4) | |
|---|---|---|
| Da quale antenato arriva | Persiano cincillà | Burmese |
| Trasmissione | autosomica dominante | autosomica recessiva |
| Copie necessarie per ammalarsi | una | due |
| Esiste il portatore sano? | no: chi ha la variante è malato | sì, e sta benissimo |
| La domanda giusta | «entrambi i genitori sono risultati liberi?» | «se uno è portatore, l’altro è libero?» |
| Quando si può testare | a qualsiasi età, sul DNA | a qualsiasi età, sul DNA |
Tradotto: per il PKD1 la risposta accettabile è una sola, entrambi i genitori liberi. Per l’ipopotassiemia si può accettare un portatore, purché il partner sia libero — in quel caso nessun gattino della cucciolata sarà malato, anche se metà saranno portatori, e questo va scritto nel certificato. Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio: chiedete i referti del laboratorio, non il riassunto a voce.
I numeri che circolano sulla Burmilla e che non esistono
Sulla salute di questa razza girano da anni due percentuali molto citate. Le riportiamo per smontarle, perché finiscono anche nelle schede di allevamento e nelle traduzioni automatiche.
- «Rene policistico: 3–5% nella razza». Nessuno studio produce questo intervallo. L’unico dato pubblicato è la piccola casistica australiana citata sopra, due soggetti su quattordici. Chi scrive «3–5%» sta arrotondando il nulla.
- «Cardiomiopatia ipertrofica: 8–10% nella razza». Sulla Burmilla non esistono dati di prevalenza pubblicati. La cifra intorno all’8% appartiene a un’altra razza: è il risultato di uno studio danese del 2011 sul British Shorthair. Un numero preso in prestito da un’altra popolazione non descrive la vostra gatta.
- «La razza non ha mutazioni ereditarie critiche». È l’affermazione più pericolosa delle tre e contraddice apertamente PKD1 e WNK4, che sono documentati, misurati e testabili.
- «Vive 15–18 anni». L’intervallo realistico è 12–16 anni. Allungare le aspettative sulla carta non allunga la vita del gatto.
La regola che se ne ricava vale per qualsiasi razza: se sotto una percentuale non c’è uno studio, meglio nessuna percentuale. Una cifra verosimile è più pericolosa di una bugia grossolana, perché nessuno si prende la briga di controllarla.
Il mito del gatto ipoallergenico
Su vari siti si legge che la Burmilla produrrebbe circa il 40% in meno di allergene rispetto agli altri gatti. Non è vero, e non lo è per nessuna razza: i gatti ipoallergenici non esistono.
L’allergene principale, Fel d 1, è prodotto da tutti i gatti nella saliva e nelle secrezioni della pelle, e si diffonde in casa con la polvere e con il pelo. Le quantità variano moltissimo, ma la variabilità tra un individuo e l’altro è più ampia di quella tra una razza e l’altra: due Burmilla sorelle possono comportarsi in modo diverso, e un maschio intero ne produce in media più di un maschio castrato.
Che fare, allora, se in famiglia c’è una persona allergica. Prima di tutto parlarne con un allergologo; poi passare del tempo con quella gatta specifica, più volte e a distanza di giorni, invece di fidarsi dell’etichetta di razza. In casa aiutano la sterilizzazione, l’aspirazione frequente con filtro adeguato, il lavaggio regolare dei tessuti e la scelta di tenere la camera da letto come zona senza gatto. Ma nessuna di queste misure trasforma un gatto in un gatto ipoallergenico.
Cuore, denti e peso: la routine di controllo
Al di là delle due malattie ereditarie con test del DNA, la Burmilla è una gatta sostanzialmente robusta. La sorveglianza che ha senso è questa.
- Cuore. La cardiomiopatia ipertrofica è nota nelle popolazioni di origine burmese in generale. Non serve una percentuale: serve un’ecocardiografia eseguita da un veterinario cardiologo, sui riproduttori con la cadenza che indica il professionista e su qualsiasi gatta che mostri respiro affannoso o intolleranza allo sforzo.
- Denti. Gengiviti e tartaro sono fra i motivi di visita più comuni. Spazzolino con dentifricio veterinario più volte a settimana, controllo annuale della bocca, e nessun rimedio casalingo a base di prodotti per uso umano.
- Peso. Dopo la sterilizzazione il fabbisogno cala sensibilmente mentre l’appetito no. Il peso va misurato, non stimato a occhio: mezzo chilo su una gatta di quattro equivale a dieci chili su una persona.
- Reni. Nei soggetti anziani ha senso un controllo periodico della funzionalità renale con esami del sangue e delle urine, indipendentemente dal risultato del test genetico.
Cura del mantello e igiene quotidiana

Buona notizia per chi teme la gatta da pelare: la Burmilla non lo è. Il pelo corto è aderente e con poco sottopelo, quindi non forma nodi; la varietà semilunga chiede un po’ più di attenzione, ma resta lontanissima dagli impegni di un Persiano.
- Spazzolatura — una volta a settimana con guanto in gomma o spazzola morbida, due volte durante la muta stagionale.
- Bagno — raramente e solo se serve davvero: sgrassare troppo il pelo spegne la brillantezza argentata.
- Occhi — una passata delicata all’angolo interno con garza pulita, una per occhio, quando c’è secrezione.
- Unghie — accorciare la punta ogni due settimane circa e mettere a disposizione tiragraffi verticali robusti, alti almeno quanto la gatta distesa.
- Orecchie — controllo visivo settimanale; cerume scuro e prurito richiedono il veterinario, non il cotton fioc.
Alimentazione: proteine, acqua e porzioni misurate
Casa, gioco e stimolazione mentale
La Burmilla vive benissimo in appartamento, a una condizione: che l’appartamento sia interessante. Il metro quadro conta meno dei metri cubi, perché una gatta agile misura la casa anche in verticale. Mensole a quote diverse, un tiragraffi alto vicino a una finestra, un paio di nascondigli sopraelevati: con questo si risolve la maggior parte dei problemi di noia.
Il balcone merita una riga a parte, perché in Italia fa quasi sempre parte dell’abitazione: va messo in sicurezza con una rete a maglia fitta prima dell’arrivo della gatta, non dopo il primo spavento. La cosiddetta «sindrome del paracadutista» — le cadute dai piani alti — è una casistica di pronto soccorso veterinario che si concentra nei mesi caldi, quando si spalancano le finestre.
Sul piano mentale questa è una gatta che risponde molto bene all’educazione con il clicker: sessioni brevissime, cinque minuti due volte al giorno, un solo comportamento alla volta, rinforzo immediato con un bocconcino minuscolo. Funzionano bene il richiamo al nome, l’ingresso spontaneo nel trasportino e il «tocca il bersaglio». Sono anche investimenti pratici: una gatta che entra da sola nel trasportino trasforma la visita veterinaria da lotta a formalità.
Utili anche le ciotole rompicapo e la distribuzione del cibo secco in piccoli dispenser sparsi per casa: fanno lavorare la testa, rallentano il pasto e riproducono la ricerca del cibo, che nel gatto occupa naturalmente molte ore della giornata.
Scegliere il gattino: qui la carta canta
La Burmilla non è una razza diffusissima in Italia, e questo espone a due rischi opposti: la lunga attesa presso un allevamento serio, oppure l’annuncio comodo con un gattino subito disponibile. Se un annuncio è troppo comodo, gatta ci cova. Ecco la lista di controllo minima.
- Il certificato di iscrizione al Libro genealogico, emesso dall’associazione e non dall’allevamento. Chiedete di vederlo, non di sentirne parlare.
- I due referti dei test del DNA dei genitori: PKD1 e ipopotassiemia WNK4. Sono documenti di laboratorio, con nome del gatto, numero di microchip e data.
- La visita in loco: dove vivono i gattini, se stanno in casa con la madre, se sono abituati al rumore di aspirapolvere, campanello e televisione. La socializzazione si fa lì, non dopo.
- L’età alla consegna: un gattino che lascia la cucciolata troppo presto paga in comportamento per anni. Le dodici settimane sono un buon riferimento, anche perché prima di quell’età un gattino non può essere vaccinato contro la rabbia e quindi non può viaggiare regolarmente fra Paesi.
- La documentazione sanitaria: libretto con le vaccinazioni effettuate, trattamenti antiparassitari, eventuale microchip già applicato e già registrato.
Su un punto conviene essere netti: l’abito non fa il monaco, e un gattino bellissimo con documenti assenti resta un gattino senza documenti. Il velo argentato si vede in fotografia, il rene policistico no.
Anagrafe felina: in Italia è una mappa a macchia di leopardo
Che cosa dice la legge italiana sui gatti
Viaggiare in Europa con la Burmilla
Per spostarsi fra Paesi dell’Unione europea servono tre cose, e soprattutto nell’ordine giusto: prima il microchip, poi la vaccinazione antirabbica, poi il passaporto europeo rilasciato da un veterinario abilitato. Mettere il carro davanti ai buoi qui ha una conseguenza concreta: se il chip viene applicato dopo il vaccino, la vaccinazione non vale ai fini del viaggio e va ripetuta.
La vaccinazione antirabbica non si somministra prima delle dodici settimane di vita e diventa valida per gli spostamenti soltanto dopo un periodo di attesa dalla data di inoculazione. Un gattino molto giovane, quindi, non può muoversi legalmente fra Paesi: è un buon promemoria quando un annuncio propone la consegna immediata di un cucciolo appena nato all’estero.
Per il viaggio in sé la regola d’oro è che il trasportino non sia una sorpresa: lasciatelo aperto in casa per settimane, con una copertina dentro, così diventa una cuccia e non una trappola. Una gatta abituata al trasportino viaggia in silenzio; una gatta che lo vede per la prima volta il giorno della partenza, no.
Pregi e difficoltà, senza sconti

| Punti di forza | Aspetti da valutare |
|---|---|
| Socievole con tutti: ospiti, bambini, altri animali | Mal sopporta le giornate intere in solitudine |
| Voce discreta, praticamente nessuna aggressività | Doppia eredità genetica: servono due test del DNA |
| Mantello facile: niente nodi, spazzolata settimanale | Tendenza al sovrappeso dopo la sterilizzazione |
| Intelligente e collaborativa, impara in fretta | Poco diffusa in Italia: attese lunghe e pochi allevamenti |
Curiosità sulla Burmilla
- Il nome è una crasi: Burmese più chincilla. Poche razze dichiarano i genitori già nel nome.
- La cucciolata fondatrice del 1981 era composta da quattro femmine, tutte a pelo corto e tutte argentate.
- La Burmilla è una delle cinque varietà del gruppo Asian: le altre sono Self, Smoke, Tabby e la semilunga Tiffanie.
- Nel sistema FIFe la Tiffanie compare fra le razze non riconosciute, mentre in Gran Bretagna ha il Championship pieno dal 2003: stessa gatta, due carriere espositive diverse.
- In italiano il gatto ha sette vite, in inglese nove. La Burmilla, casalinga e prudente, tende a non consumarne nessuna.
- Il contorno scuro degli occhi non è trucco né una macchia: è il punto in cui il velo argentato si interrompe e il pigmento resta.
Domande frequenti sulla razza
Da dove viene la Burmilla e perché si dice che sia nata per caso?
Perché è andata esattamente così. Nel 1981, in Gran Bretagna, un giovane Persiano cincillà argento destinato alla sterilizzazione raggiunse una gatta Burmese lilla attraverso una porta lasciata socchiusa. L’11 settembre di quell’anno nacquero quattro gattine argentate a pelo corto, e da loro è partito tutto il programma di selezione che ha portato al gruppo Asian.
Quanto vive una Burmilla?
L’intervallo realistico è di 12–16 anni. Circolano cifre più generose, fino a 18 anni, ma non sono sostenute da dati: una gatta d’appartamento, sterilizzata, con il peso sotto controllo e visite regolari sta comodamente dentro quella forbice.
La Burmilla è ipoallergenica?
No, e nessuna razza lo è. Tutti i gatti producono l’allergene Fel d 1 nella saliva e nelle secrezioni della pelle, e la variabilità fra singoli individui è più ampia di quella fra razze diverse. Chi è allergico dovrebbe rivolgersi a un allergologo e passare del tempo con quella gatta specifica, invece di affidarsi all’etichetta di razza.
Quali test genetici devo chiedere all’allevatore?
Due, e vanno nominati per esteso: il test PKD1 per il rene policistico, ereditato dalla linea persiana, e il test dell’ipopotassiemia ereditaria (gene WNK4), ereditata dalla linea burmese. Chiedete i referti di laboratorio dei genitori, non un riassunto verbale.
In Italia chi rilascia il pedigree di una Burmilla?
Il Libro genealogico del gatto di razza è tenuto dall’ANFI, l’Associazione Nazionale Felina Italiana, autorizzata con decreto ministeriale del 9 giugno 2005; l’ANFI è membro della FIFe. Il certificato di iscrizione lo emette l’associazione, non l’allevamento. In Italia operano anche associazioni del circuito WCF, come la FIAF: rilasciano certificati propri, validi nel loro sistema, ma diversi dall’iscrizione al Libro genealogico riconosciuto dal Ministero.
Devo mettere il microchip alla mia gatta e registrarla?
Dipende dalla regione: in Italia non esiste un obbligo nazionale per i gatti come invece accade per i cani. La Lombardia lo impone per i gatti nati o acquisiti dal 1° gennaio 2020, la Puglia prevede microchip e iscrizione all’anagrafe regionale, e il Friuli Venezia Giulia lo rende obbligatorio dal 1° luglio 2026. In ogni caso il microchip è indispensabile per ottenere il passaporto europeo, ed è comunque consigliabile ovunque.
Sul certificato c’è scritto «BML»: la mia gatta è a pelo corto o semilungo?
Bisogna guardare quale federazione ha emesso il documento. Nel sistema FIFe — quindi nei pedigree ANFI — BML indica la Burmilla a pelo corto. Nel sistema WCF, invece, BML indica la Burmilla Longhair, mentre la varietà a pelo corto porta il codice BMS. Stessa sigla, due gatte diverse.
La Burmilla va d’accordo con bambini e altri animali?
Di norma sì. Tollera bene rumore e movimento e preferisce allontanarsi piuttosto che reagire, il che la rende adatta alle famiglie. Serve però una zona di ritiro in alto, dove i bambini non arrivino. Con altri gatti la convivenza è quasi sempre facile, e con i cani tranquilli di casa funziona purché la gatta abbia sempre percorsi verticali di fuga.
Quanto pelo perde e ogni quanto va spazzolata?
Il pelo si rinnova come in tutti i gatti, con due periodi di muta più intensi, ma la Burmilla ha poco sottopelo e non forma nodi. Basta una spazzolata a settimana, due nei periodi di muta; la varietà semilunga richiede un po’ più di costanza, pur restando lontanissima dagli impegni di un Persiano.
Conclusione
La Burmilla dimostra che una razza può nascere da una distrazione e finire riconosciuta da tutte le federazioni che contano. Chi la porta a casa trova una gatta socievole, discreta di voce, facile nel mantello e molto presente: adatta all’appartamento, alla persona anziana che cerca compagnia e alla famiglia con bambini, a patto di non lasciarla sola per giornate intere.
Le due cose da non delegare a nessuno sono i referti dei test PKD1 e WNK4 e il certificato emesso dall’associazione. Il velo argentato lo vedete da soli; tutto il resto va letto sulla carta.
- Affettuosa, socievole, equilibrata
- Più tranquilla del Burmese, buona con i bambini
- D'effetto il pelo argenteo tipped
- Intelligente, giocosa, amichevole con tutti
- Non ama restare a lungo da sola
- Predisposizione al rene policistico (PKD, dalla linea persiana)
- Predisposizione alle allergie
- Ha bisogno di attenzione e comunicazione
| Gatto Burmese | British Shorthair | Gatto Asiatico Tabby | |
|---|---|---|---|
| Peso | 3–6.5 kg | 4–8 kg | 4–7 kg |
| Energia | 4 | 2.5 | 4 |
| Appartamento | 5 | 5 | 5 |
| Principianti | 4 | 4.5 | 4 |
Da dove viene la Burmilla e perché si dice che sia nata per caso?
Quanto vive una Burmilla?
La Burmilla è ipoallergenica?
Quali test genetici devo chiedere all’allevatore?
In Italia chi rilascia il pedigree di una Burmilla?
Devo mettere il microchip alla mia gatta e registrarla?
Sul certificato c’è scritto «BML»: la mia gatta è a pelo corto o semilungo?
La Burmilla va d’accordo con bambini e altri animali?
Quanto pelo perde e ogni quanto va spazzolata?
Standard TICA / WCF / GCCF / FIFe (Burmilla)
