Carlino nano americano (Lo-Sze)

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In breve Il carlino nano americano (American Lo-Sze Pugg) è un piccolo compagno dal muso corto creato negli Stati Uniti: il lavoro sul tipo comincia nel 1989, il nome attuale e le prime iscrizioni risalgono al 1998. Lo standard fissa un peso da 5 a 15 libbre (2,3–6,8 kg) e non indica alcuna altezza, mentre il programma di allevamento non rivela deliberatamente la composizione della razza. L'origine dichiarata dall'antico tipo cinese «lo-sze» non è sostenuta da documenti.
AppartamentoBambiniGattiAltri caniPrincipianti
Parametri
Altezzalo standard non fissa l'altezza
Peso2,3–6,8 kg
Aspettativa di vita12–15 anni
Gruppo FCInon riconosciuto dalla FCI (compagno, USA)
OrigineUSA
Taglia
Altezza al garrese lo standard non fissa l'altezzaPeso 2,3–6,8 kg
Valutazioni · 12 · Dataset
FamigliaBambiniPrincipi.Addestra.EnergiaSaluteMutaBavaAbbaioAppartam.ClimaIstinto .
Valutazioni precise
Famiglia5.0
Bambini4.0
Principianti4.0
Addestramento3.0
Energia2.5
Salute3.0
Muta3.0
Bava1.5
Abbaio2.5
Appartamento5.0
Clima1.5
Istinto pred.1.5
Problemi di salute comuni
Alimentazione

Il carlino nano americano (American Lo-Sze Pugg™), noto anche come carlino lo-sze, è un piccolo cane da compagnia dal muso corto creato negli Stati Uniti verso la fine del XX secolo. In questa pagina di razza si incontrano due affermazioni di natura molto diversa, e conviene separarle subito. La prima: che cosa fa davvero il programma di allevamento — chi lo conduce, da quale anno, secondo quale standard, in quali registri. Questo si verifica sui documenti. La seconda: che cosa il programma afferma su un’origine antica — cioè di ricostruire il tipo «lo-sze» tenuto alla corte cinese secoli prima della nostra era. Questa è una tesi storica, e va esaminata come si esamina qualunque leggenda di origine: cercare la prima comparsa a stampa, leggerla alla lettera e vedere che cosa è cambiato per strada. Qui sotto facciamo entrambe le cose, separatamente. Altre razze adatte alla casa nella nostra classifica dei migliori cani da appartamento.

Carlino nano americano: sguardo d’insieme sulla razza
Carlino nano americano (carlino lo-sze)
ParametroChe cosa stabiliscono i documenti
PaeseStati Uniti
Chi l’ha creataRebecca Manns, allevatrice; il sito della razza la definisce «colei che ha sviluppato la razza»
Date chiave1989 — inizio del lavoro sul tipo; 1998 — compare il nome attuale e i primi cani entrano in un registro
RegistriRegistri di razze rare e registri privati statunitensi. Né la FCI né l’AKC riconoscono la razza
Peso secondo lo standard2,3–6,8 kg (lo standard indica da 5 a 15 libbre, senza distinzione di sesso)
AltezzaLo standard di razza non fissa alcun requisito di altezza
Aspettativa di vita12–15 anni — secondo quanto dichiara lo stesso programma di allevamento
PeloDue tipi ammessi: corto (preferito) e lungo con frange (accettato ma indesiderato)
DestinazioneCane da compagnia; lo standard scrive espressamente che è la sua unica funzione
Chi, quando e che cosa esattamente ha fatto: la parte verificabile

La fonte più solida qui è il sito della razza stessa, attivo all’inizio degli anni Duemila e conservato nell’archivio delle pagine web. Si presenta come «il sito ufficiale dell’American Lo-Sze Pugg™ Dog» e rimanda ogni domanda sulla razza a Rebecca Manns, che chiama colei che ha sviluppato la razza. Il sito ha sezioni di storia, standard, salute, «quel che conviene sapere», una pagina degli allevatori e una galleria fotografica.

La cronologia che espone è questa: nel 1989 Rebecca Manns cominciò a studiare la storia dei carlini odierni, concluse che gli antenati dalle zampe corte e dai colori vari erano stati lasciati perdere a favore di cani più alti, fulvi e neri, e si mise a ricostruire il tipo antico. Nel 1998 coniò il nome American Lo-Sze Pugg™ e i primi cani furono iscritti in un registro di razze rare. Poi, scrive il sito, proseguì l’iscrizione presso un altro registro statunitense, l’Animal Research Foundation, che lavorò «molto strettamente» con lei e adattò la documentazione alle sue esigenze.

Tre punti meritano una lettura attenta, perché sono i primi a sparire nelle riprese.

  • Il nome è un marchio registrato, non una classificazione cinofila. Il sito risponde senza ambiguità alla propria domanda su che cosa significhi il ™ dopo il nome: le parole American Lo-Sze Pugg sono registrate come marchio, i trasgressori saranno perseguiti a norma di legge e gli allevatori devono essere «autorizzati». Si tratta quindi del controllo di un nome, non del riconoscimento di una razza da parte di una federazione cinofila.
  • La composizione della razza non viene rivelata, e lo si dichiara apertamente. Alla domanda diretta su quali razze siano state usate per creare l’American Lo-Sze Pugg, il sito risponde che la fondatrice «non desidera divulgare la genetica esatta impiegata nel suo programma di allevamento», per motivi di sicurezza: perché la razza non venga sfruttata da allevatori senza scrupoli. Qualsiasi affermazione del tipo «carlino più pechinese» o «carlino, pechinese e spaniel tibetano» non proviene dunque dal programma, ma da repertori che si ricopiano a vicenda. Noi non riportiamo simili ricette: il programma non le ha mai pubblicate.
  • La parola «riconosciuta» ha qui un significato ristretto. Alla domanda se sia una razza riconosciuta il sito risponde di sì e spiega subito da chi: la razza è «riconosciuta e registrata» dall’Animal Research Foundation. È un registro privato statunitense, non un club cinofilo nazionale. Né la Fédération Cynologique Internationale né l’American Kennel Club riconoscono la razza.

Un altro dettaglio verificabile, dalla sezione salute: la fondatrice riferiva che i suoi riproduttori venivano visitati da oftalmologi veterinari, citava i numeri dei certificati della Canine Eye Registry Foundation rilasciati nel 2000 per tre animali da riproduzione e offriva agli acquirenti dei cuccioli una garanzia di diciotto mesi contro i difetti ereditari invalidanti. È un caso raro in cui un piccolo progetto privato lascia dietro di sé qualcosa di verificabile e non solo fotografie.

Il sito proprio della razza smise di essere aggiornato all’inizio degli anni Duemila, e le sue versioni successive nell’archivio non si aprono più. Tutto ciò che scriviamo del programma riguarda dunque lo stato registrato nelle copie d’archivio dal 2000 al 2002, ed è così che va letto.

Lo standard di razza: che cosa dice — e che cosa gli manca

Lo standard dell’American Lo-Sze Pugg™ è breve, e il suo testo si è conservato in due copie d’archivio indipendenti (2001 e 2002) senza una sola differenza fra loro. Ecco che cosa richiede.

  • Aspetto generale: cane toy, intelligente, attento, robusto, dal corpo compatto, che mostra audacia e stima di sé.
  • Testa: non deve apparire grande rispetto al cane ma deve mostrare larghezza; cranio largo e piatto tra le orecchie, largo tra gli occhi; stop profondo.
  • Muso: «molto corto e largo», non appuntito; la piega nasale è preferita.
  • Tartufo: largo, con narici aperte, di qualsiasi colore.
  • Occhi: grandi e rotondi; quelli eccessivamente sporgenti sono considerati un difetto; colore libero.
  • Chiusura: il mento deve essere prognato e rivolto verso l’alto; gli incisivi inferiori devono sporgere davanti a quelli superiori; né i denti né la lingua devono vedersi a bocca chiusa; la bocca storta è un difetto.
  • Coda: attaccata alta, portata sopra il dorso, appoggiata su un lato o sull’altro, in ricciolo pieno o lasco.
  • Arti anteriori: moderatamente corti, con buona ossatura, con appiombi moderatamente larghi — e curvi.
  • Piedi: grandi, piatti, non rotondi; gli anteriori leggermente ruotati verso l’esterno.
  • Pelo e colore: corto, morbido e liscio, con sottopelo; sono ammessi tutti i colori e tutti i disegni.
  • Peso: da 5 a 15 libbre, cioè circa 2,3–6,8 kg.

E ora i vuoti, perché qui dicono molto.

Lo standard non fissa l’altezza. In un documento che descrive la testa, la mascella, i piedi e perfino gli appiombi anteriori non c’è una sola cifra sull’altezza al garrese. Merita una menzione a parte, perché l’intera idea dichiarata della razza è proprio il portamento più basso. Per questo nella scheda di razza non riportiamo alcuna cifra di altezza: nello standard non c’è, e quel che circola nei repertori si contraddice da solo. L’articolo di riferimento più copiato indica l’altezza come «una media di 10 pollici (21 cm)», ma 10 pollici sono 25,4 cm, quindi i due numeri sulla stessa riga non tornano fra loro. Non scegliamo il più comodo e non facciamo una media: al posto di un intervallo inventato preferiamo un vuoto onesto. È uno scostamento consapevole dalla nostra regola abituale secondo cui in ogni campo deve esserci una cifra, e lo dichiariamo perché la redazione successiva non lo «ripari».

Lo standard non divide le misure per sesso. Molti standard danno limiti distinti per maschi e femmine, e fonderli in un unico intervallo è un errore grossolano. Qui non c’è nulla da dividere: l’unico intervallo di peso, da 5 a 15 libbre, vale per tutti i cani della razza.

Le cifre sul peso divergono perfino all’interno dei materiali del programma. Lo standard dice da 5 a 15 libbre. La sezione «quel che conviene sapere» dello stesso sito risponde diversamente alla domanda sulla taglia: «una media di 7–10 libbre». E l’articolo di riferimento da cui copia il resto di internet offre una terza variante: da 5 a 12 libbre (2,5–5,5 kg). È la trappola classica: tutte e tre le cifre vengono «da materiale ufficiale» e nessuna sembra estranea. Noi prendiamo lo standard, perché è il documento che definisce la razza, e il resto lo chiamiamo divergenza.

Il secondo pelo è una traccia lasciata da un libro antico. L’articolo di riferimento cita un secondo tipo di pelo, «indesiderato ma accettato»: lungo, con frange su orecchie, arti, coda e dita. È quasi alla lettera la descrizione del «loong chua lo-sze», il carlino dall’artiglio di drago, nell’opera classica del 1921 sui cani di Cina e Giappone, dove si dice che quella varietà era la più apprezzata e la più rara e che si estinse circa mezzo secolo prima della stesura del libro. Lo standard moderno conserva dunque al suo interno una citazione testuale proprio dal libro su cui poggia tutta la leggenda d’origine.

La leggenda dell’origine antica: come si verifica
Che cosa diceva del lo-sze la letteratura antica — e dove il racconto moderno la rovescia

La cosa più interessante è che il libro del 1921 descrive il lo-sze in modo molto concreto, e che questi dettagli, a differenza della leggenda, passano a stento nei testi attuali.

  • Il carattere più ricercato dagli allevatori cinesi era il «segno del Principe»: tre rughe sulla fronte con una barra verticale, che componevano il carattere cinese di «principe». Gli stessi cinesi riconoscevano quel carattere nelle striature sulla fronte della tigre. Anche la macchia bianca a «bottone» sulla fronte era incoraggiata, ma valeva meno delle rughe. Di tutto ciò, nello standard moderno dell’American Lo-Sze Pugg resta solo la frase asciutta «la piega nasale è preferita».
  • Il secondo carattere era l’elasticità della pelle, assai più marcata, secondo Collier, che nel pechinese.
  • Le orecchie sono descritte come piccole, simili a mezza albicocca secca, poste con la faccia esterna contro la testa e rivolte leggermente all’indietro; era ammesso anche l’orecchio «a corno».
  • I cinesi accorciavano la coda per simmetria, benché il ricciolo e il doppio ricciolo fossero noti.
  • La varietà più apprezzata era il «loong chua lo-sze», il carlino dall’artiglio di drago: pelo corto ovunque tranne che su orecchie, dita, parte posteriore degli arti e coda «a crisantemo», dove era riccamente frangiato. Collier scrive che si trattava a quanto pare di una linea distinta, estinta circa mezzo secolo prima dell’uscita del libro.

E ora la discordanza centrale, che non è da poco. Tutta l’idea del programma moderno si regge sul fatto che il lo-sze «originale» fosse basso e dalle zampe corte e che la selezione europea abbia reso il carlino più alto e più lungo di arti. La letteratura antica, però, contrappone il lo-sze al pechinese esattamente al contrario: una formula che gira nelle opere inglesi sul carlino almeno dalla metà del Novecento distingue «il lo-sze dalle zampe più lunghe e dal pelo corto» dal «pechinese dalle zampe corte e dal pelo lungo». Collier osserva nella stessa direzione che gli arti del lo-sze sono «solo leggermente piegati al gomito». Lo standard moderno dell’American Lo-Sze Pugg chiede il contrario: anteriori «moderatamente corti… curvi», piedi «grandi, piatti, non rotondi», gli anteriori ruotati verso l’esterno.

Non è un motivo per dire che il programma sia disonesto. È un motivo per chiamare le cose con il loro nome: il carlino nano americano di oggi è un tipo nuovo, assemblato negli anni Novanta sotto un nome antico, e non un tipo antico restaurato. Il carattere scelto come centrale — arti corti e curvi — non era ciò che distingueva il lo-sze nella sua più antica descrizione dettagliata.

Una parola a parte sulla doppia «g» di Pugg. Il sito della razza la spiega così: «questa grafia deriva dal termine affettuoso dell’inglese antico». I repertori etimologici inglesi datano la parola pug come appellativo affettuoso generico intorno al 1560, e il significato di «cane piccolo» al 1749; la forma puggy è realmente esistita. Ma il 1560 appartiene al primo inglese moderno e non all’inglese antico, conclusosi circa quattrocento anni prima. La spiegazione poggia su un’osservazione corretta e su un’epoca sbagliata.

Com’è fatto il carlino nano americano
Carlino nano americano (carlino lo-sze) — descrizione dettagliata dell'aspetto

È un cane piccolo e compatto da 2,3 a 6,8 kg, dal corpo denso e quasi quadrato di profilo, con portamento basso. La testa è larga e piatta tra le orecchie, lo stop profondo, il muso «molto corto e largo» secondo lo standard. Gli occhi sono grandi e rotondi, e lo standard considera un difetto quelli eccessivamente sporgenti: caso raro in cui un documento mette in guardia proprio contro l’eccesso che nelle razze toy di solito si loda.

Testa e chiusura

La chiusura è descritta più dettagliatamente di ogni altra cosa nello standard: il prognatismo è obbligatorio, gli incisivi inferiori devono sporgere davanti a quelli superiori, la mascella inferiore è larga e forte, gli incisivi stanno in fila diritta, né accavallati né inclinati, e né denti né lingua devono vedersi a bocca chiusa. La bocca storta è un difetto. Il tartufo è largo, con narici aperte; a differenza di molti standard di razze toy, qui si scrive espressamente «narici aperte», e non è un requisito estetico: nei cani dal muso corto il restringimento delle narici ha un peso respiratorio diretto.

Corpo, arti, coda

Il corpo è «piuttosto lungo», il petto largo, la linea superiore diritta, il collo corto e moderatamente spesso. Gli arti anteriori sono moderatamente corti, con buona ossatura, ad appiombi larghi e curvi; i posteriori possono avere ossatura un po’ più leggera, ma devono essere saldi. I piedi sono grandi, piatti, non rotondi, gli anteriori ruotati verso l’esterno. La coda è attaccata alta e posa sul dorso in ricciolo pieno o lasco, su un lato o sull’altro. È proprio questo insieme — arto anteriore corto e curvo con piede grande e piatto — a produrre quell’andatura dondolante che le descrizioni della razza definiscono simpatica.

Pelo e colore

Lo standard chiede pelo corto, morbido e liscio con sottopelo, e ammette tutti i colori e tutti i disegni senza eccezioni. È sensibilmente più ampio che nel carlino moderno, ed è qui che l’idea dichiarata del «ritorno all’antenato variopinto» si vede davvero nel documento e non solo nel racconto: i cani pezzati e bianchi non sono esclusi. Il secondo tipo di pelo — lungo, con frange su orecchie, arti, coda e dita — i repertori lo descrivono come «indesiderato ma accettato».

Brachicefalia: una domanda per la tabella, non per l’impressione

Di questa razza si scrive spesso che i suoi allevatori «evitano consapevolmente la brachicefalia estrema». Nei documenti del programma non c’è nulla del genere. Lo standard chiede un muso «molto corto e largo». La sezione salute del sito della razza si apre dicendo che la maggior parte dei problemi di questi cani riguarda la testa, come nel carlino e nel pechinese, e parla a parte della «estrema brevità del naso» della razza, per cui il cane si surriscalda in fretta. A definire brachicefala la razza non sono dunque i critici, ma i suoi stessi materiali.

Questo conta, perché un’etichetta di costruzione non è una proprietà di un nome, ma il risultato della misurazione di un cane preciso. La scienza veterinaria qui lavora con i numeri, e i numeri conviene conoscerli.

  • Esiste una cifra soglia. L’autorità alimentare finlandese raccomanda un rapporto craniofacciale — lunghezza del muso rispetto a quella del cranio — non inferiore a 0,33. Analizzando i risultati dei test di allevamento finlandesi dal 2017 al 2022, le ricercatrici notano che quella soglia è stata raggiunta da soli 13 cani sull’intero campione, in prevalenza bulldog inglesi.
  • All’interno di una stessa razza dal muso corto quel rapporto distingue male. Un lavoro di Cambridge del 2017 su 604 cani, di cui 189 carlini, ha cercato quali misure si associno alla respirazione difficoltosa in ciascuna razza presa a sé. Nei carlini sono risultate significative la larghezza dell’occhio rispetto a quella del cranio e l’indice cranico, non il rapporto craniofacciale; gli autori hanno inoltre messo in dubbio la riproducibilità di quella misura tra due osservatori.
  • Le narici sono il predittore più affidabile. Nello stesso lavoro la stenosi delle narici si è associata alla respirazione difficoltosa in tutte e tre le razze studiate. E nei dati finlandesi il 71 % dei carlini esaminati presentava stenosi narinale moderata o grave: la percentuale più alta fra tutte le razze testate.

La conclusione pratica per chi compra è semplice e verificabile: bisogna guardare le narici e il respiro del cane che si ha davanti, non il nome sui documenti. Uno standard che consente un muso «molto corto e largo» non garantisce nulla in nessuna direzione: sotto quello standard può nascere un cane con le narici aperte e altrettanto uno con le narici quasi chiuse.

Vale la pena sapere come funziona là dove il tema si misura già. Secondo la rassegna delle ricercatrici finlandesi, in Finlandia dal 2017 è in vigore un test di allevamento che unisce una camminata di un chilometro al controllo del recupero e della temperatura, una valutazione veterinaria dei segni respiratori e un esame delle narici; per i carlini è diventato obbligatorio prima dell’accoppiamento nel 2021 e per entrambi i genitori dal 2024. La stessa rassegna riporta che in Germania la prova da sforzo è obbligatoria per i carlini da riproduzione dal 2009 e che i club cinofili svedese e norvegese hanno vietato di accoppiare cani brachicefali con segni respiratori moderati e gravi. Si noti la natura di queste norme: una parte sono regolamenti di club cinofili e non divieti statali, e i due livelli non vanno confusi. Nessuna di esse menziona il carlino nano americano — né deve: lavorano su un cane misurato, non su un nome di razza.

E un’altra cifra che mostra bene la direzione: in Finlandia le iscrizioni di carlini sono scese da 346 nel 2017 (36º posto fra le cento razze più diffuse) a 135 nel 2022 (92º posto).

Salute: due elenchi diversi su una stessa pagina
Quanto vive il carlino lo-sze: tre risposte diverse

La cifra di «12–15 anni» che circola in tutti i repertori proviene dai materiali dello stesso programma di allevamento: così risponde la sezione «quel che conviene sapere» del sito della razza, e così riporta anche l’articolo di riferimento più copiato. Non sono stati pubblicati dati indipendenti sulla longevità di questa razza, perciò nella scheda manteniamo quella cifra come dichiarata dal programma e non come misurata.

Sul carlino, invece, i dati ci sono — e mostrano quanto la risposta dipenda dal metodo.

  • Le tavole di mortalità britanniche del 2022 (costruite su 30 563 morti di cani fra il 2016 e il 2020) danno al carlino un’aspettativa di vita alla nascita di 7,65 anni (intervallo di confidenza 6,99–8,20) contro 11,23 anni per l’insieme dei cani. Le autrici stesse avvertono che per alcune razze, fra cui il carlino, il campione era piccolo (197 cani), sicché quelle tavole vanno lette con riserva. Le stesse riportano una stima giapponese per il carlino — 12,8 anni — e spiegano lo scarto con differenze di campionamento.
  • Uno studio britannico del 2024 sulla longevità delle razze assegna al carlino una mediana di 11,6 anni, contro 12,0 nei meticci.

Due fonti britanniche sottoposte a revisione paritaria e due cifre molto diverse per la stessa razza. Non scegliamo la più comoda e non le mediamo: la differenza non sta nei dati, ma in che cosa si conta — l’aspettativa di vita alla nascita secondo una tavola di mortalità, oppure la mediana dell’età alla morte. Sono due domande diverse e hanno diritto a risposte diverse.

Carattere: che cosa dice lo standard e che cosa è stato misurato

Lo standard formula il temperamento in poche parole: un cane sensibile e intelligente «la cui unica funzione è servire l’uomo come compagno», reattivo e affettuoso con i suoi, ma capace di riservatezza con gli estranei, che hanno bisogno di tempo per essere accettati. I materiali della razza aggiungono: socievole, tollerante verso gatti e uccelli, risponde bene sia all’obbedienza sia ai giochi di abilità, buono con i bambini, abbaia come segnale più che senza motivo, e per taglia e indole non può fare da guardiano.

È una descrizione dell’allevatrice, e come tale va letta. Di misurato in modo indipendente, su questa razza, non c’è nulla. Una cifra contigua però esiste: nel confronto britannico su 40 diagnosi comuni la probabilità che a un carlino venisse annotata aggressività era più bassa che negli altri cani — rapporto di probabilità 0,31. Non è «una razza senza aggressività»; è una statistica di visite veterinarie in cui il carlino compare effettivamente meno del cane medio.

I materiali della razza mettono in guardia a parte contro la trappola comportamentale dei cani piccoli: se a un cane piccolo si permette ciò che non si permetterebbe a uno grande, comincia a comportarsi da capobranco. Il consiglio è vecchio e noioso, ma funziona: stesse regole a prescindere dalla taglia, coerenza e socializzazione precoce.

È interessante confrontare questo progetto con altre razze e altri progetti americani. Lo staghound americano si è formato come tipo da lavoro per un compito preciso — velocità e caccia — e la sua forma è stata dettata dal lavoro. Il pastore della tundra americano è anch’esso un progetto americano moderno, nato da un bisogno: un cane per un clima duro. Il carlino nano americano appartiene a una terza categoria: la sua forma non è dettata dal lavoro ma da un’immagine del cane antico ricostruita dai libri. È un modo legittimo di allevare cani, ma significa che qui l’aspetto è il fine e non la conseguenza.

Cura del pelo e igiene

La cura di un cane a pelo corto di questa taglia è semplice, e i materiali della razza la riassumono in una riga: una spazzolata settimanale e un bagno di tanto in tanto sono tutto il necessario. La muta è un processo naturale, e la spazzola settimanale la tiene sotto controllo.

  • Spazzolatura: una volta a settimana con spazzola dura o guanto di gomma; nei periodi di muta più intensa più spesso.
  • Bagno: al bisogno, senza calendario. Un cane di questa taglia raramente si sporca al punto da doverlo lavare spesso.
  • Pieghe del muso: il punto più importante in qualunque cane dal muso corto con pieghe cutanee — tenerle asciutte e pulite, detergerle e, soprattutto, asciugarle dopo.
  • Occhi: con orbite poco profonde e ammiccamento insufficiente, che i materiali della razza elencano fra le condizioni note in essa, il veterinario può prescrivere lacrime artificiali. Le colature sotto gli occhi su un muso chiaro sono un motivo per far controllare i dotti lacrimali, non un semplice dettaglio estetico.
  • Unghie e orecchie: in un cane che cammina poco su superfici dure le unghie non si consumano da sole e vanno accorciate con regolarità; le orecchie si controllano ogni settimana.
Addestramento e socializzazione
Carlino nano americano (carlino lo-sze) — addestramento e socializzazione

I materiali della razza descrivono questi cani come dotati di «un livello di intelligenza relativamente alto» e reattivi sia all’obbedienza sia ai giochi di abilità, consigliando di iniziare presto e per gradi. È la formulazione consueta per un cane da compagnia, e per questa razza in particolare non sono stati pubblicati test oggettivi sulle capacità cognitive: non conviene quindi spremerne di più.

In pratica sono più utili due cose. La prima: in un cane dal muso corto l’addestramento si pianifica attorno al respiro — sessioni brevi, senza surriscaldamento e senza eccitazione fino all’affanno; i materiali della razza consigliano espressamente di badare che il cane non si surriscaldi durante l’attività. La seconda: la socializzazione serve proprio perché lo standard prevede riservatezza verso gli estranei — non è un difetto ma un tratto descritto, e un lavoro precoce e tranquillo dà un adulto che non si spaventa delle visite.

La razza non ha bisogno di sforzi prolungati: secondo la descrizione del programma questi cani si mantengono in forma con la normale attività domestica, ma la passeggiata quotidiana resta necessaria. Il gioco della palla è il preferito, ed è proprio lì che è più facile non accorgersi del surriscaldamento.

Alimentazione e peso: l’unica leva davvero misurata
Pregi e difetti della razza
PregiDifetti
Piccolo compagno a cui bastano un appartamento e la normale attività domestica.Cane dal muso corto con tutte le conseguenze: caldo, sforzo e affanno restano temi costanti.
Lo standard ammette tutti i colori e tutti i disegni: i cani pezzati e bianchi non sono esclusi.Lo standard non fissa l’altezza, e le cifre dei repertori si contraddicono fra loro.
Lo standard definisce difetto gli occhi eccessivamente sporgenti e richiede narici aperte.La composizione della razza non è rivelata, quindi i rischi ereditari si giudicano solo da razze affini.
Secondo la descrizione del programma, un cane socievole e tollerante verso gatti e uccelli.La razza è poco numerosa, fuori dagli Stati Uniti quasi non si incontra, e il sito proprio della razza non viene aggiornato da tempo.
Cura del pelo minima: spazzola settimanale e bagno al bisogno.L’«origine antica» dichiarata non è sostenuta da documenti: è una ricostruzione a partire dai libri.
Curiosità sul carlino nano americano
  • Il nome della razza è un marchio registrato. Non è una figura retorica: il sito della razza parla espressamente della registrazione del segno e di allevatori «autorizzati». Le federazioni cinofile non c’entrano — il nome è tutelato dal diritto dei marchi e non da un libro genealogico.
  • Lo standard descrive la chiusura più dettagliatamente di tutto il resto messo insieme. Le dedica cinque requisiti distinti, mentre all’altezza non ne dedica nemmeno uno.
  • Il «segno del Principe». Il libro del 1921 riferisce che il carattere più desiderato del lo-sze cinese erano tre rughe sulla fronte con una barra verticale che componevano il carattere di «principe» — lo stesso che i cinesi vedevano nelle striature sulla fronte della tigre.
  • Il «carlino dall’artiglio di drago». La seconda varietà del lo-sze, a pelo lungo, con frange su orecchie, dita e coda, era considerata la più preziosa e, secondo lo stesso libro, si estinse circa mezzo secolo prima del 1921. La sua descrizione coincide quasi alla lettera con il secondo tipo di pelo «indesiderato ma accettato» dei repertori odierni sulla razza.
  • La parola «lo-sze» all’origine è con ogni probabilità un toponimo e non «piccolo». L’autore del 1921 supponeva che il nome si fosse contratto dalla forma antica «lo-chiang-sze», in cui «-sze» è un suffisso frequente nei nomi di luogo del Sichuan.
  • La coda a ricciolo non è una coda a cavatappi. Nello studio del 2018 che individuò la mutazione del cavatappi nei bulldog, tutti e 29 i carlini esaminati ne erano indenni, e le loro code alla radiografia risultarono di lunghezza piena e prive di malformazioni vertebrali.
Domande frequenti sulla razza (FAQ)

In che cosa il carlino lo-sze differisce dal carlino comune?
Nello scopo dichiarato: è un tentativo di comporre un cane più compatto, dal portamento più basso, con anteriori più corti e curvi, piedi grandi e piatti e qualsiasi colore, compresi il pezzato e il bianco. Lo standard però richiede un muso «molto corto e largo», non più lungo di quello del carlino.

È più sano del carlino moderno?
Nessuno l’ha dimostrato. Non sono stati pubblicati studi clinici su questa razza in particolare, e i suoi stessi materiali la definiscono brachicefala e parlano dell’estrema brevità del naso. Non affermiamo né che la razza sia più robusta né che sia più malaticcia: per la prima cosa mancano i dati, e per la seconda pure.

Quali razze sono state usate per crearla?
Il programma di allevamento ha rifiutato di divulgarlo e ne ha dato la ragione: perché la razza non venisse copiata. Le ricette che girano nei repertori non provengono da esso.

Questa razza è davvero esistita nella Cina antica?
Piccoli cani dal muso corto sono documentati in Cina da lungo tempo, e «lo-sze» è attestato come nome cinese corrente del carlino. Ma nessuna linea che vada da loro al programma americano del 1989 è stata documentata, e le date precise del racconto popolare — su Confucio, sul dizionario «intorno al 950» — non reggono il confronto con la fonte primaria.

Quanto vive?
Il programma di allevamento dichiara 12–15 anni. Non esistono misurazioni indipendenti su questa razza. Per confronto, due studi britannici danno al carlino 7,65 anni secondo la tavola di mortalità e 11,6 anni secondo la mediana dell’età alla morte: una differenza di metodo, non di dati.

A che cosa guardare scegliendo un cucciolo?
Alle narici e al respiro: la stenosi delle narici è il più affidabile fra i predittori semplici di respirazione difficoltosa nei cani dal muso corto, e negli esami finlandesi il 71 % dei carlini presentava stenosi moderata o grave. Poi al peso dei genitori e alla disponibilità dell’allevatore a mostrare come respirano i suoi cani dopo il movimento.

Pro
  • Piccolo compagno a cui basta un appartamento
  • Lo standard ammette tutti i colori e tutti i disegni
  • Lo standard richiede narici aperte e definisce difetto gli occhi sporgenti
  • Cura del pelo minima
Contro
  • Cane dal muso corto: prudenza con il caldo e con lo sforzo
  • Lo standard non fissa l'altezza; le cifre dei repertori si contraddicono
  • Composizione non rivelata: i rischi ereditari si giudicano solo da razze affini
  • Poco numerosa, fuori dagli Stati Uniti quasi non si incontra
  • L'origine antica dichiarata non è sostenuta da documenti
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Principianti43.54
Domande frequenti
In che cosa il carlino lo-sze differisce dal carlino comune?
Nello scopo dichiarato: un cane più compatto, dal portamento più basso, con anteriori più corti e curvi, piedi grandi e piatti e qualsiasi colore. Lo standard però richiede un muso «molto corto e largo», non più lungo di quello del carlino.
È più sano del carlino moderno?
Nessuno l'ha dimostrato: non sono stati pubblicati studi clinici su questa razza in particolare, e i suoi stessi materiali la definiscono brachicefala e parlano dell'estrema brevità del naso.
Quali razze sono state usate per crearla?
Il programma di allevamento ha rifiutato di divulgarlo e ne ha dato la ragione: perché la razza non venisse copiata. Le ricette che girano nei repertori non provengono da esso.
La razza è davvero esistita nella Cina antica?
Piccoli cani dal muso corto sono documentati in Cina da lungo tempo, e «lo-sze» è attestato come nome cinese corrente del carlino. Ma nessuna linea che vada da loro al programma americano del 1989 è stata documentata, e le date del racconto popolare non reggono il confronto con la fonte primaria.
Quanto vive?
Il programma dichiara 12–15 anni; non esistono misurazioni indipendenti su questa razza. Per confronto, due studi britannici danno al carlino 7,65 anni secondo la tavola di mortalità e 11,6 anni secondo la mediana dell'età alla morte: una differenza di metodo.
A che cosa guardare scegliendo un cucciolo?
Alle narici e al respiro: la stenosi delle narici è il predittore semplice più affidabile di respirazione difficoltosa, e negli esami finlandesi il 71 % dei carlini presentava stenosi moderata o grave. Poi al peso dei genitori e alla disponibilità dell'allevatore a mostrare i cani dopo il movimento.
Fonti

Standard e materiali dell'American Lo-Sze Pugg™ (copie d'archivio del sito ufficiale della razza, 2001–2002) · V. W. F. Collier, Dogs of China and Japan in Nature and Art, 1921 · O’Neill et al., Canine Medicine and Genetics, 2022 (VetCompass, carlino) · Liu et al., PLOS ONE, 2017 · Lilja-Maula et al., Acta Veterinaria Scandinavica, 2024 · Mansour et al., PLOS Genetics, 2018 · Teng et al., Scientific Reports, 2022 · McMillan et al., Scientific Reports, 2024

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