| Altezza | 29–36 cm |
| Peso | 3–5 kg |
| Aspettativa di vita | 12–15 anni |
| Gruppo FCI | non riconosciuta dalla FCI (ratter baleare) |
| Origine | Spagna (Maiorca) |
Valutazioni precise
- Razza in genere robusta e resistente
- Lussazione della rotula
- Problemi dentali (bocca piccola)
- Traumi per l'agilità e il coraggio
- Sensibilità al freddo (pelo corto)
Piccole porzioni di alimento di qualità per razze piccole e attive, con controllo del peso. Cura dei denti; d'inverno proteggerlo dal freddo per il pelo corto.
Il Ratonero Mallorquín, che a Maiorca chiamano Ca Rater Mallorquí e nel resto della Spagna Perro Ratero Mallorquín, non è il cagnolino da divano che la taglia lascerebbe immaginare. È un cacciatore di ratti selezionato per generazioni dai contadini delle Baleari: tre o quattro chili di coraggio, orecchie dritte come antenne e riflessi da centometrista. Chi lo vede per la prima volta giura di avere davanti un terrier in miniatura, e sbaglia. Le razze simili le trovi nella nostra classifica delle razze canine più piccole.
Porta con sé una vicenda che in Italia suona stranamente familiare: una razza con uno standard scritto, un libro genealogico e una popolazione viva, che sulla carta internazionale però non esiste. Quel nodo spiega quasi tutto il resto.
Storia e origini della razza
La storia di questo cane si intreccia con quella di Maiorca. Si ritiene che i suoi antenati siano arrivati sull’isola al seguito dei coloni catalani, insieme a tutto ciò che serviva a mettere in piedi un’azienda agricola mediterranea. Per secoli hanno svolto un lavoro fondamentale e quasi invisibile: tenere puliti dai roditori magazzini, stalle e granai. Non a caso nel nome c’è la parola rater, dal maiorchino rata, ratto. Il nome della razza è il nome del mestiere.
Va detto subito ciò che molte schede evitano: una storia documentata più indietro della metà dell’Ottocento non esiste. Le origini fenicie o romane che si leggono in giro sono ipotesi suggestive, non fonti: i cani contadini non lasciano archivi, lasciano cani.
Colpisce quanto abbia in comune con gli altri ratter iberici. Guardando il Ratonero Valenciano la somiglianza è imbarazzante, e non è un’impressione: la genetica ha confermato una parentela stretta, coerente con secoli di traffici fra Valencia e le Baleari.
Tre nomi, un cane solo: come non fare confusione
La stessa razza si presenta con tre etichette, e chi non conosce la situazione linguistica delle Baleari crede di avere davanti popolazioni diverse: Ca Rater Mallorquí è la forma catalano-maiorchina dello standard ufficiale, Perro Ratero Mallorquín (o Ratonero Mallorquín) la resa castigliana dei documenti spagnoli, Ratoner de Mallorca la variante corrente nella pubblicistica cinofila. Tre registri della stessa lingua amministrativa, non tre cani.
La confusione vera è un’altra: il ratter valenciano è una razza distinta, non il nome alternativo del maiorchino: cugini stretti, non gemelli.
Riconosciuta o no? Che cosa significa davvero «razza ufficiale»
Risposta breve: il Ca Rater Mallorquí non è riconosciuto dalla FCI. Non esiste uno standard FCI di questa razza, non esiste un numero, e chiunque te ne citi uno sta inventando. La risposta lunga è più interessante, perché i documenti il cane li ha: semplicemente non sono documenti FCI.
Il percorso è stato tutto spagnolo e ha seguito il binario amministrativo, non quello cinofilo. Lo standard è stato pubblicato sul bollettino ufficiale delle Baleari (BOIB) il 28 dicembre 2002; poco prima, con risoluzione del 21 novembre 2002, il governo balearico aveva affidato al club la tenuta del libro genealogico. La cornice giuridica è il Real Decreto 558/2001 del 25 maggio 2001, sul riconoscimento delle associazioni di allevatori di cani di razza pura.
Il passaggio statale viene spesso raccontato male, con fonti che oscillano fra 2003 e 2004 come se si contraddicessero. Sono due tappe dello stesso procedimento: il comitato competente ha dato il via libera il 22 aprile 2003, l’atto formale — l’Orden APA/807/2004, firmata il 24 marzo 2004 e pubblicata sul BOE del 30 marzo — è arrivato l’anno dopo. E c’è un dettaglio decisivo: in quell’allegato ministeriale il maiorchino e il valenciano sono entrati lo stesso giorno, con lo stesso atto. Vent’anni dopo il valenciano ha lo standard FCI n. 370 e il maiorchino non ha nulla.
C’è poi un secondo binario che quasi nessuno cita: la legge balearica sulla caccia, Ley 6/2006, all’articolo 34.5 impegna l’amministrazione a favorire la conservazione delle razze da caccia locali, nominandole una per una — eivissenc, mè i rater. Una legge in vigore chiama questo cane per nome. A un italiano dovrebbe suonare familiare: è così che da noi sopravvivono molte razze locali, prima tutelate da una norma di settore e poi, se va bene, dalla cinofilia.
Due precisazioni contro altrettante leggende di rete. La RSCE, la società canina spagnola che aderisce alla FCI, non ha riconosciuto la razza: sul suo sito compare in una sezione a parte, dedicata alle razze baleariche in fase di recupero. E la razza non figura nel catalogo ufficiale spagnolo delle razze zootecniche.
Dietro tutto questo c’è il Club del Ca Rater Mallorquí, sigla CEPRAM, nato nel 1990: esami di selezione due volte l’anno, a maggio e a ottobre, e monografica la prima domenica di dicembre a Montuïri. Per arrivare alla FCI bisognerebbe passare dalla RSCE, e passare dalla RSCE significa consegnarle il libro genealogico. Il club ha scelto di non farlo: ha preferito tenere il timone e rinunciare al passaporto. La porta l’hanno chiusa da dentro.
E in Italia? ENCI, ROI e il muro del Libro genealogico
Domanda che a un italiano viene in trenta secondi: se mi arriva un ca rater, posso avere il pedigree? No. L’ente di riferimento è l’ENCI, Ente Nazionale della Cinofilia Italiana, istituito con il Regio Decreto 13 giugno 1940, n. 1051 e posto sotto la vigilanza del ministero dell’agricoltura: è l’organizzazione italiana che aderisce alla FCI ed è l’unica a tenere il Libro genealogico del cane di razza. Il registro principale oggi si chiama ROI (Registro Origini Italiano); moltissimi annunci usano ancora la vecchia sigla LOI (Libro Origini Italiano), ma è la stessa cosa.
| Registro | A chi è destinato | Il ca rater ci rientra? |
|---|---|---|
| ROI | Cani con genealogia completa, figli di soggetti già iscritti al Libro genealogico italiano o a un libro estero riconosciuto | No. Il libro maiorchino non è riconosciuto in ambito FCI |
| RSR (Registro Supplementare Riconosciuti) | Soggetti tipici ma privi di genealogia completa, di una razza già riconosciuta; dopo alcune generazioni porta al ROI | No. Presuppone che la razza sia riconosciuta |
| RSA (Registro Supplementare Aperto) | Soggetti di popolazioni tipiche italiane in fase di recupero come razze | No. È riservato a popolazioni italiane |
Nessuna delle tre porte si apre: in Italia un ca rater resterà sempre, sui documenti cinofili, un cane senza pedigree ENCI. Non è però un cane senza identità. Ha i documenti di origine del club maiorchino e, soprattutto, microchip e iscrizione all’anagrafe canina, che sono gli unici documenti che qui contano sul piano legale: può vivere, viaggiare, essere curato e assicurato come chiunque altro, ma non farà esposizioni ENCI né riprodurrà «con le carte». Vale anche il rovescio, che da noi si confonde di continuo: senza pedigree non significa senza selezione, e con pedigree non significa ben allevato.
Una storia che l’Italia conosce a memoria: Fonnese, Oropa, Sila
Se la vicenda ti suona familiare è perché l’abbiamo in casa: popolazioni antiche, ben identificate, radicate in un territorio, allevatori che le conoscono una per una, e nessun riconoscimento FCI.
Il caso più noto è il Cane da Pastore Fonnese, il cane della Barbagia sarda. La prima associazione di amatori nasce nel 1991; l’ENCI ha pubblicato uno standard e aperto per lui il RSA nel 2013. La formula ufficiale è una formula d’attesa: razza iscritta al Registro Supplementare Aperto per la quale sono state avviate le procedure di riconoscimento. Avviate, non concluse. Nello stesso registro convivono il Cane di Oropa, il Cane di Mannara siciliano, il Cane delle Alpi Apuane, il Pastore della Lessinia e del Lagorai (RSA nel giugno 2020) e il Cane da Pastore della Sila (2015).
C’è poi un gradino intermedio, che a Maiorca non hanno: il Segugio Maremmano ha ottenuto dalla FCI il riconoscimento provvisorio (circolare n. 65 del 12 ottobre 2018). Può andare alle esposizioni mondiali e di sezione, ma non può ottenere il CACIB finché il riconoscimento non diventa definitivo. Lo status non è eterno: si sale un gradino alla volta.
La differenza fra noi e loro è tutta politica. L’ENCI ha aperto un registro apposta per accompagnare le popolazioni italiane verso il riconoscimento: per il Fonnese e per gli altri la porta è socchiusa. Il club maiorchino, davanti alla stessa porta, ha deciso di non entrare per non consegnare il proprio libro. Stessa fotografia, motivazioni opposte.
Il mestiere del ratter: com’era davvero
Per capire il carattere bisogna vederlo al lavoro, e il lavoro era uno: bonificare dai roditori la possessió, la grande azienda agricola maiorchina. Magazzino delle granaglie, stalla, mulino, frantoio. Il cane veniva mandato sotto il tavolato, fra i sacchi accatastati, dentro le fessure dei muri a secco. La taglia minuscola non è un vezzo estetico: un cane più grande in quei posti non ci entra.
È un lavoro più duro di quanto la parola «topolino» faccia pensare: un ratto messo alle strette non scappa, si gira e morde. Da qui una selezione feroce sul coraggio. Ed è soprattutto un lavoro autonomo: nessuno dà comandi a un cane che opera al buio, sotto un pavimento. Il ca rater decide da solo, ed è la ragione per cui duecento anni dopo ti sembrerà testardo quando gli chiedi di lasciare un cespuglio sospetto. Non è testardaggine: è il suo software di fabbrica.
Non solo ratti: coniglio, tordi e la tecnica del buidar
Il repertorio è più ampio: conigli, lepri, ricci e persino tordi. Sul coniglio ha una tecnica sua, che i maiorchini chiamano buidar, cioè «svuotare»: entra nella macchia e spinge fuori la preda perché la prenda qualcun altro, invece di inseguirla allo scoperto. È l’esatto contrario del ca eivissenc, il podenco di Ibiza, che invece la insegue a vista sulla piana.
Da qui un dettaglio molto pratico: i cacciatori preferivano i tricolori o i pezzati di bianco. Non per estetica ma per sicurezza: nella macchia, con la luce bassa, un cane nero focato che si muove basso fra gli arbusti somiglia troppo a un coniglio. Il bianco serviva a non sparare al proprio cane.
La coppia di Maiorca: il rater e il ca de bestiar
Nelle possessions il ca rater non lavorava da solo. Faceva coppia con il ca de bestiar, il grande pastore nero dell’isola: il grosso teneva la guardia, il piccolo era quello che avvisava di chiunque si avvicinasse. Prima la voce squillante del cagnetto, poi il pesante.
Il punto cambia il modo di leggere un comportamento che in città viene vissuto come un difetto. L’abbaio del ca rater non è maleducazione: è un rapporto di servizio. È la qualità per cui è stato scelto, insieme al coraggio. Si educa e si incanala, ma non si cancella: chi te lo promette ti sta vendendo qualcosa.
Il ratter che l’Italia non ha mai avuto
E da noi, chi teneva i topi lontani dalla cascina? Il problema era identico, dalla Val Padana alla Sicilia. La risposta è istruttiva: in Italia quel mestiere non è mai diventato una razza. Il controllo dei roditori lo facevano il gatto di cascina e il cane bastardo dell’aia, con la stessa selezione spontanea di Maiorca ma senza nessuno che tenesse un registro.
Il risultato si vede nella nomenclatura internazionale: nel Gruppo 3 della FCI, quello dei terrier, non c’è nessuna razza italiana. Delle sue circa trentaquattro razze la grandissima parte è britannica, poi tedesca, ceca, giapponese, brasiliana. Le sedici razze italiane riconosciute stanno tutte altrove: ferma, seguito, molossi, pastori, primitivi, compagnia, cane d’acqua. Il posto del ratter, nella nostra cinofilia, è rimasto vuoto.
Il cane da pagliaio: la lingua ricorda ciò che la cinofilia ha perso
Che quel cane da noi esistesse eccome lo dimostra la lingua. L’italiano ha l’espressione cane da pagliaio: alla lettera il cane che fa la guardia alla casa colonica e avverte con l’abbaio l’avvicinarsi di un estraneo; per estensione un bastardo senza pregio. E l’origine del modo di dire è sorprendente: nelle fattorie, di notte, ai cani grossi e aggressivi si affiancavano cagnetti piccoli, rumorosissimi e del tutto inoffensivi, che con l’abbaio ininterrotto tenevano lontani i malintenzionati. È la coppia maiorchina, parola per parola.
La differenza è che noi quella figura non l’abbiamo mai chiamata razza: l’abbiamo trasformata in un insulto. «Essere un cane da pagliaio» si dice di chi minaccia e inveisce ma è innocuo. Loro ci hanno scritto uno standard, noi un modo di dire dispregiativo.
E il Volpino Italiano? Diciamola giusta
Molti tirano in ballo il Volpino Italiano (standard FCI n. 195, Gruppo 5, Sezione 4, spitz europei) come «il nostro ratter». Meglio essere onesti: non lo è. È stato selezionato come sentinella di case e di carri, compagno dei carrettieri di Toscana e Lazio, pronto ad annunciare con voce squillante l’arrivo di estranei. Conserva, come molti spitz, una certa attitudine ancestrale al controllo del nocivo, ma il suo mestiere era la voce, non il morso dentro un budello buio. Attribuirgli il lavoro del ca rater non è un complimento: è togliergli il suo.
L’equivalente funzionale italiano, oggi, si trova fra i cani importati: Jack Russell Terrier, Fox Terrier a pelo liscio, Pinscher nano. La formula più efficace per spiegare il maiorchino a chi non l’ha mai visto è proprio questa: immagina un Jack Russell di campagna, ma più leggero, più asciutto e molto più vocale.
Le quattro razze di Maiorca: dove sta il rater
| Razza maiorchina | Nome castigliano | Tipo e lavoro | Stato FCI |
|---|---|---|---|
| Ca de Bou | Perro dogo mallorquín | Molossoide da presa, cane imponente | Riconosciuta, standard FCI n. 249 |
| Ca de Bestiar | Perro de pastor mallorquín | Grande pastore e guardiano nero | Riconosciuta, standard FCI n. 321, Gruppo 1 |
| Ca Mè Mallorquí | Perdiguero de Mallorca | Cane da ferma | Non riconosciuta dalla FCI |
| Ca Rater Mallorquí | Perro ratero mallorquín | Ratter di piccola taglia | Non riconosciuta dalla FCI |
La regola salta agli occhi: hanno riconosciuto i due grandi e spettacolari, sono rimasti fuori i due piccoli e da lavoro. Le razze che riempiono i ring trovano chi le porta avanti, quelle che riempiono i granai no.
Aspetto e standard di razza

Piccolo ma di corporatura solida: non dà mai l’impressione del cane fragile o «giocattolo». Corpo proporzionato e asciutto, costruito per la reazione istantanea. La testa ricorda un cono tronco e gli occhi sono rotondi e color ambra, dettaglio che lo separa a colpo d’occhio da parecchi cani simili.
- Orecchie: consistenti, appuntite, portate erette. Danno quell’aria perennemente in ascolto che è la sua firma.
- Pelo: corto, liscio, aderente e privo di sottopelo. Comodissimo da gestire, ma senza alcuna protezione termica.
- Mantello: il più diffuso è il nero focato; più rare le varianti marrone focato; ammesso il tricolore (nero, fuoco e bianco), con le focature su petto, muso e sopracciglia.
- Coda: presente, oppure assente dalla nascita in una quota rilevante di soggetti.
| Caratteristica | Descrizione dello standard |
|---|---|
| Altezza al garrese | Maschi: 32-36 cm, Femmine: 29-33 cm |
| Peso | 3 – 5 kg (a seconda del sesso e della costituzione) |
| Aspettativa di vita | 12-15 anni |
| Paese d’origine | Spagna (Maiorca) |
| Destinazione | Caccia ai roditori, compagno, guardiano |
Nota di trasparenza sulle misure: le fonti non coincidono al centimetro. Alcune riportano «non oltre i 5 kg», altre indicano soggetti fino a 40 cm. È normale in una razza dal bacino ristretto: chi ti presenta i numeri come incisi nella pietra sta semplificando.
La coda: un cucciolo su cinque nasce senza, e la legge italiana
Una delle particolarità più curiose: circa il 20% dei cuccioli nasce senza coda o con un moncone rudimentale. È genetica, non chirurgia. Storicamente passava inosservata perché tutti i cuccioli venivano caudectomizzati d’ufficio. Oggi che non si taglia più, la brachiuria congenita si vede, e viene regolarmente scambiata per una mutilazione.
Qui si apre un cortocircuito interessante fra due Paesi mediterranei con la stessa norma europea alle spalle. La Spagna ha ratificato la Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia senza riserve, e per lei il testo è in vigore dal 1° febbraio 2018; il prototipo di razza depositato a livello statale nel 2004, però, è più vecchio di quella ratifica e descrive ancora l’usanza di accorciare la coda. La carta fotografa una consuetudine che la norma successiva ha superato.
In Italia il quadro è più netto. Con la legge 4 novembre 2010, n. 201 l’Italia ha ratificato la stessa Convenzione, il cui articolo 10 vieta gli interventi chirurgici destinati a modificare l’aspetto dell’animale per scopi non curativi, citando espressamente taglio della coda e delle orecchie, recisione delle corde vocali e asportazione di unghie e denti. Sul piano amministrativo l’ordinanza ministeriale del 3 marzo 2009, modificata dall’ordinanza del 22 marzo 2011, vieta gli interventi che modificano la morfologia del cane senza finalità curative. E dal 1° luglio 2025 è in vigore la legge 6 giugno 2025, n. 82, che ha riformato i reati contro gli animali, inasprito le pene dell’articolo 544-ter del codice penale e ribattezzato il Titolo IX-bis, ora dedicato ai delitti contro gli animali e non più al «sentimento per gli animali».
In pratica: se il tuo cucciolo arriva senza coda, quasi certamente è nato così, e conviene farlo annotare dal veterinario sul libretto sanitario alla prima visita. Un allevatore serio, in Europa, oggi non taglia.
Temperamento e carattere del ratter maiorchino

Se pensi che piccola taglia significhi timidezza, il Ratonero Mallorquín ti smentisce in un pomeriggio. In casa è affettuosissimo, cerca il contatto fisico e spesso elegge una persona sola a proprio riferimento. Appena varca la soglia, però, si accende un altro programma: quello del cacciatore e della sentinella.
Con gli estranei è diffidente: non fa festa a chiunque, prima valuta. Un tratto che condivide con l’altro ratter iberico, il Ratonero Andaluso, anch’esso noto per le attitudini di guardia nonostante la stazza modesta. Non è aggressività: è la prudenza di un cane piccolo che ha sempre lavorato dove sbagliare valutazione significava farsi male. Con i bambini gioca volentieri ma non tollera i modi bruschi. Come si dice da noi, nella botte piccola c’è il vino buono: solo che questo vino è frizzante.
Istinto predatorio
L’istinto di inseguimento è sviluppato in modo straordinario e si attiva più in fretta di qualunque comando: un piccione in piazza, uno scoiattolo, il gatto del vicino, la coda di un topo che entra in un tombino vengono letti come bersaglio prima ancora che il tuo cervello registri la scena. Il suo drive assomiglia parecchio a quello del Patterdale Terrier, che si getta nell’azione con la stessa impavidità, senza calcolare l’ostacolo. Tradotto in italiano pratico: nelle aree non recintate il guinzaglio non è una precauzione, è la regola.
Che cosa dice la genetica, e quanti sono davvero
Nel 2022 uno studio ha analizzato la razza con marcatori microsatelliti su 77 campioni di pelo raccolti a Maiorca, smontando la leggenda più ripetuta.
- Nessuna parentela dimostrata con i terrier britannici. La somiglianza è un caso da manuale di convergenza: lo stesso lavoro, in ambienti simili, ha prodotto due volte lo stesso cane.
- Parentela stretta con il ratter valenciano: i due cugini iberici sono davvero cugini.
- Variabilità ancora discreta: eterozigosità attesa 0,685 e osservata 0,655, indice di consanguineità FIS 0,044, media di 6,61 alleli per locus e 3,58 alleli effettivi.
- Base ristretta: nel registro analizzato figurano 363 animali, di cui 146 fondatori.
- Calo costante delle nascite dal 2011, con una conclusione esplicita degli autori: serve un programma di conservazione.
Quanti sono, allora? Non lo sappiamo con precisione, perché le fonti contano cose diverse: il club parla di oltre mille soggetti registrati e circa 150 cuccioli l’anno, una testata di settore spagnola riporta 2041 registrati stimando il doppio, lo studio genetico ha lavorato su 363 animali. Chi cita uno solo di questi numeri come dato definitivo sta prendendo lucciole per lanterne. Onestamente: la razza non è sull’orlo dell’estinzione, ma parliamo di migliaia di cani, non di decine di migliaia. In Italia è una mosca bianca, e non lo trovi dietro l’angolo.
Il ca rater fra i ratter spagnoli: tabella comparativa
| Ca Rater Mallorquí | Gos Rater Valencià | Ratonero Bodeguero Andaluz | |
|---|---|---|---|
| Stato FCI | Non riconosciuto | Standard n. 370, Gruppo 3 sez. 1, dal 21.06.2022 | Standard n. 371, Gruppo 3 sez. 1, dal 03.09.2024 |
| Altezza maschi | 32-36 cm | 30-40 cm (ideale 36) | 37-43 cm (ideale 40) |
| Altezza femmine | 29-33 cm | 29-38 cm (ideale 33) | 35-41 cm (ideale 38) |
| Peso | 3-5 kg | 4-8 kg | Maschi 10-12 kg, femmine 8-10 kg |
| Mantello tipico | Nero focato | Prevale il tricolore | Bianco con macchie nero focate, per essere visibile al buio delle bodegas |
| Prede d’elezione | Ratto, coniglio, tordo | Ratto d’acqua, coniglio, talpa | Ratto nelle cantine del vino |
| Prova di lavoro FCI | — | Senza prova di lavoro | Prova di lavoro facoltativa |
| Altri nomi | Perro ratero mallorquín, Ratoner de Mallorca | Rateret, Fusterrier | Andalusian Terrier, Sherry Terrier |
Un dettaglio conta più di tutti: l’andaluso discende davvero da linee di fox terrier a pelo liscio, portate in Spagna dalle compagnie inglesi del commercio dello sherry, e il suo bianco a macchie è stato selezionato per renderlo visibile nella penombra delle cantine. La storia del «sangue terrier» è vera per lui, non per il maiorchino.
Portare un ratter in città: senza abbellimenti
Un ca rater in appartamento funziona benissimo a certe condizioni, e molto male se quelle condizioni mancano.
- Il riflesso batte il comando. Fra il movimento del piccione e il tuo «lascia!» passa meno tempo di quanto serva a pronunciarlo. Si lavora sull’anticipo, non sulla correzione.
- Parla. In un condominio italiano, con pareti sottili e vicini a mezzo metro, è il primo motivo di attrito. Si gestisce, ma va messo in conto prima.
- Scava e si infila. Un cane costruito per passare fra i sacchi valuta ogni recinzione come un problema tecnico: serve una barriera chiusa anche sotto il livello del terreno.
- Decide da solo. Ti sembrerà che faccia orecchie da mercante: in realtà usa esattamente la testa che gli abbiamo chiesto di avere.
Capitolo animali di casa. Se ci sono criceti, cincilla, conigli nani o uccelli che volano liberi, va detto brutalmente: per un ca rater quelle non sono coinquiline, sono prede di profilo. Non è cattiveria, è la funzione per cui esiste la razza, e si affronta come un problema di ingegneria e non di buone maniere: porte che si chiudono, gabbie fuori portata, nessuna eccezione «tanto è tranquillo». Chi si affida al buon carattere prima o poi scopre che tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino.
Sui gatti la faccenda è più sfumata: cucciolo cresciuto con un gattino, di solito amici veri; cane adulto e gatto nuovo, lotteria. In ogni caso un gatto che scappa di corsa accende il riflesso. Recinto e richiamo si preparano il primo giorno: non serve chiudere la stalla dopo che i buoi sono scappati.
Gestione e cura

Uno dei grandi vantaggi di questa razza è la semplicità della gestione quotidiana: il pelo corto non richiede toelettatura né stripping, basta un guanto di gomma una volta a settimana. Perde poco e non ha il tipico odore che il sottopelo umido regala ad altre razze.
- Denti: il capitolo serio. Bocca piccola significa denti ravvicinati e tartaro precoce. Spazzolino o dentifricio enzimatico fin da giovane.
- Unghie: un cane che non lavora più sul terreno duro non le consuma, e su un peso così leggero un’unghia lunga cambia subito l’appoggio.
- Orecchie, occhi e cute: controllo settimanale, soprattutto quando frequenta erba alta e muretti.
- Freddo: senza sottopelo e senza riserve di grasso, il cappottino non è un vezzo da social ma attrezzatura.
Il clima italiano: dove sta benissimo e dove va aiutato
Buona notizia, che le schede di razze mediterranee di solito trascurano: il clima italiano a questo cane va benissimo. Maiorca è Mediterraneo, e mezza Italia lo è altrettanto: un cane senza sottopelo, leggero e abituato alla pietra calda regge l’estate meglio di quasi tutte le razze nordiche che vediamo nelle nostre città. Il problema, semmai, è l’inverno del Nord: pianura padana, umidità, nebbia, notti sotto zero, zone alpine e prealpine. Ed è un freddo umido, che si sente molto più di un freddo secco alla stessa temperatura.
| Contesto italiano | Come se la cava | Che cosa serve |
|---|---|---|
| Sud e isole, estate | Molto bene: è il suo clima d’origine | Ombra, acqua, ore fresche, attenzione all’asfalto |
| Centro Italia | Bene: la situazione più simile a Maiorca | Cappottino nelle giornate ventose |
| Pianura padana, inverno | Punto debole: umidità e nebbia | Capo impermeabile, uscite brevi e frequenti, asciugatura al rientro |
| Montagna e neve | Solo escursioni brevi | Protezione dei polpastrelli dal sale antighiaccio |
| Vita all’aperto tutto l’anno | Esclusa in qualunque regione | È un cane da dentro casa: non ha margine |
Una nota stagionale tutta italiana, e non riguarda il freddo: da maggio a settembre un cane che infila il muso nell’erba secca incontra i forasacchi, spighe che entrano fra le dita, nelle orecchie e nel naso e migrano nei tessuti. Per un ca rater, che nei cespugli ci vive, è il rischio estivo numero uno, ben più concreto del colpo di calore. E nelle pinete, in primavera, va tenuto lontano dalle file di processionaria.
Addestramento ed educazione: un approccio alla personalità

Intelligenti ma testardi come muli, e i metodi rigidi qui non funzionano: producono un cane che si chiude o che alza il volume. Il maiorchino ha bisogno di capire perché sta facendo una cosa. Rinforzo positivo, sessioni brevissime, forma di gioco. Impara alla velocità della luce anche ciò che non volevi insegnargli, quindi conviene essere ordinati.
Se l’Otterhound è un segugio grande e resistente, pensato per il lavoro in acqua e su terreni pesanti, il Ratonero Mallorquín è uno sprinter di terra e un cane da anfratti: il suo compito è lo scatto immediato. Per questo l’allenamento non punta sulla resistenza ma sull’autocontrollo: il «lascia», il «fermo» e un richiamo davvero solido valgono più di venti trucchi.
| Tipo di attività | Frequenza consigliata | Nota |
|---|---|---|
| Passeggiate | 2-3 volte al giorno | Almeno 45 minuti di movimento attivo |
| Agility / Sport | 1-2 volte a settimana | Ideale per lo scarico mentale |
| Giochi di ricerca | Ogni giorno in casa | Aiuta a soddisfare l’istinto predatorio |
Il lavoro di ricerca è la chiave di volta: nascondere pezzetti di cibo, tappetini olfattivi, far cercare un oggetto. Consuma molta più energia di una corsa e dà sfogo esattamente al motore che il cane ha dentro. Un ca rater che ha lavorato di naso per un quarto d’ora è calmo tutta la sera; uno che ha solo camminato, no.
Salute e particolarità genetiche

È una razza aborigena, formatasi sotto selezione naturale severa e senza esagerazioni morfologiche: niente muso schiacciato, niente schiena lunghissima. Questo, insieme alla consanguineità contenuta emersa dallo studio genetico, è una base reale per considerarlo robusto e longevo.
Detto questo, una precisazione che quasi nessuno fa: per questa razza non esiste un elenco di patologie ereditarie, non esistono screening di club né test del DNA dedicati. Quando leggi che «è una delle razze più sane al mondo», la traduzione onesta è nessuno l’ha ancora studiata sistematicamente. «Non descritto» e «non esistente» sono due cose diverse.
- Lussazione della rotula: il classico dei cani piccoli. Un controllo ortopedico periodico la intercetta presto, quando si gestisce senza chirurgia.
- Denti e occlusione: mandibola piccola, denti affollati, tartaro precoce.
- Peso: su un cane di quattro chili, mezzo chilo di troppo è una percentuale enorme, e grava su arti sottili e cuore.
- Traumi: il rischio principale non è una malattia ma il carattere. Cadute, salti, scontri con cani molto più grandi.
Leptospirosi e ciò che portano i ratti: il contesto italiano
La leptospirosi è la prima voce del profilo di rischio di un cacciatore di ratti. Il serbatoio principale sono ratti e topi selvatici; le leptospire sopravvivono in acqua dolce, fango, terreno e vegetazione umida e proliferano nei luoghi allagati. Il contagio non richiede il contatto con un ratto: basta l’acqua di una pozzanghera contaminata dalle urine. In Italia era storicamente endemica al Nord, legata al lavoro nelle risaie; oggi viene segnalata sia in campagna sia in città. Uno studio dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie ha confermato la circolazione di sierovarianti di sierogruppi diversi, alcune non coperte dai vaccini in commercio, in particolare il sierogruppo pomona.
Tre conseguenze pratiche: l’immunità vaccinale dura poco, quindi il richiamo è annuale e non «ogni tanto»; il vaccino riduce la gravità ma non copre tutto, quindi le pozzanghere stagnanti restano da evitare; e trattandosi di una zoonosi, in una casa con bambini il livello di attenzione cambia.
Accanto vanno messe le altre voci del mestiere: parassiti intestinali per chi mangia le prede, zecche per chi frequenta erba alta e muretti a secco, e la rabbia, che in Italia non è un rischio quotidiano ma la cui vaccinazione resta obbligatoria per viaggiare con il passaporto europeo.
Veleni per topi: il rischio numero uno di un ratter in Italia
Se dovessi indicare un solo pericolo specifico per questa razza in Italia, sarebbe questo. I comuni effettuano regolarmente campagne di derattizzazione, con esche anticoagulanti in tombini, aree verdi e scantinati. Il rischio maggiore non è l’esca, di solito protetta da un contenitore: è il ratto avvelenato che esce allo scoperto a morire, rallentato e facilissimo da prendere. Si chiama avvelenamento secondario.
La caratteristica più insidiosa degli anticoagulanti è che i sintomi arrivano in ritardo, anche di giorni. Il cane mangia il ratto lunedì e sta benissimo; giovedì è pallido, stanco, con la tosse. Chi non collega i due eventi arriva dal veterinario tardi. Se sospetti che il tuo cane abbia ingerito un roditore, dillo subito e non aspettare i sintomi: qui il tempo è tutto e l’antidoto esiste.
- È in vigore un’ordinanza ministeriale che vieta l’utilizzo e la detenzione di esche o bocconi avvelenati, con sanzioni amministrative a carico di chi li abbandona.
- Il proprietario di un animale morto per sospetto avvelenamento deve segnalarlo a un medico veterinario, il quale, se formula diagnosi di sospetto avvelenamento, deve darne immediata comunicazione al sindaco e al servizio veterinario dell’ASL territorialmente competente.
- Chi effettua derattizzazione e disinfestazione deve affiggere gli avvisi nelle zone interessate almeno cinque giorni lavorativi prima. Tradotto: quei cartelli che nessuno legge mai, per chi ha un ca rater sono informazione operativa.
Alimentazione: come non sovralimentare un atleta

I maiorchini hanno un appetito eccellente. Il metabolismo di un cane iperattivo brucia in fretta, ma appena il movimento cala — d’inverno, dopo una sterilizzazione, in età avanzata — la bilancia sale in fretta. Su una struttura così leggera il sovrappeso è critico: carica arti sottili e cuore.
In pratica: alimento di qualità per razze piccole e molto attive, razioni pesate e non a occhio, premietti scalati dalla razione. L’alimentazione casalinga va costruita con un veterinario nutrizionista, non con le ricette dei gruppi social. Due pasti al giorno per l’adulto, tre per il cucciolo; qualcosa da masticare contro il tartaro; controllo settimanale delle costole, che si devono sentire senza premere.
Pregi e difetti della razza

| Pregi (+) | Difetti (-) |
|---|---|
| Compattezza: ideale per appartamento e viaggi. | Rumorosità: l’abbaio è una qualità selezionata, non un vizio, e non sparisce. |
| Robustezza: nessuna esagerazione morfologica, consanguineità contenuta. | Nessun profilo sanitario di razza: mancano screening e test dedicati. |
| Qualità di guardia: avvisa sempre e per primo. | Istinto predatorio: incompatibile con roditori e piccoli animali in libertà. |
| Facilità di cura: pelo corto, poca perdita, nessuna toelettatura. | Freddolosità: l’inverno del Nord Italia va gestito. |
| Intelligenza e attitudine sportiva: ottimo in agility e nei giochi di ricerca. | Nessun pedigree ENCI possibile: niente esposizioni, niente riproduzione con carte. |
| Longevità: con una gestione corretta arriva ai 12-15 anni. | Rarità: in Italia trovarne uno richiede tempo, contatti e pazienza. |
Anagrafe, microchip e viaggi: la burocrazia che conta davvero
Il pedigree ENCI non arriverà, ma i documenti che in Italia servono davvero sono altri. La norma di riferimento è la legge 14 agosto 1991, n. 281, legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo, che ha reso obbligatoria l’iscrizione all’anagrafe canina regionale e l’identificazione del cane. Dal 2005 il tatuaggio è stato sostituito dal microchip, applicato dal veterinario. Ogni regione ha recepito la legge quadro con una propria normativa, che fissa i termini nei primi mesi di vita e l’obbligo di comunicare cessioni, decessi, smarrimenti e cambi di residenza; l’inosservanza comporta sanzioni amministrative.
Per questa razza c’è un motivo in più, e non è burocratico. Il ca rater è un cane con una probabilità reale di perdersi: è piccolo, scava e diventa sordo al richiamo quando qualcosa si muove. Il microchip non è un adempimento, è il modo in cui torna a casa — e un chip registrato a un numero di telefono vecchio è un chip che non funziona.
Se il cucciolo arriva dalla Spagna, per il movimento fra Paesi dell’Unione servono microchip, passaporto europeo per animali da compagnia e antirabbica in corso di validità, secondo il regolamento (UE) 576/2013: documenti che il venditore deve avere pronti. Quelli di origine del club maiorchino viaggiano con il cane e vanno conservati, ma in Italia non si convertono in un pedigree ENCI.
Curiosità sulla razza
- Il nome dice il mestiere: in maiorchino ca significa cane e rater viene da rata, ratto.
- Circa un cucciolo su cinque nasce senza coda o con un moncone: per secoli non se ne accorse nessuno, perché si tagliava a tutti.
- I cacciatori preferivano i tricolori e i pezzati di bianco per una ragione pratica: nella macchia un cane nero focato somiglia troppo a un coniglio.
- La monografica del club si tiene la prima domenica di dicembre a Montuïri, ed è lì che gli appassionati si riuniscono dal 1990.
- La genetica ha smentito la leggenda più diffusa: non è imparentato con i terrier britannici. La somiglianza è convergenza evolutiva.
- Il pelo corto e senza sottopelo trattiene pochissimo odore: in casa è uno dei cani meno «percepibili» che si possano avere.
- Delle quattro razze di Maiorca la FCI ha riconosciuto le due grandi e vistose; le due piccole e da lavoro sono rimaste fuori.
- La sua identità è nata su una gazzetta amministrativa regionale, il BOIB delle Baleari, e non in un ring di esposizione.
Domande frequenti sulla razza (FAQ)
Il Ca Rater Mallorquí può avere il pedigree ENCI in Italia?
No. L’ENCI tiene il Libro genealogico del cane di razza e i suoi tre registri hanno requisiti precisi: il ROI serve cani con genealogia completa da soggetti già iscritti a un libro riconosciuto in ambito FCI, il RSR riguarda soggetti tipici ma privi di genealogia completa di una razza già riconosciuta, e il RSA è riservato alle popolazioni tipiche italiane in fase di recupero. Il ca rater non rientra in nessuna delle tre, perché la razza non è riconosciuta dalla FCI e non è italiana. Resterà quindi un cane senza pedigree ENCI, pur avendo i documenti di origine del club maiorchino.
Posso comunque tenerlo, iscriverlo all’anagrafe e viaggiare con lui?
Certamente, e da questo punto di vista non cambia nulla rispetto a qualunque altro cane. Ciò che conta legalmente in Italia è il microchip e l’iscrizione all’anagrafe canina regionale, resi obbligatori dalla legge 14 agosto 1991, n. 281 e disciplinati poi da ogni regione con propria normativa. Per i viaggi nell’Unione europea servono microchip, passaporto europeo per animali da compagnia e antirabbica in corso di validità. L’assenza di pedigree limita solo le esposizioni ENCI e la riproduzione con carte.
Perché la FCI non riconosce questa razza?
Perché il percorso verso la FCI passa dall’ente nazionale, in questo caso la RSCE spagnola, e passare da lì significa cederle la tenuta del libro genealogico. Il club maiorchino ha scelto di non farlo per mantenere il controllo della propria selezione: non è una dimenticanza, è una decisione consapevole. Lo standard esiste comunque, pubblicato sul bollettino ufficiale delle Baleari il 28 dicembre 2002. Attenzione a chi scrive che la razza sarebbe riconosciuta dalla RSCE: non è vero, sul sito della società spagnola compare in una sezione separata dedicata alle razze in fase di recupero.
Il mio cucciolo maiorchino è senza coda: gliel’hanno tagliata?
Quasi certamente no: circa il 20% dei cuccioli di questa razza nasce senza coda o con un moncone, ed è un tratto congenito. In Italia la caudectomia estetica è comunque vietata: la legge 4 novembre 2010, n. 201 ha ratificato la Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia, il cui articolo 10 vieta gli interventi non curativi destinati a modificare l’aspetto dell’animale, e l’ordinanza ministeriale del 3 marzo 2009, modificata da quella del 22 marzo 2011, vieta gli interventi che ne modificano la morfologia senza finalità curative. Dal 1° luglio 2025 la legge 6 giugno 2025, n. 82 ha inasprito le pene per il maltrattamento. Conviene far annotare la coda corta congenita sul libretto sanitario alla prima visita.
Quanto vive e quanto è sano davvero?
L’aspettativa di vita indicata è di 12-15 anni. La razza è considerata robusta per ragioni concrete: nessuna esagerazione morfologica, selezione naturale severa e un indice di consanguineità basso emerso dallo studio genetico del 2022. Va però detto con chiarezza che non esiste un elenco di patologie ereditarie di razza, né screening di club né test del DNA dedicati: nessuno l’ha ancora studiata sistematicamente. Ci si regola con i protocolli generali dei cani piccoli e attivi: lussazione della rotula, denti e occlusione, controllo del peso, traumi dovuti al coraggio.
Che rischi corre se prende un topo in città?
È il rischio più tipico di questa razza in Italia. I comuni effettuano derattizzazioni con esche anticoagulanti e il pericolo maggiore è l’avvelenamento secondario, cioè il ratto già avvelenato che esce indebolito ed è facilissimo da catturare. I sintomi compaiono in ritardo, anche dopo alcuni giorni: pallore, debolezza, tosse, sanguinamenti. Se sospetti che il cane abbia mangiato un roditore vai dal veterinario subito, senza aspettare i sintomi. Ricorda che l’ordinanza vigente impone di affiggere gli avvisi di derattizzazione almeno cinque giorni lavorativi prima nelle zone interessate, e che il veterinario che diagnostica un sospetto avvelenamento deve segnalarlo al sindaco e al servizio veterinario dell’ASL.
Sopporta l’inverno del Nord Italia?
Il clima italiano in generale gli si addice: è un cane mediterraneo e regge bene le nostre estati, molto meglio delle razze nordiche. Il punto critico è l’inverno settentrionale, perché il pelo è corto, il sottopelo manca del tutto e con tre-cinque chili di peso non ci sono riserve. L’umidità della pianura padana si sente più di un freddo secco della stessa temperatura. In pratica: cappottino impermeabile, uscite più brevi e frequenti nelle giornate rigide, asciugatura al rientro e attenzione ai sali antighiaccio. La vita all’aperto tutto l’anno è esclusa in qualunque regione d’Italia.
Va d’accordo con gatti, criceti e conigli?
Con roditori e piccoli animali da gabbia la risposta è no: sono la sua preda di profilo, e quella non è una questione educativa ma di ingegneria domestica, cioè porte chiuse e gabbie fuori portata. Con i gatti dipende dallo scenario: un cucciolo cresciuto con un gattino di solito diventa un compagno affiatato; un cane adulto e un gatto nuovo sono una lotteria; e in ogni caso un gatto che scappa di corsa accende il riflesso di inseguimento. Al gatto vanno sempre garantite vie di fuga in alto e un territorio dove il cane non entra.
Abbaia molto? Si può vivere in condominio?
Abbaia, sì, e conviene saperlo prima: nelle fattorie di Maiorca lavorava in coppia con il grande cane da pastore ed era lui quello che avvisava di chiunque si avvicinasse. La voce non è un difetto di educazione, è la qualità per cui è stato selezionato. In condominio si vive benissimo a due condizioni: un percorso educativo serio sulla gestione dell’allarme, iniziato da cucciolo, e abbastanza attività fisica e mentale da non lasciarlo annoiato alla finestra. Un ca rater che ha lavorato di naso per un quarto d’ora è un cane tranquillo; uno che ha solo guardato la strada dal balcone, no.
Video sulla razza
- Compatto, adatto all'appartamento
- Fedele e affettuoso con la famiglia
- Agile, instancabile cacciatore di ratti
- Vigile guardiano-«campanello»
- Temperamento nervoso ed eccitabile
- Incline all'abbaio
- Forte istinto predatorio (ratti, piccoli animali)
- Raro fuori dalle Baleari
| Ratonero Bodeguero Andaluz | Prague Ratter | Jack Russell Terrier | |
|---|---|---|---|
| Altezza | 35–43 cm | 20–23 cm | 25–30 cm |
| Energia | 4 | 3.5 | 4.5 |
| Appartamento | 3.5 | 4.5 | 3.5 |
| Principianti | 3.5 | 3.5 | 3 |
Il Ca Rater Mallorquí può avere il pedigree ENCI in Italia?
Posso comunque tenerlo, iscriverlo all’anagrafe e viaggiare con lui?
Perché la FCI non riconosce questa razza?
Il mio cucciolo maiorchino è senza coda: gliel’hanno tagliata?
Quanto vive e quanto è sano davvero?
Che rischi corre se prende un topo in città?
Sopporta l’inverno del Nord Italia?
Va d’accordo con gatti, criceti e conigli?
Abbaia molto? Si può vivere in condominio?
Tipo aborigeno baleare (Club del Ca Rater Mallorquí)
