| Altezza | 20–30 cm |
| Peso | 3,5–7,5 kg |
| Aspettativa di vita | 12–15 anni |
| Gruppo FCI | non riconosciuta — né ΚΟΕ, né FCI |
| Origine | Grecia |
Valutazioni precise
Problemi di salute comuni
Alimentazione
L’alopekis (gr. Αλωπεκίς) è un piccolo cane di campagna greco dalla testa volpina, con orecchie erette e coda a falce. Il suo nome significa letteralmente «simile a una volpe», ed è proprio attorno a questo nome che si è accumulata forse la maggiore confusione di tutta la letteratura cinofila. L’alopekis non è riconosciuto da alcuna organizzazione cinofila — né dal Club Cinologico di Grecia (ΚΟΕ) né dalla FCI — e non si tratta di un dettaglio burocratico, ma del fatto centrale da cui discende tutto il resto: come si cerca un cucciolo, perché la razza è così difficile da contare e perché sulla sua salute non esiste nemmeno uno studio ampio. Qui sotto separiamo ciò che si può mostrare con un documento da ciò che è tradizione cinofila greca. Altre razze compatte per la casa sono nella nostra classifica dei cani più piccoli.
Alopekis: panoramica dettagliata e caratteristiche della razza

I dati della tabella seguente provengono dal testo dello standard greco pubblicato dagli appassionati della razza (dogpark.gr, «Πρότυπο Φυλής Αλωπεκίς») e dalla letteratura cinofila greca. Un punto va chiarito: lo standard esiste come documento e si può leggere, ma non è omologato da alcun registro ufficiale. Descrive quindi il cane desiderato e non un estratto dal libro genealogico.
| Origine | Grecia |
| Classificazione secondo lo standard proposto | Gruppo 5 (cani primitivi), sezione 7 (cani domestici) |
| Riconoscimento ufficiale | assente — né ΚΟΕ, né FCI |
| Altezza al garrese | fino a 30 cm (tolleranza di +2 cm per soggetti eccezionali), non meno di 20 cm |
| Peso | 3,5–7,5 kg |
| Tipo di pelo | doppio, pelo di copertura non oltre 5 cm; tre varietà |
| Longevità | all’incirca 12–15 anni e oltre (stima della letteratura di razza) |
| Attività | elevata per la taglia; richiede lavoro per la testa |
Merita attenzione il modo in cui è formulata l’altezza. Lo standard non indica intervalli distinti per maschi e femmine: fissa un tetto (30 cm più tolleranza) e un pavimento (20 cm), e spiega a parte a che cosa serve il pavimento — a impedire che nella razza compaiano segni di nanismo. Nelle descrizioni divulgative circolano invece molto spesso intervalli «maschili» e «femminili» che nel testo dello standard non ci sono affatto. Noi riportiamo ciò che è scritto nel documento.
Status della razza: che cosa è riconosciuto e che cosa no
Il Club Cinologico di Grecia tiene un elenco delle razze greche. Conta sette voci: hellinikos ichnilatis (segugio greco), cane da pastore greco, kokoni, levriero cretese, cane da pastore bianco greco, molosso dell’Epiro e levriero di Rodi. L’alopekis non compare in quell’elenco. La letteratura cinofila greca lo dice senza giri di parole: la razza a oggi non è riconosciuta da alcuna organizzazione cinofila, né a livello nazionale né internazionale.
Il parente più prossimo per destino è il kokoni. Nel 2004 il ΚΟΕ lo ha riconosciuto per primo tra i piccoli cani greci, e da allora per un kokoni si può ottenere un documento ufficiale di origine. Per l’alopekis una procedura del genere non esiste ancora. La differenza tra le due razze non sta nella qualità dei cani, ma nel fatto che un gruppo di appassionati ha portato la procedura fino in fondo e l’altro non ancora.
La procedura stessa spiega perché ci voglia tanto tempo. Dal 1991 il ΚΟΕ consente di iscrivere nel registro cani privi di documenti ma con il fenotipo corretto: un cane simile riceve la sigla BEA1 dopo l’esame di un giudice morfologico. La sua discendenza passa poi per BEA2 e BEA3 sotto il controllo del club, e solo quando si raggiungono cinque o più generazioni di animali registrati la linea entra nel registro completo (BEK). In altre parole, il riconoscimento di una razza non è una votazione né la decisione di una singola persona, ma una catena pluriennale di esami e accoppiamenti che qualcuno deve condurre e documentare. Per una razza i cui portatori sono sparsi tra villaggi e fattorie, questa è la parte più ardua.
La conclusione pratica per chi compra è semplice e sgradevole: un documento che attesti che un alopekis è un alopekis non esiste. Ogni annuncio con un «pedigree di alopekis» va quindi letto con grande attenzione: nessun registro ufficiale rilascia quelle carte. Le uniche basi possibili restano la reputazione di singoli appassionati greci e la valutazione del fenotipo alla luce del testo dello standard.
La parola antica e il cane di oggi: che cosa dicono davvero i testi
Sull’alopekis si scrive abitualmente che lo descrissero Senofonte, Aristotele e Aristofane. Conviene smontare questa affermazione pezzo per pezzo, perché ogni pezzo si comporta in modo diverso — ed è proprio qui che si nasconde la trappola principale della letteratura di razza.
Senofonte è una citazione autentica. Nel trattato Cinegetica (III, 1) scrive che i cani da caccia sono di due generi: quelli castorii e gli ἀλωπεκίδες, i «volpini». E spiega subito il nome: il secondo genere discenderebbe dal cane e dalla volpe, le cui nature si sarebbero mescolate nel corso dei secoli. La parola nel testo antico c’è davvero, compare in un contesto propriamente cinofilo e si può leggere in qualunque edizione di Senofonte.
Ma il cane descritto non è questo. Il dizionario accademico di greco antico (Liddell–Scott–Jones) registra per ἀλωπεκίς tre significati: incrocio di volpe e cane (sinonimo di κυναλώπηξ) — e l’unico rimando è proprio Senofonte, Cinegetica 3.1; berretto di pelliccia di volpe — Senofonte, Anabasi 7.4.4; e un vitigno così chiamato per il colore, in Plinio il Vecchio. Il dizionario spagnolo di greco antico (DGE) aggiunge al primo significato un dettaglio decisivo: l’ἀλωπεκίς è una varietà di cane laconico. E il cane laconico dell’antichità è un segugio per la caccia alla lepre — proprio quello che Senofonte insegna a mettere sulla traccia in quel medesimo trattato —, non un piccolo guardiano di cortile alto 25 cm al garrese.
Aristotele parla di cani laconici, non dell’alopekis. Nella Storia degli animali, tra gli esempi di incroci fra specie, riferisce che in Cirenaica i lupi si accoppiano con i cani e generano prole, e che i cani laconici nascono dal cane e dalla volpe. La parola ἀλωπεκίς in quel passo non c’è: c’è la stessa leggenda del sangue di volpe, legata al segugio laconico.
Aristofane, poi, usa la parola come un insulto. Il dizionario registra in lui κυναλώπηξ («cane-volpe») due volte, e in entrambi i casi come soprannome rivolto a un uomo: nella Lisistrata a un lenone, nei Cavalieri al politico Cleone. Più tardi Luciano scaglierà la stessa parola contro i filosofi cinici. Nella commedia, dunque, «cane-volpe» indica un tipo astuto e sfrontato, non una razza canina. Leggere quel verso come una menzione dell’alopekis equivale a prendere un moderno «che volpe!» per una scheda cinologica.
E una parola sulla leggenda stessa. L’incrocio di cane e volpe è biologicamente impossibile: i loro corredi cromosomici sono diversi e da un’unione simile non nasce prole vitale. Gli autori antichi ci credevano sinceramente e con quel nome spiegavano una somiglianza esteriore; a noi tocca leggere le loro parole come testimonianza di ciò che immaginavano i greci, non della genealogia del cane.
Che cosa resta? Resta qualcosa di solido e onesto: la parola ἀλωπεκίς è davvero antica, indicava davvero un cane, e i greci vedevano davvero una volpe in un cagnolino fulvo. Ma identificare l’ἀλωπεκίς antico con la razza moderna è tradizione cinofila greca, non un fatto accertato. È esattamente così che la presentiamo.
Che cosa danno i ritrovamenti archeologici
Le testimonianze materiali sono meno numerose di quelle testuali, ma più concrete. La letteratura cinofila greca si appoggia a tre elementi.
- Un pithos inciso dalla Tessaglia, intorno al 3000 a.C. Sul grande contenitore è graffita la sagoma di un cane; il pezzo è conservato al Museo Archeologico Nazionale di Atene ed è considerato la più antica raffigurazione di cane in terra greca.
- Un ritrovamento analogo ad Askitario, presso Rafina, datato al Bronzo antico — 2500–2100 a.C.
- Ossa di cani negli strati inferiori degli insediamenti neolitici di Sitagroi e Sesklo. Sono descritte come vicine ai ritrovamenti centroeuropei del «cane delle torbiere» (Canis familiaris palustris), il piccolo cane domestico dei villaggi lacustri.
Da qui in poi comincia l’interpretazione. Che in terra greca vivessero piccoli cani domestici nel Neolitico non implica automaticamente che l’alopekis di oggi ne discenda in linea diretta: tra la sagoma incisa su un vaso e il cane vivo di un villaggio presso Serres corrono alcuni millenni, nei quali le popolazioni si sono mescolate, sono scomparse e sono tornate. È significativo che la stessa fonte cinofila greca, dopo aver elencato questi ritrovamenti, presenti il confronto del DNA delle ossa neolitiche con quello dei cani attuali come un compito ancora da svolgere. La continuità «dal Neolitico a oggi» è dunque un’ipotesi che nella razza si ritiene plausibile e si vuole verificare, non il risultato di una verifica.
Un altro dettaglio va tenuto a mente: tutti i cani di piccola taglia del mondo — dal ratlík praghese all’alopekis — portano la stessa traccia genetica della riduzione di taglia. Un lavoro pubblicato su Science nel 2007 ha mostrato che un aplotipo del gene IGF1 è presente praticamente in tutte le razze piccole e quasi assente in quelle giganti. Questo spiega perché la «miniaturizzazione» abbia preso strade simili in angoli diversi del mondo. Ma è una conclusione sui cani piccoli in generale: l’alopekis in quello studio non è stato tipizzato, e non attribuiremo alla razza un risultato che non la nomina.
È invece ben documentato, e senza bisogno di archeologia, il suo ruolo nel villaggio greco. Gli alopekis sterminavano ratti e topi, proteggevano il pollame da volpi e faine, lavoravano insieme ai grandi cani da pastore e in alcune zone — segnatamente nella prefettura di Serres — accompagnavano mandrie di bufali e bovini. È una specializzazione rara: i cani impiegati con il bestiame sono di norma grandi e di tipo molossoide. A differenza di uno specialista ristretto come il segugio greco, l’alopekis è rimasto un tuttofare che fa un po’ di tutto.
Aspetto e anatomia

Il testo dello standard si legge come la descrizione di un cane da lavoro, non di un cane d’appartamento. Le proporzioni sono espresse in cifre: il corpo supera l’altezza al garrese di circa il 10–15 %, il rapporto tra altezza e lunghezza si aggira intorno a 4:5 – 4:5,5. Il torace è profondo: almeno la metà dell’altezza complessiva dal garrese a terra. Muso e cranio hanno la stessa lunghezza. È il formato di un trottatore resistente in miniatura, non un tronco allungato su zampe corte come nel welsh corgi pembroke: lo standard avverte espressamente che gli arti non devono essere condrodistrofici né visibilmente accorciati, e definisce indesiderabile una curvatura acquisita degli anteriori.
- Testa: ricorda quella della volpe. Il muso è a cuneo, si assottiglia in modo uniforme e graduale, senza punta acuta e senza prognatismo. Lo stop è leggero: poco profondo ma visibile e ben disegnato. La canna nasale è dritta.
- Cranio: largo, molto lievemente convesso, ampio per l’encefalo. Gli zigomi sono sviluppati ma non sporgenti. L’occipite non si stacca in modo marcato. Il solco frontale è marcato all’altezza delle arcate sopraccigliari e si spegne dolcemente verso il vertice.
- Denti e labbra: mascelle forti, arcata dentaria regolare e completa, labbra ben aderenti.
- Occhi: piuttosto grandi, a mandorla fino a quasi rotondi, brillanti, di inserzione normale: né infossati né sporgenti. Il colore si armonizza con il mantello. Lo standard richiede esplicitamente che i due occhi siano dello stesso colore e rifiuta occhi azzurri, scoloriti o giallo chiaro con sguardo rapace.
- Orecchie: triangolari, piuttosto grandi, leggermente arrotondate all’estremità, erette e molto mobili.
- Collo: di lunghezza moderata, forte, cilindroconico, senza giogaia, con una nuca netta ma non esagerata.
- Coda: lunga, a falce, arriva ai garretti, inserita e portata piuttosto alta, con una curva elegante — ma non si adagia sul dorso e non si drizza in verticale. A riposo scende dritta, senza pieghe né deviazioni. Nella parte inferiore il pelo è più lungo.
- Piedi: ellissoidali, né così rotondi né così serrati come quelli del gatto; unghie corte e solide, cuscinetti spessi ed elastici. I posteriori sono un poco più piccoli degli anteriori.
Un punto a sé dello standard riguarda i maschi: entrambi i testicoli devono essere normali per aspetto e posizione. Non è una richiesta decorativa: il criptorchidismo si osserva nel cane in generale, ed è proprio per questo che compare nel testo dello standard come condizione di ammissione alla riproduzione.
Tre varietà di pelo e il mantello
È qui che le descrizioni divulgative semplificano di più. La letteratura cinofila greca descrive non un pelo, ma tre varietà — tutte obbligatoriamente provviste di sottopelo:
- corto, duro e liscio;
- semilungo, folto, ruvido;
- semilungo, duro, di tipo filo di ferro.
Lo standard pone limiti netti: pelo di copertura duro, liscio e idrorepellente, sottopelo morbido e fitto, lunghezza non superiore a 5 cm, pelo più fitto e lungo sul collo, con frange più ricche su coda, «pantaloni» e retro degli anteriori, soprattutto nei maschi. Ciò che il pelo non deve mai essere: fine, rado, morbido e setoso; e il sottopelo non deve in nessun caso mancare. La logica è semplice: si tratta di un cane che deve poter vivere all’aperto senza difficoltà, e qui il sottopelo funziona insieme da isolante e da protezione.
Il mantello: sono ammessi qualsiasi colore e qualsiasi combinazione di colori, tranne il bianco depigmentato (albinismo). Una pigmentazione intensa è esplicitamente preferita. I più frequenti sono il bianco, il nero, il marrone e i bicolori — bianco e nero, bianco con macchie nere o castane, nero con marcature bianche, castano con focature; più di rado il bianco pallido, il giallo chiaro e altre sfumature. In altre parole, un «alopekis bianco» è un cane normale e persino frequente: ciò che lo standard rifiuta è l’assenza di pigmento, non il mantello bianco.
Ritratto psicologico: temperamento e comportamento

La cosa più interessante nello standard dell’alopekis è il modo in cui vi è iscritto il carattere. La formula è severa: il comportamento tipico innato della razza ha la massima importanza, e i cani timorosi, asociali o aggressivi sono esclusi non solo dalle esposizioni, ma anche dalla riproduzione. Molti standard si fermano alla squalifica in ring; qui la psiche è portata al rango di filtro di allevamento, alla pari dell’anatomia.
Il ritratto desiderato è descritto in dettaglio: cane di casa, socievole, molto collaborativo, fedele e devoto, ubbidiente e vivace, vigile e attivo — ma non nervoso. Sicuro di sé, aperto, amichevole, socievole, allegro. Protettivo e affettuoso con gli altri animali della casa, nemico implacabile dei nocivi, laborioso, straordinariamente incline all’apprendimento, con un marcato istinto venatorio e molta voglia di giocare.
In pratica ciò significa quanto segue. L’istinto venatorio non ha nulla di decorativo: un cane tenuto per secoli contro i ratti non smette di essere cacciatore per il fatto di essersi trasferito in appartamento. Con un criceto, un ratto domestico o un pappagallo nella stessa stanza, la convivenza va costruita deliberatamente e non affidata alla buona indole del cane.
Poi c’è la voce. La vigilanza e la propensione ad avvertire abbaiando sono registrate nello standard come desiderabili. Ottimo per un cortile, mediocre per un condominio: qui il comando «silenzio» va impostato dalle prime settimane e non «più avanti». Il cane apprende bene, quindi il problema è risolvibile — ma esiste.
Con gli altri cani l’alopekis va d’accordo di solito senza fatica, compresi quelli di taglia grande. Naturalmente non è un alano capace di fermare un toro, né un guardiano di greggi come l’akbash, che lavora da solo accanto agli animali: il suo ruolo è un altro — dare l’allarme e restare vicino alla persona. Nell’azienda greca si è consolidata storicamente proprio questa coppia: il grande cane da pastore al pascolo e il piccolo alopekis nel cortile.
E il limite principale. Non è un cane per una casa vuota. La razza si è formata accanto all’uomo ventiquattr’ore su ventiquattro — presso il pollaio, presso il gregge, presso il focolare; la solitudine prolungata le è innaturale e si traduce in abbai, scavi e oggetti rovinati. Se in casa non c’è nessuno per dieci ore, conviene valutare onestamente un’altra razza.
Salute: che cosa se ne sa davvero
Particolarità della cura e della gestione

L’alopekis si adatta facilmente: appartamento in città, casa fuori città, cortile con recinto nella stagione calda — va bene tutto, purché ci siano persone accanto. D’inverno il cane deve entrare in casa: il sottopelo protegge dal fresco, non dal gelo, e il clima greco in cui la razza si è formata prepara male ai nostri inverni.
Il pelo. La cura è minima ma regolare. Spazzolatura una o due volte a settimana con guanto di gomma o spazzola, ogni giorno durante la muta. Bagni rari: due o tre volte l’anno, oppure in caso di sporco importante, perché i lavaggi frequenti asportano lo strato di sebo protettivo dalla pelle. La fonte di razza annota inoltre che la tessitura del pelo lo aiuta a restare pulito e che questi cani si puliscono molto e con cura da soli.
Le unghie. Un cane che si muove molto su terreno duro se le consuma da sé. Ma se l’alopekis vive esclusivamente in appartamento su superfici morbide, controllatele una volta al mese: un’unghia troppo lunga cambia l’appoggio del piede e il carico sull’articolazione.
Orecchie e occhi. Le orecchie erette si arieggiano bene — un vantaggio rispetto alle razze con orecchie pendenti — ma un controllo settimanale resta utile, soprattutto dopo una passeggiata nell’erba alta. Gli occhi sono grandi e piuttosto aperti: l’attenzione ad arrossamenti o secrezioni è qui più giustificata che nei cani con occhio profondamente infossato.
Il movimento. È l’unica esigenza rigorosa della razza. Lo standard descrive un cane capace di coprire lunghe distanze senza stancarsi: veloce, agile, dalle reazioni fulminee. A un cane simile non bastano due uscite brevi «per i bisogni»: servono passeggiate attive quotidiane e, non meno importante, lavoro per la testa. Giochi di ricerca, crocchette sparse nell’erba, un nosework semplice, percorsi variati — per l’alopekis non è un lusso, ma il modo di impedirgli di inventarsi da solo delle occupazioni.
Addestramento e socializzazione

L’attitudine all’apprendimento è iscritta nello standard con una formula esplicita: «straordinariamente incline all’apprendimento». Nella pratica i proprietari lo confermano: il cane afferra in fretta i comandi e lavora volentieri finché la seduta somiglia a un gioco. La ripetizione monotona dello stesso esercizio, invece, annoia questo furbetto quasi all’istante, e al posto dell’ubbidienza otterrete improvvisazioni creative.
Il ritmo vincente è quindi breve e frequente: cinque-sette minuti più volte al giorno con compiti diversi, piuttosto che mezz’ora sullo stesso esercizio. Il metodo: esclusivamente rinforzo positivo. I metodi duri, con una razza nel cui standard la timorosità è motivo di esclusione dalla riproduzione, giocano contro di voi: un alopekis spaventato non diventa più ubbidiente, diventa più insicuro.
Tre cose vanno impostate fin dalle prime settimane:
- Il comando «silenzio». La vigilanza è un tratto di razza: non si può togliere del tutto, né sarebbe opportuno. Ma il cane deve saper tacere a una parola.
- Il richiamo contro l’istinto venatorio. Allenatelo dove ci sono distrazioni e non solo in un cortile vuoto: un gatto o uno scoiattolo metteranno alla prova la vostra preparazione prima del previsto.
- La calma in solitudine. Brevi assenze fin dalla prima settimana, via via più lunghe — proprio perché questo cane è un «attaccatutto» per costruzione.
Quanto alle discipline, alla razza si addicono agility, freestyle, addestramento ai trick e attività di ricerca: tutto ciò che richiede di pensare in fretta e muoversi in fretta. La socializzazione va condotta in modo ampio — città, mezzi di trasporto, altri cani, bambini — perché la sicurezza di sé è iscritta nello standard come norma e si forma entro i sei mesi.
Alimentazione: cosa mettere nella ciotola?
Allevamento: perché la razza è così rara
La rarità dell’alopekis non è un’etichetta pubblicitaria, ma il risultato di più fattori che si sono sommati.
La biologia. La letteratura cinofila greca descrive un tratto atipico per le razze moderne: le femmine di alopekis vanno in calore una volta l’anno e non due, e partoriscono di norma 3–4 cuccioli, 5 al massimo. È un’osservazione della letteratura di razza e non il risultato di uno studio controllato — ma si accorda con la piccola taglia e con il tipo semiprimitivo. L’aritmetica è semplice: a parità di femmine, una razza simile ricostituisce i propri effettivi due o tre volte più lentamente di una razza comune.
La geografia. I portatori della razza sono sparsi per i villaggi e la densità di popolazione è bassa. In pratica significa che un proprietario non ha dove portare la propria femmina — e la fa accoppiare con il cane che c’è nei dintorni. Ogni accoppiamento di questo genere diluisce il tipo.
I mutamenti sociali. Dalla fine degli anni Settanta e dall’inizio degli anni Ottanta le piccole razze straniere furono importate in massa in Grecia e la moda si spostò su di esse. Nello stesso periodo il villaggio e l’allevamento arretravano: sparivano cioè proprio le aziende in cui l’alopekis aveva un lavoro.
Le campagne di sterilizzazione. È il fattore più acuto e più paradossale. I gruppi di veterinari che studiano la razza lo segnalano: i programmi di sterilizzazione di massa dei cani randagi catturano anche animali dal fenotipo di razza pulito, perché a un occhio esterno un alopekis di villaggio semilibero sembra un comune cane da cortile. Una razza senza documenti non ha nemmeno il modo di dimostrare di essere una razza.
Quanti sono? Una consistenza esatta non è stata pubblicata. La cifra concreta più nota appartiene a un gruppo di veterinari guidato da Spyros Chliounakis: da febbraio 2005 a settembre 2012 hanno perlustrato la prefettura di Serres, nel nord della Grecia, e vi hanno documentato 58 cani conformi al tipo morfologico della razza. Nel febbraio 2013 i ricercatori hanno reso pubblici i risultati e hanno lanciato un allarme aperto sul rischio di estinzione. Quella cifra descrive un distretto e un periodo, non tutta la Grecia — ma è l’unica che poggi su una rilevazione sul campo e non su una stima.
Della conservazione della razza si occupano appassionati greci — in particolare la società per la tutela delle razze domestiche autoctone «Amaltea» e i cinofili che in precedenza avevano portato il kokoni al riconoscimento. Il loro compito oggi riguarda meno le esposizioni e più il censimento: trovare e descrivere i cani rimasti nei villaggi.
Alopekis e kokoni: come non confonderli
I due piccoli cani greci vengono continuamente confusi, soprattutto quando si tratta di un soggetto a pelo lungo. Eppure la differenza è netta e visibile persino in fotografia.
- Orecchie. Il segno più affidabile. Nell’alopekis le orecchie sono grandi ed erette. Nel kokoni sono di dimensioni moderate, inserite alte, ma pendenti.
- Coda. Nell’alopekis una lunga falce dalla curva elegante, portata piuttosto alta ma non adagiata sul dorso. Nel kokoni la coda è molto guarnita, forma un pennacchio ed è portata alta a semicerchio sopra il dorso, con il pelo che ricade su un lato.
- Pelo. Nell’alopekis il pelo di copertura è uniforme sul corpo e non supera i 5 cm. Nel kokoni è corto sul muso e sugli anteriori, nettamente più lungo su corpo e collo e lunghissimo su coda e treno posteriore.
- Altezza. Secondo il suo standard il kokoni è più piccolo — 23–28 cm; l’alopekis arriva a 30 cm con tolleranza.
- Documenti. La differenza più pratica: il kokoni è riconosciuto dal ΚΟΕ dal 2004 e per lui si può ottenere un documento ufficiale di origine. Per l’alopekis, non ancora.
È proprio per quest’ultimo punto che agli annunci va prestata particolare attenzione. Un soggetto a pelo molto lungo venduto come «raro alopekis a pelo lungo» va considerato, secondo il consiglio degli specialisti greci, anzitutto nel gruppo dei kokoni — oppure come un meticcio.
Pro e contro della razza

| Pro (+) | Contro (-) |
|---|---|
| Molto orientato all’uomo, impara facilmente | Nessun riconoscimento ufficiale — e quindi nessun documento di origine |
| Compatto e poco esigente nella vita quotidiana | Nessun dato sanitario di razza: si sceglie «alla cieca» |
| Cura del pelo semplice, bagni rari | Incline a dare la voce: serve presto il comando «silenzio» |
| Carattere tuttofare: compagno, «allarme», cacciatore di nocivi | Conserva l’istinto venatorio verso i piccoli animali di casa |
| Va d’accordo con i bambini e con gli altri cani | Un cucciolo è difficilissimo da trovare: pochi soggetti e concentrati in Grecia |
| Resistente, cammina volentieri a lungo | Sopporta male le lunghe solitudini |
Curiosità sull’alopekis
- Il nome deriva dal greco antico ἀλώπηξ, «volpe». L’altro nome antico dello stesso tipo di cane è κυναλώπηξ, «cane-volpe».
- In Aristofane «cane-volpe» non è una razza ma un insulto: così è chiamato Cleone nei Cavalieri e un lenone nella Lisistrata.
- La stessa parola greca ἀλωπεκίς indicava anche un berretto di pelliccia di volpe (Senofonte ne menziona uno nell’Anabasi) e perfino un vitigno, così chiamato per il colore.
- Gli autori antichi credevano sinceramente che questi cani discendessero dalla volpe. Biologicamente è impossibile: cane e volpe hanno corredi cromosomici diversi.
- I nomi locali della razza in Grecia sono descrittivi e affettuosi: alepuditsa («volpetta»), venetaki a Creta, zacharoskylo a Skiathos, bobis e bubudi nella zona di Serres.
- L’alopekis è una delle poche razze europee di piccola taglia impiegate con il bestiame; nella prefettura di Serres cani di questo tipo sono stati descritti accanto a mandrie di bufali.
- Lo standard di razza esclude dalla riproduzione i cani timorosi e aggressivi: il requisito sulla psiche è qui alla pari con quelli sull’anatomia.
- Per lungo tempo questi cani non furono distinti come razza e passavano per comuni bastardini — il che per poco non li fece scomparire per incrocio.
Domande frequenti sulla razza (FAQ)
La razza alopekis è riconosciuta?
No. La razza non è riconosciuta né dal Club Cinologico di Grecia né dalla FCI. L’elenco delle razze greche del ΚΟΕ conta sette voci e l’alopekis non vi compare. Un testo di standard esiste ed è stato pubblicato da appassionati greci, ma non ha alcuno status ufficiale.
Senofonte e Aristotele hanno davvero descritto questa razza?
Senofonte scrive effettivamente nella Cinegetica degli ἀλωπεκίδες come di uno dei due generi di cani da caccia. Ma i dizionari di greco antico riferiscono quella parola a una varietà di cane laconico — un segugio da caccia, non un piccolo cane da cortile. Aristotele, nella Storia degli animali, cita cani laconici presuntamente nati da cane e volpe, senza usare la parola ἀλωπεκίς. Il nome è dunque antico, mentre identificare il cane antico con la razza moderna è tradizione cinofila greca.
Quanto è antica questa razza?
La letteratura cinofila greca si appoggia a un pithos inciso della Tessaglia databile intorno al 3000 a.C., a un ritrovamento analogo ad Askitario presso Rafina (2500–2100 a.C.) e a ossa di piccoli cani domestici negli insediamenti neolitici di Sitagroi e Sesklo. La discendenza diretta da questi reperti all’alopekis odierno non è stata verificata geneticamente: la stessa fonte greca presenta quel confronto del DNA come un compito ancora da svolgere.
Quanto vive un alopekis?
La letteratura di razza stima l’aspettativa di vita intorno ai 12–15 anni e oltre. È una stima fondata sulle osservazioni dei proprietari e non un rilevamento: per la razza non si tiene una statistica regolare di longevità.
In che cosa l’alopekis differisce dal kokoni?
Il segno più affidabile sono le orecchie: nell’alopekis grandi ed erette, nel kokoni pendenti. La coda del kokoni è molto guarnita e portata a semicerchio sopra il dorso, e il pelo del corpo è nettamente più lungo. Il kokoni è inoltre più piccolo (23–28 cm) e, a differenza dell’alopekis, è riconosciuto dal ΚΟΕ dal 2004.
L’alopekis è adatto agli allergici?
No. È una razza a pelo doppio con sottopelo obbligatorio, che muta stagionalmente. Non va considerata ipoallergenica.
Abbaiano molto?
La propensione ad avvertire abbaiando è iscritta nello standard come tratto desiderabile di un cane vigile. Per un cortile è un pregio; per un appartamento è un lavoro: il comando «silenzio» va impostato dalle prime settimane, e la razza lo assimila facilmente.
A che cosa fare attenzione nella scelta di un cucciolo?
Poiché non esistono test di razza obbligatori, chiedete cose concrete: se un ortopedico ha esaminato le ginocchia dei genitori, com’è il loro carattere per osservazione, se gli adulti sono vaccinati e trattati contro i parassiti, fino a che età sono vissute le generazioni precedenti della linea. E ricordate: nessun registro rilascia per ora un pedigree ufficiale di alopekis.
Dove cercare un cucciolo?
In pratica solo in Grecia, presso gli appassionati che tengono viva la razza. La razza è rara e gli annunci in rete meritano il massimo scrupolo: sotto l’etichetta di «rara razza greca» circolano spesso comuni meticci o kokoni a pelo lungo.
Video sulla razza
- Molto orientato all'uomo, impara facilmente
- Compatto e poco esigente nella vita quotidiana
- Cura del pelo semplice, bagni rari
- Tuttofare: compagno, «allarme», cacciatore di nocivi
- Nessun riconoscimento — e quindi nessun documento di origine
- Nessun dato sanitario di razza raccolto
- Vigile — incline a dare la voce
- Molto raro: gli effettivi sono pochi e concentrati in Grecia
- Sopporta male le lunghe solitudini
| Ratlík (ratter di Praga) | Ratonero Bodeguero Andaluso | Can Guicho | |
|---|---|---|---|
| Altezza | 20–23 cm | 35–43 cm | 30–42 cm |
| Energia | 3.5 | 4 | 4 |
| Appartamento | 4.5 | 3.5 | 4 |
| Principianti | 3.5 | 3.5 | 3.5 |
La razza alopekis è riconosciuta?
Senofonte e Aristotele hanno davvero descritto questa razza?
Quanto è antica questa razza?
Quanto vive un alopekis?
In che cosa l'alopekis differisce dal kokoni?
L'alopekis è adatto agli allergici?
Abbaiano molto?
A che cosa fare attenzione nella scelta di un cucciolo?
Dove cercare un cucciolo?
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